PERCHÉ L’AMBIENTALISMO RESTA SEMPRE IN MINORANZA? – 2

Intervento di Mauro Banchini. Una diffusa coscienza ecologica costituisce la premessa e la chiave per non subire la complessità moderna
Mauro Banchini
Mauro Banchini

PISTOIA. Prosegue la serie di riflessioni e analisi che abbiamo deciso di raccogliere, sia alla luce delle ultime elezioni sia per dare una lettura di quella mobilitazione dal basso che tiene indissolubilmente insieme legalità e ambientalismo.

Ci siamo avvalsi della voce di chi, a livello locale e a vario titolo, ha vissuto e vive oppure ha seguito e segue le vicende politiche secondo il criterio direttore della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Il contributo che segue è di Mauro Banchini, già presidente dell’Ucsi Toscana (Unione Cattolica Stampa Italiana) e impegnato nell’Associazione Greenaccord, un’entità di ispirazione cristiana attiva nella divulgazione e nell’approfondimento delle complesse tematiche ecologiche, che sono poi le tematiche da cui derivano i problemi e le sfide del presente e del futuro.

Una diffusa coscienza ecologica costituisce infatti la premessa e la chiave per non subire la complessità moderna; per il momento, nel mondo e in Italia, è possibile rintracciare esperienze circoscritte di consapevolezza, comunque ben lontane da vere e proprie preoccupazioni ecologiche e dovute in realtà a ragioni esclusivamente utilitaristiche: grazie però al lavoro di tante associazioni e movimenti, tra cui anche Greenaccord, con le sue numerose iniziative, sarà forse più agevole recuperare il ritardo. Banchini scrive:

Presumo che anche altri, come me, abbiano fatto la stessa riflessione davanti al cartellone con liste e candidati per le elezioni del 25 maggio: elezioni europee e, dunque, sottratte – in teoria! – alle logiche nazionali; elezioni che – sempre in teoria !!! – ci obbligavano a fare i conti con i valori delle grandi, in certi casi nobili, “famiglie” politiche europee.

In realtà, come abbiamo bene visto nei risultati, il tutto si è come al solito ridotto nelle strette di valutazioni nazionali e in una sorta di referendum, tutto italiano, pro o contro Renzi e pro o contro Grillo.

 

Mauro Banchini
Mauro Banchini

La riflessione che ho fatto riguardava i motivi per i quali, nella scelta sul voto europeo, almeno in Italia è sostanzialmente inesistente l’opzione dei verdi.

Una opzione che – legata a concetti positivi e incontestabili come rispetto per l’ambiente e stili di vita, sostenibilità e salvaguardia della natura o del Creato che dir si voglia – potrebbe in effetti dare respiro a chi, e siamo in tanti, non si sente più rappresentato da nessuna delle altre famiglie politiche europee (socialisti e popolari, liberali e destre …) o, comunque, aspirerebbe ad aumentare le possibili alternative.

Analizzare in modo critico, da cittadini attivi, il cartellone con liste e candidati e farlo dunque nella consapevolezza di come il voto di un tempo, quello cosiddetto “di appartenenza”, oggi si sia pressoché completamente volatilizzato (anche in conseguenza di un populismo sempre più mediatico e dunque sempre più parlante allo “stomaco della gente” mentre è il “cervello dei cittadini” che dovrebbe essere privilegiato), significherebbe – sempre in teoria! – dover fare i conti con l’opzione verde. Che però, almeno in Italia, non riesce a farsi spazio, non ce la fa a diventare alternativa credibile e possibile, suscita quasi ilarità.

Anche stavolta è andata così.

Complice una norma a mio avviso ingiusta (quella dello sbarramento al 4 per cento) in un sistema peraltro proporzionale, e nella speranza che la Corte si esprima presto sulla costituzionalità di una norma che ha ucciso il voto di un milione e 800 mila elettori, l’opzione verde non è risultata tale. Perchè questo paradosso? di chi la colpa? davvero non c’è spazio per un ambientalismo che sappia farsi anche politica?

Mai, chi scrive, ha avuto rapporti con il partito dei Verdi e, oggi, con quello, di assai triste, che resta. Il mio era un sicuro voto di appartenenza verso uno specifico e nobile orientamento ideale: ma oggi anch’io, come milioni di altri, devo confrontarmi con il fenomeno della volatilità del voto.

Non so a chi indirizzare questo tipo di richiesta. Che poi è solo un auspicio, in vista di nuove prove elettorali – sia regionali che nazionali – presto in arrivo.

Sarebbe davvero bello se, dalle ceneri di un movimento “verde” che in Italia ha evidentemente consumato ogni risorsa di credibilità, nascesse qualcosa di nuovo. Nuovo per davvero. Nuovo sul serio.

Siamo in tanti ad aspettarlo: in tanti che non ci riconosciamo più in categorie nobili e antiche (destra, centro, sinistra) pur sapendo bene che fra sinistra e destra le differenze sono enormi e alla fine uno, la sua scelta, la fa comunque tenendo dritta la barra sui concetti di giustizia e solidarietà.

Siamo in tanti – magari non folle oceaniche – che, quando dovremo di nuovo riguardare un cartellone elettorale, vorremmo poter trovare una alternativa verde dotata di una accettabile soglia di credibilità, nelle persone e nei progetti.

Siamo in tanti che ogni tanto ripensiamo, e rileggiamo, Alexander Langer. E manca poco al luglio 2015, anniversario tondo della sua fine terrena. Fine emblematica.

Vedi anche: http://linealibera.info/perche-lambientalismo-resta-sempre-in-minoranza-1/

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