mestieri. DA NONNO A NIPOTE

La storia di Riccardo che rileva la falegnameria del nonno Mario, merita attenzione per l’esempio stimolante e positivo che emerge dal mare delle deprimenti storie dei giovani in fuga dalla recessione
Riccardo e Mario Romiti, sessanta anni di differenza, stesso lavoro

AGLIANA. La tradizione vuole che i lavori si tramandino di “padre in figlio” ma c’è qualche eccezione: la falegnameria di Mario Romiti, bottega storica (così si chiama il laboratorio dal Rinascimento) aglianese che, questa volta, ha visto un salto generazionale tra nonno e nipote, costituisce un caso davvero insolito nella trasmissione dei mestieri.

“Quello del falegname è un mestiere e non un lavoro – ci dice Riccardo – e la differenza non è trascurabile, visto che nel mestiere, si ricerca la bellezza, come risultato della combinazione dei mani, della testa e del cuore che traducono il lavoro in passione”.

Finestra in mogano con vetri artistici

Mario – nonno paterno ­– si occupa oggi con soddisfazione del coordinamento delle lavorazioni e  della sicurezza e non sente affatto il peso delle sue 81 primavere.

Con la cessione della falegnameria, si è alleggerito dal fardello delle dinamiche lavorative con i tanti grattacapi e le soddisfazioni, condivise da oltre 40 anni, con un terzo collaboratore Luca Sgrilli oramai come affigliolato per come sempre al suo fianco.

L’intervista è stata completata con la presentazione delle fotografie dei lavori realizzati in cinquant’anni di attività: un’antologia che spazia dalla produzione di originali manufatti per clienti privati, enti o istituti pubblici di varia foggia e qualità e tutti creati in modo personalizzato, su disegno.

In quegli anni furono i fratelli Mario e Ofelio Romiti a iniziare l’attività, rilevando la piccola bottega del padre ricordato per la sua grande passione che, possiamo dire, è stata oggi davvero tramandata dai due figli nelle mani del nipote di terza generazione.

Portone artistico (Disegno L. Meoni)

Molti i designer che sono passati dalla falegnameria con delle progettazioni esclusive e che sono state un massiccio archivio di esperienze, oggi riversate a piccole dosi giornaliere, nell’ultima generazione.

Una storia che auspichiamo essere d’esempio e stimolo per i molti giovani sfiduciati che mancano della principale dote alla base di ogni lavoro artigianale: la passione al lavoro.

Questa insieme alla competenza, pazienza e tenacia è la dotazione necessaria ad accompagnare nella sfida giornaliera ogni attività.

Solo così potranno essere superate le problematiche di una piccola azienda familiare, anche fiaccata dalla giungla degli adempimenti burocratici e che frena l’imprenditoria del paese.

[redazione]

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