2 giugno. PIANTI, LAMENTI, APPELLI: ECCO IL SOLITO BRODO DI ZUCCHERO CARAMELLATO

Il non-presidente muto che piagnucola e invita a darsi i bacini nel nome dell’unità, il legalitarismo dei partiti al potere anche se non sono stati scelti dagli elettori, la necessità di essere politicamente corretti, il dovere di essere cristianamente sottomessi al potere in sella e la gente che muore di fame perché la “glebalizzazione” e la tirannia economico-finanziaria trionfino in nome della Costituzione. Ma insomma, che schifo!
2 Giugno in lutto. Se il papato fosse rimasto ad Avignone, con l’ondata rivoluzionaria del 1789 e con Napoleone il clero ci avrebbe liberato dalla sua inaccettabile interferenza politica: non ci sarebbero stati catto-comunisti fusi e confusi e tutta la confusione necessaria e conseguente che, dopo aver stuprato la “Costituzione” più bella del mondo, ha imposto miseria, espropri e privazioni ai cittadini a vantaggio unico di un regime che non ha niente di legale e che viene gestito con le idee liberali e progressiste di uomini della levatura morale e civile di un Palamara. Sia lodato il pensiero unico!

UN 2 GIUGNO OSCURO E BRUTTO

CON L’ITALIA IN NERO E A LUTTO


Ecco uno dei giornali più soggetti al lecchinismo di stato. E l’autore del pezzo? Appropriatissimo: è in tutti i sensi un CONCETTO VECCHIO, retorica e zucchero caramellato, appunto…

 

«E L’OSSA fremono amor di patria» scriveva il Foscolo nei Sepolcri parlando dei resti mortali di Vittorio Alfieri sepolto in Santa Croce, nella Firenze di Renzi e di Rossi, la città indegna di Dante, quella del Rinascimento e della civiltà euroccidentale.

Stamattina, una figlia adottiva che compirà 55 anni domani, mi scrive, alle 6:14. Buon 2 Giugno! W la Repubblica con tanto di bandierina tricolore dietro.

Mi fa immediatamente ricordare una straordinaria allieva dell’università per stranieri di Perugia (44 anni ieri, 1° giugno) che solitamente mi diceva: «Me fa’ piàgne, guarda!».

Per questa repubblica allo zucchero caramellato della Premiata Ditta Mattarella & C, preferisco piàgne piuttosto che sentire anche un solo micronesimo di grammo di entusiasmo.

E preferisco ricordare cosa dicono, in genere, dalla Pianura Padana in su, quando ti schiaffano in viso l’espressione «ma questa è una repubblica!», intendendo che, forse, i casini di via Tomba a Pistoia, finché furono aperti, dal migliore al peggiore e tutti insieme, erano più ordinati e rispettosi delle regole di quanto lo possa essere ogni singolo componente di un’Italia che non c’è proprio.

Vendiamo tutta l’Italia, come vuole da Londra il signor Colao, e apriamo sul sacro suolo sputtanato da lor comunisti, piantagioni di canna da zucchero e di barbabietole per l’Eridania: siamo strabolliti, da Mani Pulite in poi, in una melassa di caramellato che ci ha accompagnato sin qui con l’aiuto di sinistri traditori della patria degni di fare la fine del Conte Ugolino. Hanno caramellato le nostre vite e il futuro dei giovani: sono stati bravi, hanno candito tutti.

Con Mattarella la coesione è bella e con Conte tutti sotto un ponte

Oggi Sergio Caramella, con le tromboviolinate dei giornali di stato (il 95% della stampa italica) corre in Lombardia (ormai è sicuro che non morirà più, anche perché chissà quanta deprecata clorochina avrà ingozzato prima di scendere dall’auto presidenziale) e fingerà di versare qualche lacrimuccia in nome dei morti ammazzati dal suo governo e dal suo amato Pd.

Basta la mossa, per vedere tutti i politicamente corretti svenire e venire, dinanzi a tanta frocistica bontà accademico-inculara delle dichiarazioni del non-presidente, che finora ha creato solo danni per ogni dove: dall’attentato alla Costituzione, alla non-volontà di chiarire la sua posizione di ex-giudice costituzionale dinanzi quell’anus mundi (buco di culo del mondo) che è l’organo di autogoverno dittatoriale dei Palamari, il buon Csm che ci garantisce l’indipendenza dei dipendenti (assuefatti) del Pd e dal Pd.

GRAZIE A TONINO E GRAZIE A PALAMARA

ORMAI SIAMO DISTESI NELLA BARA…

Non posso e non voglio sventolare nessuna bandierina tricolore in questo giorno che deve essere solo di lutto nazionale, perché, secondo la mia modestissima (ma non stupida) opinione, noi non abbiamo una nazione, non abbiamo uno stato, non abbiamo istituzioni, ma solo gruppi di bande più o meno armate e dirette da poteri-sudiciume che niente a che fare hanno con la democrazia e il rispetto dei diritti umani: delinquenti che si affrontano ogni giorno sotto l’ormai acclarata regìa di un Partito Dominante che esercita il potere solo a modo suo e solo per i propri maledetti interessi.

Non sono come Cossiga: io non sono ottimista

Ho schifo e orrore di questa condizione. Mi vergogno di aver servito, per 41 anni e mezzo, questa terra fatta a stivale, sempre con il massimo onore con cui potevo.

Piango soltanto al vedere che il marciume è la legge di questa realtà: dio, se mai è esistito, è più che mai morto oggi.

E tutto si è inabissato in un mare di cacca, in cui solo i peggiori possono accedere e operare a mani libere perché, nel liquame generale, i più attivi sono composti della solita materia solidificata e indistruttibile che fluita in discarica, dato che sono loro a fare le leggi e solo a difesa di sé stessi e contro il popolo e la volontà popolare.

Non mi esalta niente di questa repubblica di zucchero caramellato/mattarellato, buona solo per i delinquenti del mercato globale e della sopraffazione.

Che però sono destinati comunque a morire.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto dei diritti umani

that’s Italy. SPAGHETTI, PIZZA E MANDOLINO

Se vi piace quest’Italia, ringraziate chi n’è a balia!

 

Quando lo stato è un insieme di bande di banditi, non è morale obbedire allo stato (Sant’Agostino d’Ippona).
A partire da Mattarella, in questo paese sono ottimisti solo coloro che occupano una carica super retribuita senza averne il diritto (Lui, Conte, lo s-governo, lo s-parlamento, i magistrati-Palamara/Palmera, i dirigenti e manager sistemati dalla politica soprattutto Pd, i grillini che non sanno né leggere né scrivere come l’Azzolina, gli alti prelati fatti cardinali solo perché amici di Bergoglio, i prèsidi scelti come i maremmani per badare le pecore e… chi più ne ha più ne metta



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