pasticciacci. SU VANNUCCINI TROPPE ANOMALIE

Mentre il totoassessore impazza, Mangoni si prende gioco dei cittadini, astenendosi anche in Consiglio comunale da ogni chiarimento giustificando il licenziamento come un colpa del "suo" fedelissimo di un tempo
Mangoni con Renzi

AGLIANA. “Si tratta di un indovinello, avvolto in un mistero all’interno di un enigma”.

Con queste parole Winston Churchill commentava la strana alleanza tra Unione Sovietica e Germania nazista agli albori della seconda guerra mondiale.

Ma non serve scomodare riferimenti troppo altisonanti per capire che la cacciata del fu assessore allo sport e alla cultura Massimo Vannuccini puzza di bruciato lontano un miglio, stesso sapore che hanno le stringate parole del Sindaco con le quali, sulla stampa e in Consiglio comunale – ringraziando il valido lavoro svolto dall’assessore – ha spiegato di essere giunto a questa drastica decisione quasi ob torto collo visti “i gravosi impegni lavorativi dell’assessore che gli impedivano un costante impegno nell’attività amministrativa”.

L’ex assessore Massimo Vannuccini

Qualcosa però non torna o qualcuno non racconta tutta la verità. Poniamo siano vere le motivazioni, viene subito da domandarsi: perché Vannuccini non si è dimesso, conscio dei concomitanti impegni di lavoro inconciliabili col mandato da Assessore?

Perché lo stesso non ha voluto rilasciare alcun tipo di dichiarazione se, come dice il Sindaco, si sono lasciati umanamente d’amore e d’accordo trattandosi solamente di una scelta politica?

Perché licenziarlo ora, a pochi mesi dalle elezioni, quando l’impegno di lavoro assunto da Vannuccini risale almeno ad un anno fa?

E soprattutto: perché se la motivazione è questa non cacciare anche l’assessore al bilancio Noligni che certo non brilla per assiduità nei lavori di Giunta?

Noi proviamo a dare la nostra interpretazione seguaci fedeli del motto andreottiano: “a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca”.

Il Sindaco, più volte accusato di essere etero diretto dalla cricca di “amici” e “amici degli amici”, quei furbetti del quartierino con la “M” che da decenni, dietro le quinte, manovrano il vapore, ha deciso di fare un atto drastico ma referenziante, licenziando l’assessore.

Avrà detto “ora ve lo faccio vedere io chi comanda davvero!” e si è involato, uomo solo al comando, in una operazione kamikaze licenziando non un Fontana qualsiasi ma l’assessore più rappresentativo dell’ondata renziana, lo spin doctor della campagna elettorale del 2014, il fedelissimo appropriato alla serie: tu quoque Brute fili mi!

Il motivo, al momento rimane nella testa del Mangoni, che però a nostro avviso ha fatto valutazioni sbagliate pisciando proprio fuori dal vaso e rischiando di fare come quello che, per spregio alla moglie, se lo tagliò.

Il gruppo consiliare del PD mugugna, l’Assemblea idem con patatine al forno e la ricandidatura automatica del Mangoni a primo cittadino ora non appare più scontata, mentre le primarie sembrano quasi certe.

Andrea Acciai

Il ruolo dei vecchi capobastone in tutto questo marasma non è dato sapere: forse è davvero tutta farina del suo sacco ma lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.

Ci dà comunque l’idea che questo gesto ardimentoso, questa voglia di lanciare il cuore oltre l’ostacolo, questo tentativo di dare una sterzata al quieto vivere dell’Amministrazione rischi di farlo deragliare come la “locomotiva impazzita” di Guccini.

Ps: Chi sarà il prossimo Assessore allo Sport? Proviamo a dire Andrea Acciai, esecutore fedele degli ordini del partito, uomo di sport, benvoluto (quasi) da tutti e noto “automobilista conducente”, poi sanzionato.

Se ci fossimo sbagliati, ci perdonerete!

[Alessandro Romiti]

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