danno ambientale. GLI INCENERITORISTI SI RICREDONO

All’ultimo consiglio comunale la maggioranza ha presentato una mozione inutile, per come prevedeva la richiesta di un ristoro ambientale riservato a Montale, escludendo i Comuni di Agliana e Montemurlo, riconosciuti comunque danneggiati da quarant’anni di funzionamento dell’impianto di via Tobagi. ‘Nachiavica, avrebbe detto Totò
Estratto della delibera di Ato

AGLIANA. La mozione è di quelle che piacciono a tutti perché portano i quattrini in casa, sotto forma di “ristoro ambientale” del quale il Pd, parla da tempo immemore e che, ora, a forza di fare la raccolta differenziata per ogni canto dell’Ato, non potrà che essere richiesta da tutti, per pochi sfortunati.

Il titolo è: mozione presentata dal gruppo consiliare “partito democratico” sulla deliberazione dell’assemblea consortile dell’autorità di ambito toscana centro n. 3 del 16/02/2011, avente ad oggetto documento di omogeneizzazione delle indennità di disagio – approvazione.

Anche il Commissario Rino Fragai – ricordando come da questo quotidiano è stato più volte classificato come inceneritorista – ha ben riconosciuto che il ristoro è cosa buona e giusta: anche lui sarebbe stato quindi colpito dalla sindrome della “trasformazione o della resipiscenza”.

Rino Fragai

L’inceneritore ha sicuramente (lo ha detto Arpat in più occasioni, l’ultima nella Commissione Ambiente a Montale) causato un inquinamento sul territorio del nostro Comune e che dunque era cosa giusta portare (ma solo oggi? sic!) un risarcimento che si badi bene, non sarà devoluto a sostenere i cittadini colpiti da patologie cliniche (in modo prevalente, rispetto agli altri Comuni del comprensorio, come ebbe a confermare anche il medico generico Guido Pastacaldi), ma che andrebbe – eventualmente, ma difficilmente – a destinarsi in una dotazione per estinguere la maxi rata di finanziamento. Questo non è un dettaglio, dimostrandosi così che l’aspetto finanziario, sarà la vera ipoteca che impedirà la chiusura dell’impianto di via Tobagi.

Il potente assessore/commissario affiancante Mangoni, ha scritto il Pirg (Piano Interprovinciale Rifiuti Generale) nel 2012 e dunque è stato, insieme a Magnanensi, uno degli strateghi della sciagurata politica di “gestione dei rifiuti” che aveva (anzi avrà, of course, dimostrandosi che non verrà chiuso) il suo baricentro funzionale in via Tobagi.

Peccato che la mozione sia semplicemente ridondante e impregnata della più massiccia retorica, ovvero  drogata da resipiscenza dovuta, più verosimilmente, all’effetto dell’imminente campagna elettorale:

  • La maxi rata, sarà milionaria e a nulla rileva la dotazione di poche centinaia di migliaia di euro eventualmente raccattati da Agliana. Questa eccezione, dimostra la vera difficoltà di portare l’impianto alla chiusura anticipata: l’estinzione di un mutuo milionario che richiede risorse non disponibili e che ipoteca la lunga vita dell’impianto in questione, ora rinnegato come Cristo da Pietro ai tre canti del gallo.

    Il Direttore dell’Arpat, Claudio Coppi, indica le aree di maggiore ricaduta dei microinquinanti dell’inceneritore
  • Certo che il Consiglio comunale è stato unanimemente d’accordo sul riconoscere un “impatto ambientale” rilevante, tale da fondare la richiesta all’Ato. Sarà interessante capire (neanche un filologo come Umberto Eco lo poteva risolvere) che cosa significhi la periodazione così riportata “tariffa di remunerazione proporzionale al grado di impatto ambientale determinato dall’impianto”. Nel periodo ci sono due subordinate: la proporzionalità e la graduazione a un fattore da sempre negato dalle amministrazioni rosse e dunque oggi risibile (?) e dunque indeterminabile)
  • La tariffa sarà riservata ai Comuni aventi sede dell’impianto o quelli comunque soggetti a ricadute ambientali, ma non a entrambi, visto che la congiunzione riportata non è “e/o” ma è solo la dicotomica “o” che propone una condizione di alternatività, inimmaginabile: ovvero che Montale, ove l’impianto ha ubicazione, rinunci al ristoro.
  • Il “ristoro ambientale” prima dimenticato, sarebbe solo decorrente dal 2015, mancando di riconoscersi il giusto risarcimento per gli altri 32 anni precedenti, dei quali almeno 22, sono stati condotti a “canna libera” o con abbattitori meccanici irrilevanti, con forte inquinamento e danni alla salute dei cittadini, moltiplicabili per 100.
  • Anche ammesso che il “ristoro ambientale” (7 €/tonnellata di rifiuto incenerito) venisse erogato, è da ricordare che l’Ato è un organismo di cooperazione che non dispone di risorse esogene e che quindi dovrà ricorrere alla tassazione dell’utenza, che dunque, sarà fatta – per i comuni circostanti all’impianto – cornuta e mazziata.
Paolo Magnanensi, ex Sindaco di Agliana, promotore della politica dell’incenerimento

Interessante rilevare che la delibera dell’Ato venne approvata all’unanimità, aprendo ai nostri occhi la sicura perplessità sulla capacità e competenza critica delle amministrazioni del periodo (Ciampolini Eleanna era Sindaco, presente alla sessione di voto) ovvero dei 73 Comuni, tutti omologati e consenzienti alla viziata determinazione assembleare.

Quindi, la ridicola mozione è stata approvata in Consiglio Comunale e ora sarà da capire quali Comuni potranno ricevere questo “ristoro” e come indirizzarlo, ancorché la comunità non ha avuto più notizie sulla definizione della famigerata indagine epidemiologica in discussione dal 2010 e che nel 2015, venne rilanciata dalla Assessora all’Ambiente Federica Fratoni: un’altra questione dimenticata.

Una proposizione di intenti solo formale, contestata dalle opposizioni che hanno altresì stigmatizzato l’affronto di vederla proposta dalla stessa maggioranza piddìna che ha da sempre incentrato la politica dell’incenerimento dei rifiuti, in spregio anche alle direttive UE.

[Alessandro Romiti]

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