salone design. ITALIA PAESE D’ARTE

Al Salone del mobile di Milano una formidabile serie di creazioni di grande qualità
Milano. La varietà di oggetti impegna il visitatore

MILANO.  Il nostro è un giornale che privilegia da sempre i meno forti, gli umili e dunque gli emergenti.

Non è un caso che abbiamo fatto accesso al fuorisalone 2017 snobbando la visita al salone principale, dedicato alle collezioni affermate e ai grandi nomi del design.

E avevamo ragione, vista la qualità dei manufatti presentati.

La settimana dedicata alla nobile progettazione degli arredi si sviluppa a Milano in sei giorni con 12 percorsi e oltre 1000 eventi, assicurando un’intensità continua al visitatore: viaggiando per la città si respira un’aria fresca di “ripresa” e chi scrive, non vuole fare della retorica a favore del governo, ma non v’è dubbio che la ricca antologia di elementi di arredo satura la percezione comprensiva di qualunque utente, sia un professionista di settore, un ordinario consumatore di “begli oggetti” o un semplice esteta.

L’Italia si conferma protagonisma mondiale nella ricerca del design industriale, a conferma del suo grande patrimonio storico e artistico.

il designer fiorentino Antonio Saporito nel suo stand espositivo

Non sarebbe possibile fare un report richiamando la moltitudine di espositori tutti, per ragioni diverse meritevoli di una citazione, e ci ha fatto piacere riscontrare un numeroso gruppo di arredatori e creativi della Toscana che dimostra sempre e ovunque di essere così un nobile territorio marcato dalla tradizione del padri del Rinascimanto: Brunelleschi, Leonardo, Vasari e tanti altri che hanno favorevolmente segnato il patrimonio genetico di noi italiani.

Colpisce la destrezza del giovane artigiano della società Balume che piega i piallacci come fogli di carta per la mortadella, così come merita il designer Saporito, fiorentino di adozione, che presenta con sentimento le sue creazioni in ceramica e legno per un arredo decisamente non convenzionale.

Un evento di grande spessore culturale che merita la fatica della trasferta milanese nella ricerca e comprensione della più universale delle lingue, appunto quel design che spesso ci rinvolge e che non siamo consapevoli di averlo intorno come patrimonio comune ed eredità diffusa del Rinascimento.

[Alessandro Romiti]

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