PISTOIA E LE REGOLE IGNORATE FRA IPOCRISIA E BUONISMO

I veri razzisti sono proprio coloro che, ricordando che si tratta di poveracci e che quindi non vanno toccati, non cercano soluzioni all’incompatibilità della convivenza, fomentando così una guerra tra poveri
Questua in Via degli Orafi
La questua in via degli Orafi

PISTOIA. Dopo “Abusivi di Via degli Orafi e regole non rispettate” e relativi commenti facebookiani, è opportuno tornare su alcuni ragionamenti volutamente equivocati da qualche lettore, e ribadire nuovamente delle considerazioni di buon senso, anche abbastanza comuni e certamente non nuove, per evitare le solite e pistoiesissime mistificazione a buon mercato.

Tutto parte dall’assunto lapalissiano che il rispetto di regole e leggi, magari poche ma chiare e non eccessivamente interpretabili, costituisce il fondamento della società: se una legge o una regola non vengono rispettate bisogna rimuoverle o cambiare chi è preposto al controllo, specie se il controllo è a carico della collettività (si legga: dipendenti pubblici, perciò pagati da ognuno di noi).

Pistoia è per certi aspetti “la città di tutti”, dove cioè tutti, ma proprio tutti, fanno “quello che gli pare” a gratis, infischiandosi delle norme e dei regolamenti di varia natura. In primis è oltremodo immorale quando il cattivo esempio viene dalle istituzioni e dai garanti della legalità. Evidentemente non  un problema alle nostre latitudini: per chiudere i bilanci, la giunta precedente aveva istallato degli autovelox illegittimi sulla tangenziale, almeno secondo il Ministero dei Trasporti, e l’opinione pubblica, aiutata anche dal silenzio strategico di certa stampa, tutto sommato non si era significativamente indignata. E si tratta solo di uno degli infiniti e infimi esempi possibili…

Le strade del centro invase
Le strade del centro invase

Figuriamoci poi se violazioni o abusi delle regole della civile convivenza possono fare notizia o destare preoccupazione! In città si può trovare un repertorio molto variegato. Si va dai tavoli dei locali in strada che a malapena lasciano passare i pedoni, alla spazzatura lasciata a casaccio per le vie cittadine. In centro la strada ormai è divenuto il luogo dell’affare e di tutti: di tutti fuorché di chi ci abita o deve passarci.

In piazza San Bartolomeo stazionano sistematicamente, h24, tutti i tipi di rifiuti, evidentemente conferiti da alcuni residenti delle case popolari: possibile che non si voglia sanzionare una simile inciviltà?
Di fronte alla chiesa di San Michele in Cioncio, ogni giorno, da almeno due anni, sono parcheggiate le automobili proprio sotto il cartello di divieto di sosta: e questo è il quanto.

Recentemente, in occasione di una mostra fotografica allestita all’interno, solo una transenna quotidianamente posizionata ha potuto interrompere la sosta selvaggia.

Ci chiediamo, e chiediamo alla dottoressa Annalisa Giunti, dirigente ad interim della polizia municipale, se si debba scrivere al Prefetto e a qualche Ministero affinché i vigili di Pistoia facciano rispettare – e sempre – le norme del codice della strada: abbiamo da tempo inviato al comando numerose foto delle auto ferme di fronte alla chiesetta romanica (e ne abbiamo altrettante per ogni giorno trascorso), ma ogni segnalazione, dopo qualche sporadico accertamento, cade nel vuoto e la sosta selvaggia riprende a oltranza e impunita. Allora si abbia la coerenza di rimuovere il divieto (rileggere: Ma quando basta, basta).

Sosta quotidiana e selvaggia in San Michele in Cioncio
Sosta selvaggia in San Michele in Cioncio

A proposito dell’accattonaggio si rileva che quasi ogni mattina, e regolarmente nei giorni di mercato, un disabile di etnia rom senza una gamba fa la questua su di una carrozzina, in via degli Orafi all’angolo con via del Duca o, più spesso, all’angolo con via dei Fabbri. Si vuole solo ricordare che permettere a menomati e invalidi di chiedere l’elemosina è, oltre che vietato da qualche convenzione sui diritti umani, anche aberrante e indecoroso.

Per finire i nostri fratelli neri. Avevamo segnalato la vendita abusiva di merce contraffatta: risulta evidente che i veri razzisti sono proprio coloro che bloccano ogni discussione, ricordando che si tratta di poveracci e che quindi non vanno toccati.

Questi garruli “buonisti della domenica” vorrebbero in sostanza farli rimanere dei disgraziati, senza risolvere il disagio posto dai tanti problemi di convivenza che inevitabilmente sfocia in una guerra tra poveri e porta molte persone a dire: “Io non ero razzista ma mi ci hanno fatto diventare”. Infatti i ragazzi di colore sono numerosissimi, pisciano dove capita nei vicoli e si avventano con arroganza su donne e anziani, bloccando loro fisicamente la strada, sia in tutti i parcheggi che “custodiscono” (porta al Borgo e San Lorenzo su tutti), sia altrove. È questo il non essere razzisti?

Ovviamente il disagio non tocca chi abita in campagna né la maggior parte dei cittadini: giovani, uomini, gruppi o accompagnati. E tra l’altro alcuni bar ci riferiscono che a fine serata i parcheggiatori arrivano per scambiare perfino cento euro.

Rifiuti selvaggi in San Bartolomeo
Rifiuti selvaggi e sistematici in San Bartolomeo

Se il quadro fin qui raffigurato sembrasse di pessimo gusto o malevolo, si fa presente, agli orbi e ai sordi, che fare giornalismo vuol dire – anche se i pistoiesi non ci sono abituati da almeno mezzo secolo – rappresentare e raccontare la realtà; e che quanto descritto nei flash precedenti è semplicemente la condizione di Pistoia: può turbare o meno ma la cronaca in sé non può costituire  scandalo o essere accusata di essere cattiva.

Come cittadini, invece, ci chiediamo se le regole e le leggi, di ogni genere, valgono per tutti o solo per chi si comporta onestamente. Se valessero solo per questi ultimi, cioè solo per i fessi, che venga comunicato ufficialmente: magari anche con l’invito a sentirsi liberi di non pagare più la Tasi e l’Irap…

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6 thoughts on “PISTOIA E LE REGOLE IGNORATE FRA IPOCRISIA E BUONISMO

  1. Buon giorno Lorenzo: sono d’accordo con Lei su molte cose. Il punto vero della questione però non sono i politici ma i cittadini. I cittadini sono ormai per lo più entità astratte, isolate che solo apparentemente partecipano al contesto in cui vivono, ma è solo apparenza. Sono morti che camminano e che escono dalle loro catacombe (provviste di wi-fi e schermo al plasma hd) solo a comando, per stanchi riti di facciata, quali le domeniche ecologiche o simili. Per questo non vi può essere alcun cambiamento reale e le istituzioni non potranno fa altro che peggiorare qualitativamente. Pensi come potrebbe cambiare tutto quanto se solo la gente si scrollasse di dosso questo rigor mortis e facesse cose banalissime, come per esempio, quando si esce la mattina portarsi un guanto, mono uso tipo quelli per prendere la frutta al supermercato e un sacchettino e con questi, raccogliesse i primi 5 oggetti lasciati per strada (piò essere anche una cicca di sigaretta, un tovagliolino da bar…) riponendoli poi nel primo cestino o, perchè no, nel proprio bidone della spazzatura…
    Avremmo una città più pulita e questa cosa si andrebbe necessariamente a riflettere a catena su mille altre cose, non ultima, la coscienza dei nostri amministratori. E così se la gente iniziasse a segnalare sempre e per scritto facendo degli esposti (ci vuole 5 minuti) tutto ciò che va contro le leggi vigenti. Costringeremmo i politici ad occuparsi di cose concrete e non delle loro fesserie. Insomma si andrebbe a cambiare una mentalità distorta, causa prima di tutti i mali italiani e pistoiesi.
    Cordialmente
    Massimo Scalas

  2. “Ci chiediamo, e chiediamo alla dottoressa Annalisa Giunti, dirigente ad interim della polizia municipale, se si debba scrivere al Prefetto e a qualche Ministero affinché i vigili di Pistoia facciano rispettare – e sempre – le norme del codice della strada: abbiamo da tempo inviato al comando numerose foto delle auto ferme di fronte alla chiesetta romanica (e ne abbiamo altrettante per ogni giorno trascorso), ma ogni segnalazione, dopo qualche sporadico accertamento, cade nel vuoto e la sosta selvaggia riprende a oltranza e impunita.”

    mi chiedo:
    le foto sono state mandate a tutti i soggetti preposti ai controlli?
    e con quale esito?

    “”Nuovo codice della strada”, decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni.

    TITOLO I – DISPOSIZIONI GENERALI

    Art. 12. Espletamento dei servizi di polizia stradale.
    1. L’espletamento dei servizi di polizia stradale previsti dal presente codice spetta:
    a) in via principale alla specialità Polizia Stradale della Polizia di Stato;
    b) alla Polizia di Stato;
    c) all’Arma dei carabinieri;
    d) al Corpo della guardia di finanza;
    d-bis) ai Corpi e ai servizi di polizia provinciale, nell’ambito del territorio di competenza;
    e) ai Corpi e ai servizi di polizia municipale, nell’ambito del territorio di competenza;
    f) ai funzionari del Ministero dell’interno addetti al servizio di polizia stradale;
    f-bis) al Corpo di polizia penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato, in relazione ai compiti di istituto.
    2. L’espletamento dei servizi di cui all’art. 11, comma 1, lettere a) e b), spetta anche ai rimanenti ufficiali e agenti di polizia giudiziaria indicati nell’art. 57, commi 1 e 2, del codice di procedura penale.”

  3. ” Pensi come potrebbe cambiare tutto quanto se solo la gente si scrollasse di dosso questo rigor mortis e facesse cose banalissime, come per esempio, quando si esce la mattina portarsi un guanto, mono uso tipo quelli per prendere la frutta al supermercato e un sacchettino e con questi, raccogliesse i primi 5 oggetti lasciati per strada (piò essere anche una cicca di sigaretta, un tovagliolino da bar…) riponendoli poi nel primo cestino o, perchè no, nel proprio bidone della spazzatura…”

    come non darle ragione

    il rispetto del bene comune DEVE partire da noi stessi, non dalla paura della punizione.

    Sento troppo spesso dire “ci pensi il Comune” come se il Comune non fossimo ognuno di noi.
    Se non riprendiamo in mano il concetto che il bene comune è un bene di ognuno, hai voglia di che lamentarti poi dei vigili

  4. Condivisibile al massimo sia il servizio di Lorenzo che il commento di Massimo Scalas.
    Di mio, ci metto una cosa che, anche se la si dice, la si dice sempre a voce troppo bassa. In Italia, escluso l’Alto Adige che è Italia solo di facciata, manca, a quasi tutti i livelli, la presenza dello Stato, inteso come generalità delle istituzioni, dal singolo Comune in su, e questo la gente lo avverte alla grande. Se è gente solo intontita dai telefonini, dagli schermi al plasma, ma sostanzialmente corretta, non accade forse niente di grave; ma se uno non ha incorporato un po’ di senso civico, oppure, per origine geografica, esperienze sfortunate della vita, ecc, vive ai margini, allora capisce subito che davanti a sé ha delle vere e proprie praterie per correre indisturbato e farsi beffe di ogni regola.
    In uno Stato civile, ad es, non sarebbe mai accaduto che un rom diciassettenne senza patente facesse quello che ha fatto a Roma pochi giorni fa; non accadrebbe mai quello che hanno fatto pochi mesi fa, sempre a Roma, i tifosi del Feyenoord ubriachi fradici. In uno Stato civile è normale che, tanto per rimanere in ambito calcistico, si possa giocare una finale di Champion’s League con i tifosi che arrivano allo stadio insieme dando prova di massima correttezza, e continuano a darla a partita finita e prima di tornare ognuno a casa propria, come è accaduto sabato a Berlino in occasione di Juventus-Barcellona. E sempre per continuare, e concludere in ambito calcistico, un Paese civile come l’Inghilterra, dopo la tragedia dell’Heysel di trent’anni fa, in tre balletti ha risolto il problema degli hooligans, mentre in Italia la situazione ha continuato a peggiorare, sia per la conclamata assenza dello Stato sul problema, sia per il sempre più accresciuto tasso di ignoranza, beceraggine e vera e propria delinquenza di una parte della tifoseria, a cui non c’è un cane che si provi a porre davvero rimedio.
    Naturalmente, anche se l’ho buttata principalmente sul calcio, spero di essermi fatto comunque intendere anche a più ampio raggio.
    Piero

  5. Cari Piero e P.P. vi siete spiegati bene. A P.P. dico che quando parlo di esposti, vuol proprio dire esposti. Si va dall’autorità preposta e si presenta un esposto scritto con firma e si chiede di protocollarlo. In questo modo dopo mesi di balbettii da parte dell’assessore competente, ho costretto i Vigili del Fuoco e lo stesso assessore con tanto di architetto al seguito a venire a controllare la scuola dove vanno i miei figli. Ce li ho tenuti due ore e non solo hanno dovuto fare controlli sulla stabilità dell’edificio (del quale non c’erano in giro attestazioni nemmeno a pagarle oro), ma gli ho fatto controllare anche le pulci del sottoscala…hanno dovuto provare pure l’impianto antincendio e misurare la pressione dell’acqua (non scherzo, gli ho fatto aprire la bocchetta in giardino), e pure i fili elettrici dell’impianto wi-fii… hanno dovuto farlo, perchè c’era un esposto scritto che deve, per legge essere preso in esame entro un limite di tempo di 1 mese (se non sbaglio). per fare questo ci ho speso 10 minuti dai V.F per l’esposto e un paio d’ore per essere presente al controllo (non mi avevano avvertito, ma avevo una talpa nella scuola….). Mi direte: -ma che si deve impazzare in questo modo per una cosa dovuta?- ebbene si, se vogliamo cambiare le cose e, pensate l’effetto terrorizzante che avrebbe sui politici se la gente iniziasse tutti i giorni a presentare esposti e denunce vere.
    Ps. PP ho capito che non sei un vigile urbano.

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