ritagli. PERSECUZIONE A VICOFARO?

Secondo Don Biancalani è in atto una persecuzione contro la sua casa di accoglienza, così diverrà partigiano in casa sua, respingendo chi richiede il rispetto della legalità. A un anno dal clamoroso caso della piscina, il presbitero decida se fare il servizio di Parroco o l’assistente sociale in un centro accoglienza
Da “La Nazione”, cronaca di Pistoia

PISTOIA.  Il grido lo conosciamo, è quello del Procuratore Borrelli “resistere, resistere, resistere”, solo che questa volta a pronunciarlo è Don Massimo Biancalani che, avendo ricevuto la visita della polizia municipale, non ci sta a farsi fare delle contestazioni, per dover sottostare al rispetto di una serie di misure che sono previste per legge, non ad personam.

Si tratta di avere i locali conformi alle prescrizioni di igiene e sicurezza, al rispetto della legge che regola l’ospitalità di visitatori di “lungo periodo”, al rispetto della disciplina sulla denuncia di immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno.

È la legge, bellezza…

Non potrà e non dovrà il presbitero di Vicofaro protestare per tali attenzioni, insinuando che il Sindaco Tomasi non è ancora andato a vedere (e meno male, aggiungiamo noi) la sua casa di accoglienza.

Il Sindaco ha già detto qualcosa e ha certamente condannato certe azioni, e soprattutto, non potrà fare altro che il Sindaco, già cosa complicata dopo settanta anni di sedimentazioni rosse.

Don Massimo non potrà invocare la sollecitazione di Papa Francesco all’accoglienza: altrimenti, metterà in cattiva luce gli altri presbiteri (lo ha già fatto) che, sorprendentemente, pensano in modo più ortodosso a fare quanto è loro tipico e proprio.

Intendiamo dire, gestire il Catechismo dei bambini (a Vicofaro, questo ministero sembra in crisi per mancanza di bambini, guarda un poco), seguire i propri parrocchiani, dislocati in ben due parrocchie, esercitando il sacramento della Penitenza, l’Unzione degli infermi e dunque, ridimensionare le attività che lo trovano impegnato in modo tanto multidisciplinare nel sociale.

Intendiamo, la gestione della pizzeria, le attività ludiche degli ospiti, la ricerca di una loro occupazione lavorativa (magari non illecita) e la defaticante denuncia degli atti di razzismo, almeno fino a quando non vengono derubricati a semplici “ragazzate”, ovvero l’assistenza per la difesa giudiziaria per quegli che sono stati incriminati dei reati di spaccio di stupefacenti.

Qualcuno osserva che è giunto il momento che Don Massimo faccia delle valutazioni esatte e decida: o fa il parroco o l’assistente sociale.

Sono due funzioni, forse affini, ma non sovrapponibili e intercambiabili: dopo un anno trilioni di byte e litri di inchiostro versati su Vicofaro, la vicenda avrà bisogno di un richiamo più perentorio da parte del suo superiore preposto?

[Alessandro Romiti]

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