comunità montana. LA LEGGE FA IL SUO CORSO E… LA MONTAGNA PAGA

Un processo verso la conclusione ma sotto l’ombra di molte domande su questioni che non tornano. E nel frattempo quasi tutti i giudici sono cambiati tranne il Pubblico Ministero: ma perché il Presidente del Collegio è stato sostituito?
Monica Jacqueline Magi, Presidente del Collegio, si è dimessa

PISTOIA-MONTAGNA. Dunque la Legge ha fatto il suo corso nella vicenda ammanco in Comunità Montana.

Richieste di condanna per l’ex economo calcolate secondo parametri tecnici e comunque, a parere dell’accusa, adeguate alla colpa.

Non ci permettiamo di eccepire, né ci compete; ciascuno è deputato a svolgere il proprio ruolo: l’accusa a dire che l’economo ha fregato soldi, la difesa a sostenere che quei soldi che si dichiarano sottratti, sono invece reperibili e documentati.

Chi ha seguito la vicenda fin dall’inizio – e noi fra quelli – può solo dire che la Legge ha fatto il suo corso e la Giustizia un poco meno; il tutto in attesa della sentenza.

Possiamo permetterci di dire che il colpevole principale, cioè la Politica e chi negli anni l’ha rappresentata nelle componenti istituzionali del disciolto Ente (o meglio, fatto fallire…) l’ha “fatta franca”?

È possibile affermare in tutta coscienza che in questo ammanco esiste un solo colpevole e per “trascinamento”, vedrete, anche altre due figure amministrative, mentre i politici che hanno svernato in Comunità e che nel processo non sono mai entrati, faranno la figura delle “candide vergini” dell’Ifigonia?

Poiché mentre scriviamo la sentenza non è ancora stata pronunciata (lo sarà martedì 8 maggio) ci possiamo permettere di sollevare alcuni interrogativi che tutti i normodotati si pongono.

È possibile che per decenni siano stati sottratti denari pubblici senza che la politica niente sapesse, intuisse o immaginasse e che solo per la serietà di alcuni dipendenti di normale livello tutto questo scandalo sia poi emerso?

Ed è mai possibile che nello svolgimento del processo questo aspetto non sia mai stato neppure minimamente toccato?

Ecco, arriviamo al punto dolente: siamo sicuri che le indagini siano state a tutto campo? Possiamo permetterci di affermare questo o dobbiamo attenderci qualche denuncia per oltraggio al magistrato che ha indagato, a parere nostro, superficialmente e senza andare a “scavare” in profondità?

Magari informandosi di cosa erano e cosa sono i B.I.M.?

In questo processo sono stati cambiati alcuni giudici, chi per trasferimento e chi per motivi che andremo ad esporre, mentre l’unico sopravvissuto è stato il Pubblico Ministero.

Chi scrive non si intende di tecnica processuale; sa però che la logica è alla base del ragionamento e la lettera dispositiva del Presidente del Tribunale, depositata agli atti di questo processo, lascia alquanto perplessi.

Si deduce che l’ultimo giudice prima dell’attuale lamenta “una particolare acrimonia del P.M. nei suoi confronti e atteggiamenti negativi del finanziere ausiliario del P.M. nei riguardi di detta presidente del Collegio”.

In buona sostanza il Presidente del Tribunale di Pistoia che per Legge è titolato ad esprimersi sulla richiesta del Giudice Magi, riconosce le sue buone ragioni, la solleva dall’incarico, lasciando al suo posto il P.M., causa della richiesta di astensione e chi si è visto, si è visto.

Tutto normale? Perché si solleva il giudice “rilevata la evidente sussistenza di gravi ragioni di convenienza di cui all’art. 36 lett. (h c.p.p.” con ciò riconoscendole di essere stata oggetto di particolare acrimonia da parte del P.M. e non si solleva anche il P.M. che invece continua il suo percorso nel procedimento?

E se è riconosciuto dal Presidente del Tribunale che il Giudice Magi è stata oggetto di acrimonia da parte del P.M., donde scaturisce questa acrimonia? Escluso che si tratti di manifesta antipatia non si può che pensare che la conduzione del processo non sia stata di gradimento dell’accusa, forse perché si andava a dover dibattere argomenti e fatti non sufficientemente analizzati in precedenza.

Questo dice la “mia” logica.

Il fatto che nel dibattimento i politici non siano mai stati “toccati”  fa pensare anche che la pubblica accusa abbia in scienza e coscienza valutato il ruolo marginale dei politici che si sono succeduti nella conduzione di questo Ente, in ciò, sempre a mio modestissimo parere, sbagliando.

A lor signori, i politici, è stato applicato, sempre  a mio modesto parere, il principio delle tre scimmiette… Perché?

Eppure un revisore dei conti (che non è un politico, ma dai politici era  stato ingaggiato) ha avuto i suoi grattacapi per una “mancia” non dovuta.

Converrete che qualcosa non torna e l’unica vittima di questa “storiella” è, come al solito, la Montagna.

La Montagna, per  convinzione di chi scrive, deve accontentarsi di un colpevole “laico” e non politico e deve smetterla di rompere i “maroni”.

Una cosa è certa: qualunque sia la sentenza, la Legge ha fatto il suo corso: la Giustizia, forse, chissà.

[Felice De Matteis]

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