17 GIUGNO 1983, VENERDÌ DELLA VERGOGNA

Enzo Tortora
Enzo Tortora

PISTOIA. La data della vergogna. Venerdì 17 giugno 1983: come racconta “La storia siamo noi”, bel programma di Rai Tv, il volto di “Portobello”, Enzo Tortora, viene svegliato alle 4.15 del mattino dai Carabinieri di Roma che lo arrestano per traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico.

Ho ancora impresse le immagini del popolare presentatore in manette, tra due militi, all’uscita del Plaza, ove risiedeva nella Capitale. Me le vidi, così, all’improvviso appena tornato da scuola, da una prova dell’esame di terza media.

Enzo Tortora era uno dei miei “idoli televisivi”: il suo “Portobello”, trasmissione-cult da cui negli anni sono scaturite decine di altre trasmissioni di successo (pensate alla bravura di quegli autori tv, avanti decenni), era geniale per semplicità e italianità.

Ero troppo piccolo per ricordarmi della sua conduzione alla “Domenica Sportiva”, che poi ho letto, visto e studiato col tempo. Geniale anch’essa.

Enzo Tortora, giornalista senza tessera, conduttore radiotelevisivo, era educato, misurato, ma calzante e appariva tutto fuorché malavitoso. Non aveva neppure le physique du rôle del cattivo, figurarsi se poteva essere un boss della camorra. Insomma, l’avrebbe, era proprio il caso di dire, capito anche un bambino, ma non la giustizia italiana.

Anche attraverso episodi come questo, che hanno rovinato la vita di un uomo perbene, quel bimbo è cresciuto, più in fretta (ma senz’altro peggio: il danno, quindi, è stato fatto all’Italia intera).

Rammento Tortora giornalista sportivo per una definizione, affibbiata, non rammento dove, a Giorgio Braglia, calciatore che al Milan, la squadra del mio cuore, vinse una Coppa Italia e niente più: “L’artista della palla”.

Quella definizione letta da ragazzo mi è rimasta dentro, non l’ho mai dimenticata e mai la scorderò.

Così come Tortora Enzo da Genova, Liguria, Italia, Europa, Mondo… il nostro terzo Mondo giudiziario, ove c’è sempre uno più uguale degli altri.

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