nuove case. ARRIVA “LIBERI E UGUALI”

Emozioni e struggimenti alla prima riunione del nuovo partito di Pietro Grasso, moderata da Guido del Fante
L’intervento di un simpatizzante

AGLIANA. Per chi, come chi scrive, non è aduso alla frequentazione di partiti politici, la riunione preliminare per la rappresentanza aglianese di Liberi e Uguali è stata un’esperienza colma di sentimenti ed emozioni.

I partecipanti intervenuti hanno fatto professione di ringraziamento alla “nuova Casa” (così si chiama, nella sinistra esterna la sede virtuale di un nuovo ennesimo partito).

La terminologia usata era quella decisamente più caratteristica e scriminante del lessico politico comune: lavoro, dignità, esperienza, battaglie, operai e apprendisti (della politica, Sauro e Fabrizio dixit), compagni, compagne, sessanta %, nuova casa, programmi, coalizioni (no alle), autenticità, valori, rispetto,  colore (pelle), sei%, politiche ell’accoglienza, onestà morale, coerenza, orario di lavoro, cultura, lavoratori, elemosina, futuro, migrazioni, extracomunitari (gestione degli), no compromessi, autorevolezza, partito comunista, indipendenza (dalle altre forze politiche) pragmatismo, soluzione alle proposte programmatiche e via discorrendo.

Il pubblico presente

Era tutto autenticamente vero, per come guidato da un sentimento di sincera passione politica: ma ognuno, ha precisato di parlare in proprio, esponendo propri pensieri ( e chi d’altri?). La sindrome delle possibili rappresentanze occultate aveva fatto molte vittime.

Chi ci ha convinti meglio di tutti, è stato sicuramente il n.h. Fabrizio Magazzini che ha predisposto, con il suo struggente, ma consolatorio e gratificante proclama, questo intenso climax virginale di “nuovo mondo”. Imminente e immanente.

Ripetuti gli appelli alla rinuncia e ai rancori. È l’ora di tirare una riga e ripartire, fare un punto e guardare avanti, senza voltarsi indietro o fare rivendicazioni (ma come, non valeva la difesa di valori come l’esperienza, la coerenza e la dignità?). Basta con le polemiche o critiche agli strazi nauseanti vissuti nel tempo trascorso: si parlerà di programmi e si condivideranno i contenuti (se possibile, visto che, con il Bomba, non c’è proprio storia).

Tutto bene e tutto chiaro, ma sembrava di vivere dentro al manuale delle Giovani Marmotte. Avranno capito i soloni della sinistra estrema che le fratture ideologiche del tempo che viviamo sono il frutto di incontenibili processi di globalizzazione non facilmente comprimibili, né arginabili?

Liberi e Uguali è davvero un bel brand (commercialmente parlando), ma “uguali”, non lo disse anche un tale, ci sembra russo, con baffoni nella prima metà del XX secolo? Vi ricordate come è andata a finire? Sì può continuare a predicare più statalismo (ovvero di corporativismo) e meno privatizzazione (ovvero meritocrazia)?

Le due persone che hanno meglio rappresentato le facce della medaglia sono state sicuramente Carlo Papi, un veterocomunista d’antan (che ci ha subito precisato che era lì come osservatore) e il dem Giancarlo Naldoni che non ha rilasciato dichiarazioni, ma osiamo pensare (e sperare per il nostro mayor Giacomo) che fosse anche lui, lì convenuto, per il medesimo motivo.

Nel pubblico è stata notata l’assenza (giustificata) di Sete Luas, affetta da sindrome compulsiva ossessiva di pedanteria grammaticale, era ancora impegnata a rivedere i còmpiti ai feisbucchiani.

Nei trenta compagni presenti, si distinguevano alcuni politici di razza: Eleanna Ciampolini con l’ex assessore Marco Pacini e il padre Giuliano (finalmente ricongiunti sotto la nuova casa?), Lucia Salaris, Alberto Guercini e Silvia Pieri, sicuramente protagonisti alle prossime amministrative con la nuova coalizione per una competizione al Pd che sarà all’ultima goccia (di sangue).

[Alessandro Romiti]

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