prediche. PAPA FRANCESCO PENSACI TU!

Dopo l’intervento di Papa Francesco sulla brevità delle omelie, sarà ascoltato? E i preti progressisti la smetteranno di fare divagazioni di rilievo politico nei suoi sermoni?

 

Papa Francesco

PISTOIA. A noi, Papa Francesco piace. Ci piace da quando esortò ad andare controcorrente (e chi scrive ne ha fatto una regola di vita) e ci è piaciuto subito, quando ha espresso il suo monito ai parroci di essere sintetici nelle omelie (cosa che era già stata sollecitata specificamente al mio parroco, nell’estate di sei anni fa).

La predica dice il Papa, deve durare non più di otto minuti e, conseguentemente, non dovrebbe contenere filippiche contro politici da avversare (secondo il mainstream radical scic).

Il Pontefice dice di non reggere i parroci teologi e suggerisce di usare un sano “populismo cristiano”, ascoltando il popolo di Dio.

Queste parole, dovrebbero aprire più di una obiezione sull’attività – ultrapoliticizzata – che viene condotta nella Parrocchia di Vicofaro, mentre le altre parrocchie sarebbero per sillogismo delle scatole vuote, prive di ogni attività che si possa qualificare come evangelizzante.

Misericordina la corona per pregare

Anche il Parroco di Spedalino, Don Anthony – prete non italiano, pluri-laureato e di più ampia cultura internazionale – ha esordito, una domenica di Luglio con una insolita “presa di distanza” dai colleghi parroci che sono soliti trasformare la predica in uno pseudo-comizio, volto a censurare questo o quel politico antagonista (prima era il silvione nazionale, con tutti i suoi berluscones), che oggi è Salvini il quale ha osato impugnare la corona per la recita del Rosario ed esibirla in pubblico, scatenando le ire dei preti progressisti tutti indistintamente.

Insomma, Papa Francesco, potrebbe riconquistare molti simpatizzanti se riuscisse a intimare alla comunità dei suoi presbiteri a essere più applicati al commento del Vangelo che non alla cronaca politica.

Aspettiamo la prossima esternazione, probabilmente dedicata meglio a disporre di questa non secondaria emergenza.

[Alessandro Romiti]

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