1° maggio. AUGURI, MODERNI SCHIAVI DEL CAPITALE POSTMODERNO DI SINISTRA!

«Mao, con il suo libretto rosso dei pensieri, ha capito anche lui la lezione che, negli anni della rivoluzione culturale, gli aveva insegnato Agnelli con una barzelletta, dicendogli…»
Festa del lavoro…?

OSSERVO, non senza una sorta di stordimento, questo mondo sconclusionato che non ha né capo né coda, ma che, come un lombrico, vede indifferentemente coincidere la bocca e il culo da una parte e dall’altra. Un lombrico che, se lo tagli a fette, si moltiplica in tanti lombrichi bocca/culo per quanti pezzetti ne fai.

Novecento, il film di Bertolucci, presenta un’epica dell’Italia a ritroso che brilla di luce propria per il fatto che, transitata attraverso la disgrazia del ventennio, giunge a noi – gente della seconda metà del secolo – forte, sana, robusta e piena di speranze: tutte troncate a secco da una Tangentopoli che, portando la nazione oltre il guado degli anni di piombo, la infibulò perché non godesse troppo di propri liberi orgasmi e perché, così menomata, potesse finire nelle manine delicate dei cattolici di sinistra e dei comunisti assetati di revenge che, pur di pappare come i capitalisti, giunsero ad abbattere il muro di Berlino.

Credo che non sfugga a nessuno, oggi, che è stata la più grande disgrazia che potesse capitare: con un crollo improvviso, ha vinto il capitale senza regole, hanno fatto la parte dei leoni i profittatori, i ladri, i nani e le ballerine. Al confronto – se si può farne uno – i burlesque del Berlusca (oggi in crisi in ospedale), con tutti i codazzi delle troie del puttanificio più eccellente d’Italia, sono un santissimo convento di clausura, con suore che potrebbero ben stare fra le vergini del paradiso musulmano senza problemi.

Oggi, 2019, grazie alla politica e ai politici di cacca che ci siamo meritati, viviamo in mezzo a una congrega di “vergini dai candidi manti”: rotte di dietro, pur se sane davanti, come canta l’Ifigònia in Cùlide.

Sì, sono politicamente scorretto e me ne faccio vanto. Come Dante in Johnny Stecchino, io non mi pento, non cedo all’idiozia acèfala di una sinistra che ha troncato le ossa ai lavoratori, che ha fatto fare quattrini ai neo-capitalisti, che ha recitato il Credo del dio Mammona, che ha osannato il liberismo di sinistra (ma ve ne rendete conto?), e che ha inculato i 9 decimi del popolo, non solo italiano, succhiandogli perfino l’aria che respira.

Oggi, 1° maggio 2019, in cui se lavori è bene e sennò ti attacchi al tram, i neoliberisti della minchia, in nome del progresso del mondo e della new economy, fanno lavorare tutti quelli che vogliono lavorare anche di festa, e fanno festeggiare i lavoratori con il lavoro: vedo la Conad, per esempio.

Mao, con il suo libretto rosso dei pensieri, ha capito anche lui la lezione che, negli anni della rivoluzione culturale, gli aveva insegnato Agnelli con una barzelletta, dicendogli: «Se tu avessi tanti quattrini quanti ne ho io, caro Mao, avresti senz’altro… meno pensieri!».

Auguri, moderni schiavi del «capitale postmoderno di sinistra»!

Mai come oggi ci sarebbe bisogno di un comunismo vero e feroce, ferreo e inderogabile, che togliesse il denaro, la merda del diavolo, a chi l’ha – ma non come il Monte dei Paschi o Banca Etruria o altri –, e lo ridistribuisse a chi crepa di fame e di freddo. Mai come oggi sarebbe necessario un comunismo paritario alla spartana: un podere, piccolo, a testa e nessun privilegio di sorta (anche se quel comunismo era un comunismo razzista perché macellava gli schiavi di allora, gli Iloti della Messènia).

Mai come oggi, invece, gli ex comunisti s’ingrassano (Cina in testa) e la gente normale viene schiavificata. Perché è inutile credere che Dio abbia bisogno degli uomini e che li abbia creati a sua immagine e somiglianza: chi può, può tutto e gode dalla più assoluta impunità. Per gli altri…, si salvi chi può.

E allora… buon 1° maggio, moderni schiavi del «capitale postmoderno di sinistra»!

I vostri amati «emancipatori», standovi con il fiato sul collo, Dividono i servi, dividon gli armenti; | Si posano insieme sui campi cruenti | D’un volgo disperso che nome non ha.

E auguri anche a te, Eva cara!

[Edoardo Bianchini]
direttore@linealibera.it

[Diritto di critica]


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