montemurlo. ALLA SALA BANTI IL “GETSEMANI” DI STEFANO LUCI

Domani mercoledì 13 settembre riprende la stagione teatrale con un lavori di impegno sociale
Le prove dello spettacolo

MONTEMURLO. Mercoledì 13 settembre alle ore 21.15 alla Sala Banti (ingresso libero) la stagione teatrale montemurlese riprende con Getsemani, lo spettacolo di e con Stefano Luci, attore, regista e operatore in una cooperativa che si occupa di accoglienza di richiedenti asilo. Luci è anche direttore artistico presso la CiurmaStorta Teatro.

Le musiche sono di Massimiliano Pieri.

Getsemani è una testimonianza, il testo è liberamente ispirato ad una storia vera: l’esperienza umana e professionale di un operatore dell’accoglienza. L’attore, regista e operatore nei centri di accoglienza per migrant racconterà, attraverso un monologo profondo, toccante, a tratti ironico e divertente, la sua esperienza a contatto con i richiedenti asilo.

La pièce è ambientata in un luogo fisico vero, un luogo in cui il protagonista ha realmente operato: L’orto degli ulivi del centro di Accoglienza di Prato da cui nasce e prende vita questa storia.

La linea narrativa non è quella di un semplice monologo teatrale, ma quella di una confessione, di una testimonianza.

La locandina
Stefano Luci

“Tutto nasce nell’agosto di un anno fa —  racconta Stefano Luci — quando, dalla cooperativa per la quale lavoro, fui mandato nel centro di accoglienza di Galceti per dare vita al mio progetto di integrazione attraverso il teatro e l’agricoltura. Un’esperienza bellissima ma non priva di difficoltà.

Come Gesù nella notte del Getsemani, appunto, anch’io ho vissuto una profonda crisi, ho incontrato Satana, chi ti ha tradito e chi ti ha abbandonato, talvolta facendomi traballare dallo scopo della mia missione. Questo spettacolo, dunque, è la testimonianza del mio vissuto, il racconto diretto di quella esperienza, una confessione di quei momenti”.

“La nostra storia se ha qualcosa di sacro non è per merito nostro, la nostra storia è profana, come un viaggio, come me…” così dice l’attore…eppure nella sua immaginazione, nella sua visione, dopo un incidente sul lavoro, in questo orto degli ulivi tutti i personaggi e i protagonisti si trasformano; anche il cielo e le stelle cambiano posizione e tutta la sua esperienza diventa ai suoi occhi quella di un altro Uomo, un operatore di pace vissuto duemila anni fa, anche lui di notte, in un orto degli ulivi, pieno di dubbi, in crisi, una missione troppo grande, abbandonato da tutto e da tutti anche da Dio, tentato dalle seduzioni di questo mondo…Non resta che provare a seguirlo, abbandonarsi e ripercorrere tutta la sua vita, che diventa anche la nostra”.

[Andrea Balli]

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