cultura. GIOVANNI PISANO AL FABRONI: «LA SOLITA OCCASIONE MANCATA»

La critica di un lettore: «Come nel caso della mostra di Clemente IX, non è stato pubblicato un catalogo: non sappiamo il percorso che ha portato a scegliere i pezzi e rimarrà solo uno sbiadito ricordo tra gli addetti»
La dura recensione di artslife.com sulla mostra al Fabroni

PISTOIA. In questi giorni, e fino al prossimo 20 agosto, è possibile visitare, nei locali del palazzo Fabroni, la mostra dal titolo Omaggio a Giovanni Pisano.

L’evento, voluto dalla passata amministrazione e ampiamente pubblicizzato, va a inserirsi tra quelli di Pistoia 2017, volendo probabilmente essere, nella mente di chi lo ha concepito, uno dei più significativi dell’annata.

Ci si sarebbe aspettati infatti che, nell’anno in cui la nostra città riveste il ruolo di capitale italiana della cultura, venisse organizzata una grande mostra, tesa a rendere nota al grande pubblico una delle numerose e magari poco conosciute facce del nostro grande patrimonio artistico.

Pistoia, purtroppo, non ha ospitato eventi di questo tipo da moltissimo tempo e stupisce, invece, come la vicina città di Prato riesca ad allestire, nel suo rinnovato museo di palazzo Pretorio, esposizioni di grande importanza.

Chi ha abbastanza memoria, si ricorderà certamente di quanto avvenne 17 anni fa, nel 2000, in occasione del quarto centenario della nascita di Papa Clemente IX Rospigliosi, pistoiese, pontefice tra il 1667 e il 1669.

Gli eventi che vennero allestiti in quell’occasione furono numerosissimi e tra questi spiccava anche una piccola mostra nelle sale affrescate del palazzo comunale. Stupiva come la nostra città avesse scelto di rendere omaggio a uno dei suoi figli più importanti, mecenate di alcuni tra i maggiori artisti del barocco romano, con una rassegna certamente valida da un punto di vista scientifico, ma ridotta nel numero delle opere presentate, negli spazi, nel periodo di apertura.

Giovanni Pisano, Crocifisso [foto Serge Domingie]
Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare di ricordare che uno dei pezzi più prestigiosi tra quelli esposti, un dipinto di Claude Lorrain, fu ritirato dall’esposizione a un certo punto, per problemi rimasti sconosciuti, ma che privarono quella pur lodevole iniziativa di uno dei suoi punti di forza.

Inoltre, della mostra non venne nemmeno stampato un catalogo, cosicché, a distanza di oltre tre lustri, con difficoltà riusciremmo a ricostruire le vicende espositive, a cercare cosa venne messo in mostra e anche a capire quale fu l’idea che stette alla base di quell’evento, ormai lontano e rimasto nella memoria di pochi.

Fu sicuramente un’occasione mancata: in anni di vacche relativamente grasse, molto prima dello scoppio della grande crisi economica, la nostra città rinunciò a celebrare Papa Clemente IX in grande stile, realizzando una mostra capace di attrarre visitatori da fuori e che sarebbe potuta essere un primo volano per la conoscenza dell’arte barocca in città e per il lancio turistico di Pistoia.

Molte volte, negli anni è capitato di citare la piccola mostra del 2000 e di paragonarla alla grande esposizione che la città di Prato, nel 2013, dedicò a Donatello, Lippi e alla presenza di artisti rinascimentali fiorentini tra le sue mura.

Da un lato, il nostro, una piccola esposizione scientificamente valida ma destinata agli addetti ai lavori e ormai dimenticata, dall’altro, un punto fermo nella storia espositiva del museo pratese di palazzo Pretorio.

La formella del Pisano

La nomina di Pistoia a capitale della cultura per il 2017 faceva pensare che l’errore del 2000 non sarebbe stato ripetuto ma che, invece, prendendo anche ispirazione da quanto avvenuto nella vicina Prato, questa volta si sarebbe realizzata un’esposizione destinata non solo ad attrarre un numero consistente di visitatori, ma anche a rimanere ben impressa nella memoria dei pistoiesi.

Nel mio caso, prima di decidere di visitare la mostra Omaggio a Giovanni Pisano, avevo deciso di documentarmi un pò.

Le numerose recensioni lette non erano entusiaste e tra queste ne spiccava una, firmata da Niccolò Lucarelli, presente sul sito artslife.com in cui si diceva chiaramente: «Pur vantando opere pregevoli, la mostra di Palazzo Fabroni ha il sapore di un’occasione mancata”.

«Troppo poche le opere esposte, che non permettono al pubblico di conoscere e apprezzare l’artista nella sua complessità creativa. Nove opere (otto di Giovanni e una del padre Nicola) ospitate ciascuna in una sala, in tal modo perdendo la capacità di dialogare con le altre consimili, e di apportare all’allestimento un carattere narrativo»

E, inoltre: «Pur esponendo opere pregevoli, la mostra non approfondisce, e resta, come detto, un’occasione in parte mancata, l’ennesima all’interno di una vetrina importante come è il ruolo di Capitale Italiana della Cultura, che la precedente amministrazione non è stata capace di cogliere».

Nonostante ciò, mi sono deciso ad andare e, in compagnia di alcuni amici, ho dedicato parte di un pomeriggio di questa calda estate alla visita dell’esposizione di palazzo Fabroni.

Mostra a palazzo Fabroni su Giovanni Pisano

L’edificio venne restaurato negli anni Ottanta: concepito per essere la sede di esposizioni di arte contemporanea, sul palazzo si intervenne in maniera profonda, cercando di far convivere il suo aspetto tardo rinascimentale con alcuni lacerti medievali e alcune innovazioni tipiche dell’architettura di quegli anni.

Tuttavia, certamente, non si poteva pensare che l’edificio fosse nuovamente oggetto di restauro e quindi è apparso subito chiaro che fosse una sede forse non del tutto adatta a una mostra dedicata al grande scultore medievale.

Comunque, questo aspetto è certamente il meno importante: il primo dubbio che sorprende il visitatore si presenta già in biglietteria.

Il costo del biglietto, e questo emerge soprattutto dopo aver visto l’esposizione, ammonta a sei euro, scontati a tre per i residenti a Pistoia e per altre categorie di cittadini, appare piuttosto elevato, se raffrontato a quanto esposto.

Ma è la mostra in sé che desta diverse perplessità: le opere provengono per la maggior parte da Pistoia e sono normalmente visibili durante tutto l’anno.

Si potrà obiettare che, data la dislocazione differente, è impossibile, a cose normali, vedere contemporaneamente quanto in esposizione e, quindi, compiere i necessari paralleli e confronti. Purtroppo in questo caso ciò è quasi impossibile, dal momento che le sculture sono, in quasi tutti casi, una per sala.

L’allestimento è volutamente poco invasivo, quasi minimale, a parte i colori vivaci: si arriva a pensare che sarebbe stato possibile approntare l’intera mostra all’interno del salone del palazzo, rendendo in questo caso possibile effettuare i necessari confronti tra le opere. Sarebbe stata tuttavia un’esposizione “monosala”, ancor meno conciliabile con l’importo del biglietto intero stabilito.

Palazzo Fabroni a Pistoia: come sarà

Inoltre, esattamente come nel caso della mostra di Clemente IX, non è stato pubblicato un catalogo e, quindi, non sappiamo con esattezza – se non da una brochure sintetica – quale sia stato il percorso che ha portato i curatori a scegliere i pezzi da esporre.

La mancanza del catalogo, come già 17 anni fa, renderà questa mostra, tra qualche tempo, soltanto un ricordo, sempre più sbiadito, tra quelli che l’hanno visitata.

Veniamo poi a questioni puramente tecniche: è certamente vero che, al momento in cui la mostra è stata concepita e se ne sono decisi i giorni e gli orari di apertura, nessuno poteva pensare alle altissime temperature di questa estate, ma ipotizzare una chiusura alle 18 del pomeriggio nei mesi di luglio e di agosto è, effettivamente, qualcosa che suona stonato, dal momento che in questi mesi caldi si tende a spostare nel tardo pomeriggio l’orario d’apertura delle esposizioni e non quello di chiusura.

E sorprende anche come si sia pensato di organizzare nel periodo più caldo dell’anno una mostra in un luogo, il secondo piano di palazzo Fabroni, veramente caldo.

Sicuramente le opere in mostra sono di grande valore, ma le citate problematiche che contraddistinguono questa piccola esposizione portano necessariamente a dar ragione al sito artslife.com che l’aveva definita: «un’occasione in parte mancata».

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