IL CROCIFISSO NELLA SALA CONSILIARE, UNA SCELTA CHE DIVIDE

Ecco alcune delle riflessioni post seduta consiliare
La sala del consiglio comunale di Pistoia

PISTOIA. Con 13 voti a favore, 4 astenuti e 6 contrari (su un totale di 32 consiglieri comunali di cui ben nove assenti) a maggioranza è stata approvata dopo un ampio dibattito la mozione, presentata dalla Lega, che prevede l’esposizione del Crocifisso nella sala consiliare.

Promotore della mozione “a difesa dei valori e delle tradizioni” il consigliere Gabriele Gori, capogruppo in consiglio comunale che anche ieri nel corso del dibattito ha ribadito la legittimità della proposta che non costituisce alcuna violazione ai diritti dell’uomo.

La decisione di voler esporre il crocifisso quale simbolo fortemente significativo della cultura millenaria e “simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza e tolleranza” sta suscitando, come era prevedibile, un ampio dibattito sia nei partiti di maggioranza che di opposizione.

Eccone di seguito alcuni:

Ieri il gruppo consiliare della #LegaNord ha presentato una mozione per l’affissione del #crocifisso nella sala Grandonio, la sala del Consiglio Comunale. Una mozione discussa, che ha trovato pareri discordanti in alcuni, pochi, consiglieri di maggioranza e che alla fine è passata a maggioranza.

L’impegno

Nel dispositivo finale si impegna il sindaco e la Giunta “a far si che nella sala consiliare sia affisso il crocifisso, quale simbolo universale dei valori di libertà, uguaglianza e #tolleranza”.

Quello che chiedo ai crociati leghisti consiglieri di Pistoia è se – a loro avviso – quei valori di libertà, ma soprattutto di uguaglianza e tolleranza, che sono evocati dal crocifisso, siano da perseguire costantemente o se, invece, siano da citare solo alla bisogna. Pongo questo semplice quesito perché nel mentre i consiglieri leghisti discutevano per ore della mozione, una donna veniva salvata in mare da un’imbarcazione ONG, dopo essere stata ben 48h in mare con i corpi privi di vita di amici, conoscenti, forse parenti. Nei giudizi e commenti, letti sui social o sui media, di elettori e dirigenti di partito, di quello stesso partito della mozione, non ho ritrovato i valori di libertà, uguaglianza e tolleranza. Ho trovato indifferenza, profonda indifferenza.

Riccardo Trallori

Allora – caro capogruppo Gori e cara maggioranza consiliare pistoiese – invece di pensare ai crocifissi in aula consiliare sarebbe assai più corretto mettere in pratica quei valori che tanto volete difendere.

Il Ministro dell’Interno ha definito quelle tratte in mare come “pacchia” o “crociere”. Chi glielo va a dire a #Josefa che ha visto morire tutti i suoi compagni, bambini e adulti, che quello è il concetto pratico di tolleranza e uguaglianza che siamo in grado di esercitare?!

Ah già, ma tanto ora c’è il crocifisso che ci toglie da tutti i mali.

Amen.

Riccardo Trallori

“E adesso – scrive Cristina Donati – dovranno dimostrare di esserne degni. Quel crocifisso non è un simbolo che si possa usare per fare dispetti a qualcuno. No: è un simbolo preciso. Di precise idee e comportamenti.

Basta che inizino dai precetti del vangelo: ama il prossimo tuo come te stesso e non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

Sull’argomento interviene su facebook anche Emanuela Checucci:

“Ho votato a favore perché personalmente credo che la questione non sia da impostare in un’ottica di fede, dove ognuno ha le proprie convinzioni del tutto personali e legittime, ma di carattere culturale e identitaria in quanto il Crocifisso è stato ed è il simbolo della nostra civiltà cristiana ed occidentale”.

La decisione di esporre il crocifisso nell’aula consiliare di Pistoia è stata approvata anche da Elena Bardelli (Fdi) che così ha commentato:

Il consigliere comunale Emanuela Checucci (Fdi-An)

“Ho votato a favore: “Il crocifisso esposto in un luogo pubblico rappresenta una civiltà, quella europea, che ha origini e radici cristiane, in quanto è stata forgiata, volenti o nolenti, dalla religione cristiana, da cui ha attinto i valori fondamentali del primato della persona, della libertà, della solidarietà, della democrazia. Anche chi professa un’altra religione o si dichiara ateo non può negare o mettere in dubbio di vivere in un contesto culturale fortemente caratterizzato dal cristianesimo e dal messaggio evangelico.

Per coloro che appartengono ad un’altra tradizione culturale e religiosa il crocifisso appeso in luogo pubblico è un invito a conoscere e rispettare la cultura italiana, di cui il cattolicesimo è parte integrante, condizione imprescindibile per l’integrazione nel nostro Paese”.

E questa è la posizione di Jacopo Vespignani:

“Faccio i miei complimenti alla Lega del Capogruppo Gabriele Gori. Si impara piano piano che il fine ultimo della politica sia portare a casa il risutato. Ce l’hanno fatta, quindi bravi. Provvedimento approvato. Sono stati caparbi e nonostante in commissione molti di noi avessero espresso dubbi se non proprio contrarietà, non hanno guardato in faccia nessuno, non hanno ascoltato campanelli, campane e trombe tese a dissuaderli dal proseguire e sono arrivati in fondo. Si sono presentati in Consilgio con la mozione.

L’insegnamento che prendo e faccio mio è questo. Andare aventi in quello che si crede giusto e non guardare in faccia nessuno. Non importa che tutti siano concordi e d’accordo, a volte non importa nemmeno sottostare alle regole non scritte del “contiamoci prima”. Si vuole un risultato, e si spinge sull’acceleratore.

Nel merito, mi permetto sommessamente, ma La lega lo sa, di affermare che per quanto mi riguarda, la questione non fosse da sottoporre al Consiglio. Nalla bellissima e austera Sala di Grandonio, nella saletta Sant’Agata, gli affreschi, le rappresentazioni pittoriche non lasciano dubbi ad interpretazioni. Non serviva altro. E non era necessario altro.

L’ho ritenuta fin da subito una mozione quasi provocatoria, che andava a coinvolgere il sentimento personale di ciascuno di noi, e che con la vita politica cittadina nulla avesse a che vedere.

In questi frangenti la matrice civica e la non appartenenza a partiti politici strutturati mi sollevano. Mi tengo stretta la libertà di decidere secondo coscienza, secondo il mio sentimento senza dover anche sottostare ad imposizioni, legittime, che provengono dall’alto. Anche se più in basso da chi è raffigurato sul crocifisso.

Mi dispiace che un impegno di lavoro non mi abbia permesso di votare contro alla mozione, come avevo anticipato in commissione, e lasciarlo agli atti. Questo è l’unico rammarico che mi porto dentro.

E perché no il tricolore?

Tra gli altri interventi registriamo anche quello di Walter Tripi (Pd) che in un post su Facebook ribadisce la necessità di mantenere anche simbolicamente la laicità dello Stato e dei luoghi dell’amministrazione e andando oltre si sofferma sulla spaccatura registrata nella maggioranza.

Per Lorenzo Galigani “Nel testo della mozione si tenderebbe a creare un parallelismo, quasi una identità tra il sacro ed il Civile quasi che il Crocifisso, facendosi simbolo della Cultura e Tradizione italiana ed occidentale, avesse assorbito i valori della Nazione e potesse quindi farsene portavoce”.

“Il proponente, inoltre, nella sua presentazione riteneva difficile individuare un simbolo che meglio potesse rappresentare la nostra identità italiana. Ecco, caro proponente, proporrò a mia volta una scelta: entrando dentro questa sala probabilmente non vi sarà sfuggita l’assenza del tricolore della Repubblica Italiana. Ecco, un simbolo che bene può individuare la nostra cultura e la nostra tradizione: la bandiera italiana. Propongo quindi che al posto del crocifisso, simbolo della religione cristiana si introduca in questa aula la nostra bandiera, scelta che certo sarebbe calzante se si considera il fatto che siamo dentro questa aula ad amministrare un organo periferico dello Stato Italiano. Il solco nel quale mi muovo è quello di una Destra laica e patriottica, quella per intenderci, che conscia della necessità di tenere separate sfera pubblica e privata, per dirla con il Conte Cavour, era fautrice della Libera Chiesa in Libero Stato”.

[Andrea Balli]

 

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One thought on “IL CROCIFISSO NELLA SALA CONSILIARE, UNA SCELTA CHE DIVIDE

  1. La mozione (presentata dai consiglieri Mazzeo e Gori del gruppo della Lega) è stata approvata con 13 voti favorevoli, 6 contrari (Galligani del gruppo Fratelli d’Italia, Menichelli del gruppo Pistoia Concreta, Pagliai del gruppo Forza Italia, Maglione del gruppo Movimento 5Stelle, Tripi e Cotti del gruppo Pd) e 4 astenuti (Gelli del gruppo Pistoia Concreta, Sgueglia del gruppo Fratelli d’Italia, Tuci del gruppo Pd e Nuti del gruppo Pistoia Spirito Libero)

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