diritto di cronaca. LA CEDU SEMPRE AVANTI

Prosegue l’avanzamento della Corte europea per i diritti dell'uomo in difesa della libertà di stampa e di opinione. La critica può essere approssimativa e graffiante, quando è in gioco l’interesse generale dei cittadini
Ormai il giornalismo è sul web

STRASBURGO — ROMA. La sentenza è del Febbraio scorso (ricorso n. 32104/06) e ribadisce, in modo ulteriore e sempre più caratterizzante, come il giornalista che si occupa di inchieste con interesse diffuso e che investono l’attenzione della comunità dei cittadini, non può essere scriminato e condannato per una carenza di accuratezza.

Il giornalista non è un pubblico ministero e deve perseguire un compito fondamentale, stabilito dall’articolo 21 della Costituzione: informare.

Insomma, per fare il cane da guardia della democrazia deve abbaiare anche forte e, se necessario, graffiare purché l’effetto della denuncia abbia presa sulla comunità dei cittadini.

Ci asteniamo da ogni un ulteriore commento, risultando bene completo ed efficace l’articolo redatto sul Sole 24 ore dall’autorevole esperta, la collega Marina Castellaneta, permettendoci solo di suggerire una accurata comprensione della ratio che ha ispirato la Cedu nell’interessante pronunciamento.

Sarà bene che lo rileggano bene tutti coloro che hanno  inviato o vorrebbero inviare esposti alla Commissione disciplinare dell’Ordine dei Giornalisti o che hanno proposto spericolate querele per diffamazione, che sono accolte in misura sensibilmente ridotta con l’avanzare della nuova coscienza giuridica europea.

Con altra sentenza davvero innovativa, la stessa Corte di Strasburgo ha ritenuto che ogni giornalista che subisce un processo che si conclude con un esito non conforme agli standard convenzionali (intesi quì di tutela della libertà di stampa e di critica sanciti dall’unione europea), subisce un sicuro stress che va poi riparato con una misura pecuniaria a vantaggio del cronista, vessato e ingiustamente perseguitato nella fatica dell’iter processuale.

Un effetto paradossale, che dovrebbe spingere le autorità nazionali a una maggiore attenzione nell’applicazione dei parametri fissati da Strasburgo in materia di libertà di stampa perché, in caso di non applicazione dei criteri della Cedu (corte europea diritti dell’uomo), accade che colui che è stato considerato – con errore del giudice di prime cure – diffamatore senza che in realtà lo fosse (secondo gli standard internazionali vincolanti per gli Stati), incasserà le sanzioni pecuniarie stabilite a carico del giornalista e lo Stato, citato a Strasburgo, dovrà poi sborsare la stessa cifra più l’importo dovuto i danni morali ed esistenziali al cronista.

L’ex consigliere della Misericordia Dott. Ferdinando Santini

Vogliamo dunque chiudere questo articolo con un saluto di un nostro  speciale lettore, medico generico e consigliere della Misericordia, Ferdinando Santini (coinvolto in un recentissimo articolo con una sua bella lettera e testimonianza) che dopo aver letto il pezzo sull’ipotesi di una “resipiscenza nella Misericordia di Agliana” ci dice – sempre per uòzzappe –  che non intende aggiungere altro a quanto scritto dal filosofo Diego Fusaro: il vero giornalismo, dovrebbe essere quello che rende pubblico ciò che il potere vuole resti segreto.

Ecco perchè oggi, salvo rare e preziose eccezioni, non v’è vero giornalismo: solo cani da guardia, con guinzaglio più o meno lungo”.

PS: ogni riferimento alle penose vicende della Misericordia di Agliana è puramente casuale e non ricercato dall’estensore dell’articolo.

[Alessandro Romiti]

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