letture estive. “QUELLI DELLA «SAN MARCO»”, DI DANIELE AMICARELLA

Un libro del 2005 sul caposaldo dimenticato di Pianosinatico, tra orrori e quotidianità della guerra. Storia e storie dei circa 15 mila marò o fanti di marina che scelsero il leone alato della Rsi convinti di difendere la patria
Copertina del libro di Amicarella

ABETONE. Estate, tempo di camminate e gite in montagna: Tre Potenze, Foce di Giovo, Monte Gomito; chi non ha percorso almeno una volta uno dei tanti itinerari, attraverso il bosco e di crinale, che partono dall’Abetone?

Anche la storia è passata dal nostro Appennino e un libro edito nel 2005 da Mursia Editore ricostruisce quei momenti drammatici e tragici che nel 1944-45 videro contrapposti italiani a italiani quando già la seconda Guerra Mondiale aveva l’esito segnato.

“Quelli della «San Marco»”, ripercorre gli ultimi mesi di guerra nel settore della Linea Gotica che, contrariamente all’espressione usata per buona parte del 1944 dagli americani “A Natale a Bologna”, resistette all’avanzata delle forze della coalizione fino all’aprile dell’45.

Daniele Amicarella, autore anche di numerosi saggi di storia militare e già pubblicista sulla rivista “Microstoria”, è un profondo conoscitore della Linea Gotica nonché storico di riconosciuto spessore, conosciuto sicuramente più altrove che a Pistoia, dove la cultura istituzionale ha sempre scelto altre voci e altri canali ufficiali di narrazione.

La pubblicazione in oggetto fa luce su fatti tralasciati dalla storia ufficiale, anche se vivi nella memoria popolare, grazie alla conoscenza fisica e dettagliata dei luoghi, ai documenti ufficiali e alle testimonianze diretti dei sopravvissuti della divisione di fanteria di Marina «San Marco» della Repubblica Sociale Italiana (Rsi) che combatterono con il III battaglione del quinto reggimento sull’ultimo caposaldo di abetonese.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre ’43, molti soldati italiani vennero disarmati e finirono prigionieri in Germania. A Campotizzoro accadde il contrario, furono gli italiani a difesa della Smi a disarmare i tedeschi e a rinchiuderli nella caserma dei Carabinieri, ma questa è un’altra storia.

Con la liberazione di Mussolini e la nascita della Rsi i tedeschi accettarono la costituzione delle relative forze armate, addestrate però in Germania; a differenza della vulgata per cui i giovani si sarebbero arruolati spinti dalla fame, l’adesione alla «San Marco» vide più di 15mila ragazzi, delle annate dal 1924 al 1927, determinati a difendere la patria dalla risalita degli angloamericani.

Le Tre Potenze

Ci fu addirittura il fenomeno della “diserzione per il fronte”: alcuni marò o fanti di marina, dislocati nel ’44 nell’entroterra savonese dal comando tedesco in funzione antipartigiana, lasciarono la Liguria per andare in prima linea dove si combatteva la vera guerra.

I sei mesi di addestramento a Grafenwohr permisero a molti italiani di acquisire le capacità di non cadere nei combattimenti e l’uso di armi mai nemmeno immaginate, come i Panzerfaust, i lanciarazzi anticarro.

Per sette lunghi mesi l’Abetone rimase un paese fantasma, con l’evacuazione dei civili e del personale dell’organizzazione paramilitare Todt, dedita alla costruzione di fortificazioni anticarro della Linea Gotica a cui per necessità o costrizione parteciparono molti uomini del territorio.

Gli angloamericani avevano come avamposto Pian degli Ontani e da Mammiano cannoneggiavano postazioni e bunker tedeschi di Pianosinatico: in mezzo era la “terra di nessuno”.

In aggiunta iniziarono a comparire anche i partigiani della XI zona Patrioti, una delle uniche tre formazioni partigiane cui fu riconosciuta la facoltà di marciare su Milano con i propri distintivi, senza cioè l’obbligo di indossare l’uniforme a stelle e strisce.

Comandante era il pistoiese Manrico Ducceschi detto “Pippo”, misteriosamente “suicidato” nella propria abitazione di Lucca nel dopoguerra: uno dei tanti misteri del nuovo stato repubblicano.

Il 24 gennaio ’45 i tedeschi vennero sostituiti dai marò della San Marco; le condizioni al limite dell’umano, tra il freddo e gli 80 cm di neve, provocarono alcune diserzioni ma il caposaldo non vene mai conquistato, nemmeno quando gli americani inviarono il corpo degli alpini di montagna, pur protagonisti di un’ardimentosa incusrione.

La ritirata fu ordinata il 17 aprile. Il podestà di Fiumalbo, che con la diplomazia evitò danni al paese sia durante la ritirata che nei mesi del fronte, venne eletto sindaco nelle successive elezioni democratiche.

[Lorenzo Cristofani]

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