smemo. IL COSPE NON CONOSCE GLI ISLAMICI

In un corso di formazione per giornalisti, la relazione del Cospe sembra sprovvista del termine islamico: dimenticanza, censura o cosa?

 

La slide con l’elenco incompleto, presentata dal Cospe

LUCCA- FIRENZE. Il corso per la formazione dei giornalisti è stato davvero interessante per la tematica trattata: “La carta di Roma e il linguaggio etnicizzato”. Chi scrive lo ha partecipato con sicura attenzione e non ha mancato di epsrimere le proprie osservazione ai relatori Luca Bravi (Unifi), Alessia Giannoni (Cospe) e il coordinatore e consigliere dell’Ordine il collega  Domenico Guarino.

In premessa, chi scrive confessa di essere un poco prevenuto nei confronti di tutte le Ong/Onlus (per le evidenze conosciute nella pratica professionale) e quindi non ha mancato di leggere in modo attento le analisi presentate per la comprensione delle dinamiche di utilizzo improprio dei lemmi, da usarsi correttamente nella cronaca giornalistica in materia di immigrazione. Trattasi di un argomento molto attuale e dunque, di grande interesse applicativo nella quotidianità di ogni giornalista.

Domenico Guarino, ha sollecitato la platea dei colleghi a intervenire e dunque ho contestato alla relatrice Giannoni che, nello studio presentato sulla “frequenza” di termini utilizzati mancava – e non è una eccezione molto difficile – il termine  “islamico”. Un termine di grande rilevanza,  che ha visto rigettare ogni accusa di diffamazione per Feltri che intitolò il Giornale con “Bastardi islamici” nel Novembre del 2015.

La relatrice Alessia Giannoni, leggermente imbarazzata, ha riferito che trattasi di un mero disguido dovuto al fatto che i ricercatori applicati non l’hanno trovato. Ci vogliamo credere? Aggiorneranno la slide?

[Alessandro Romiti]

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