frisco. VERSO UNA SOLUZIONE, PERCHÈ LA BUROCRAZIA È COME UNA CAMICIA DI FORZA

«La burocrazia in questo paese è come una falciatrice che va da sé, e dove ritiene che l’erba sia troppo alta la taglia senza porsi alcun tipo di domanda. Non è riconosciuto alcun merito all’individuo che in mezzo a mille problemi si districa e dà il meglio di sé magari aprendo un’attività o portandone avanti una già in vita»
Il sindaco Alessandro Tomasi

PISTOIA. Tornerà all’ordine del giorno la grottesca vicenda che coinvolse Frisco, lo storico chiosco che teneva viva la Piazza San Francesco che migliaia di pistoiesi hanno conosciuto e frequentato. 

Inutile ripercorrere tutta la storia: ve la ricorderete. Vennero posti i sigilli al locale di Piazza Mazzini per un cavillo burocratico che ne decretò la chiusura. Niente che avesse a che vedere con l’attività in sé, i cui risultati provano la gestione virtuosa da parte dei proprietari: si trattò di una nuova regola – l’ennesima – a cui i proprietari del chiosco non ebbero neanche il tempo per adeguarsi.

La burocrazia in questo paese è come una falciatrice che va da sé, e dove ritiene che l’erba sia troppo alta la taglia senza porsi alcun tipo di domanda. Gli individui, nel paese Italia, sono visti non come tali bensì come parti di un unico blocco strutturale chiamato società, al quale è giusto che lo Stato padrone applichi ed imponga regole e regolette, leggi assurde ed un prelievo fiscale degno di uno strozzino.

Non è riconosciuto alcun merito all’individuo che in mezzo a mille problemi si districa e dà il meglio di sé magari aprendo un’attività o portandone avanti una già in vita. Macché, sono vacche da mungere fino a quando l’organo legislativo non decide di disfarsene utilizzando come scusa la non conformità ad una stupidissima regola inventata di sana pianta.

La tua vita, il tuo lavoro, i tuoi sacrifici, la tua storia devono essere impacchettati e messi in soffitta. Te, libero individuo che osi produrre ricchezza, che osi svincolarti dalla camicia di forza che lo Stato impone, devi essere bastonato a dovere affinché quell’ideuzza ti passi per la mente per sempre: essere libero.

E se nel nome di un non meglio precisato interesse collettivo, quelli degli individui meritano d’essere

I sigilli posti alle attrezzature di Frisco

sotterrati, allora si apre la porta ad una miriade di ingerenze e persecuzioni che fondamentalmente non troveranno una fine, poiché la vita di ognuno di noi, in quanto individui, cozza sempre e in qualche modo con quella altrui. Ma questa è la realtà delle cose, innegabile a meno che non tu sia ideologizzato fino al midollo.

Potremmo, con questo criterio, porre sotto sorveglianza tramite intercettazione sessanta milioni di persone perché in tal modo le indurremmo a non commettere reati e, ove commessi, verrebbero repressi immediatamente. Ragionamento che fila alla perfezione, a meno che non si voglia ammettere che l’individuo, con la sua libertà, deve avere la meglio sul resto.

La scorsa estate votammo in massa la destra liberale, quella guidata da Alessandro Tomasi. E siccome da queste parti non siamo né ipocriti né servi, non gli abbiamo mai risparmiato le nostre critiche. Oggi però, aprendosi questo spiraglio di ragionevolezza, non possiamo che dirgli “grazie sindaco!”.

[Lorenzo Zuppini]

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