ritagli. LE PREGHIERE IN CORSIA SON PAGATE DALLE ASL

La collega Lisa Ciardi ha svelato in un recente articolo su La Nazione che i religiosi che assistono i degenti in ospedale, sono pagati dalle Asl e non dalla Chiesa. Oltre 1,5 milioni di euro.Va tutto bene così?
Un altare

FIRENZE. La notizia è curiosa per come sovverte i nostri convincimenti consolidati: i religiosi che sono impegnati nelle corsie degli ospedali, sono stipendiati ma non dalla Chiesa, bensì dalle Asl, ovvero noi utenti, indiscriminatamente.

In premessa è da ricordare che un Sacerdote, non svolge un lavoro, ma un servizio, una cura spirituale che – per chi crede – non è di effetto minore della cura clinica.

Quindi ha diritto sì ad uno stipendio, ma sarebbe più corretto chiamarlo “rimborso” anche alla luce della impagabile dedizione che molti sacerdoti diocesani o non, e suore o missionari svolgono in pieno spirito di autentica Carità cristiana e completa dedizione al Prossimo.

Un servizio impagabile. Qualcuno potrebbe osservare che, nella enormità della spesa sanitaria del paese, queste componenti di costo sono trascurabili e che la cura dell’anima spesso, non è meno importante di quella del corpo. Ma è davvero così?

L’Italia è – nonostante le convenzioni derivate dai “Patti lateranensi” – un paese certamente legato al Vaticano e alla dottrina morale che, la Chiesa, impone di conseguenza.

Tale fattore è una pesante ipoteca che impedisce di risolvere in modo univocamente categorico alcune questioni come la gestione del fenomeno sociale della prostituzione o del fine vita.

Estratto della collega Lisa Ciardi

Ciò premesso, sarebbe cosa buona che l’Assessore Stefania Saccardi ci spiegasse qual è la ratio di questa “relazione d’affari” o come la vorrà chiamare lei: a nostro sommesso parere, non potrà che chiamarsi così la  copertura finanziaria di un servizio che non potrà essere generalisticamente parificato a quelli paramedici (in senso clinico), ma casomai esclusivamente “confortevoli” (per lo spirito) dei Cattolici, solo di loro.

E dunque, siamo di fronte a una altro do ut des per l’acquiescenza delle Diocesi toscane, al governo rosso di Rossi, o a una convenzione anomala, illogica e illegittima, perché impegna l’erario (e quindi l’intera comunità) a sostenere dei costi di assistenza per dei servizi che sono inutili per agnostici e atei e altre religioni?

Ci sembra di leggere potenziali argomenti per un esposto alla Corte dei Conti, con una azione di responsabilità nei confronti della catena dei politici coinvolti. O no?

[Alessandro Romiti]

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