2017: «ALMANACCHI, ALMANACCHI NUOVI; LUNARI NUOVI…»

Cosa ci ha lasciato Renzi il rottamatore...?
Cosa ci ha lasciato il rottamatore?

PISTOIA. Un altro anno è passato. Un’altra goccia è finita nel mare infinito del tempo. E noi qui, da semplici comparse, possiamo dare un’occhiata al 2016 appena concluso tentando di azzardare previsioni per l’anno che verrà.

Un paio di considerazioni prima di qualsiasi commento. Il governo del Renzi se ne è andato solo formalmente. Nella sostanza abbiamo le solite figure che, legittimate dal capo dello stato, proseguiranno sulla strada tracciata dai predecessori. Una storia italiana e tutta all’italiana. Niente cambierà sul fronte interno ed esterno.

Nessuna riforma veramente liberale darà respiro agli imprenditori italiani medio-piccoli che vengono massacrati prima dalle imposte e poi dallo stato nel caso in cui, per non chiudere la saracinesca, non emettano uno scontrino.

Il tutto per sostenere una spesa pubblica elefantiaca di ottocento miliardi circa annui, molti dei quali totalmente inutili. Lo Stato, tramite le imposte anziché le tasse (pagate da chi richiede un particolare servizio), proseguirà nella sua opera di distruzione progressiva.

Assistiamo ad un via vai continuo di clandestini che si trasformano, talvolta, in terroristi. Contemporaneamente alle figure imbelli di Alfano e Minniti che si pavoneggiano di esser fortunati, poiché è palese che solo la fortuna e la viltà di questi ominicchi ci garantiscano per adesso di non saltare in aria. Noi non riusciamo a sentire nemmeno un alito del vento di cambiamento tanto sbandierato dal bulletto di Rignano.

Dall’altra parte dell’Oceano, dopo aver subito una batosta clamorosa alle elezioni, un bilioso Obama tenta di render la vita difficile al nuovo presidente eletto Donald Trump, dopo la sconfitta non solo sua ma di tutta l’élite liberal statunitense che va dalla Fondazione Clinton al New York Times.

"I want you", come diceva un'altra icona americana
“I want you”, come diceva un’altra icona americana

Giovedì scorso ha espulso trentacinque diplomatici russi, qualche giorno prima ha consentito che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condannasse nuovamente Israele e la sua sopravvivenza.

Per non parlare del passato da guerrafondaio (che probabilmente gli ha garantito il Nobel per la Pace), spalleggiato dal suo braccio destro Hillary Clinton e dall’allora presidente francese Sarkozy, coi quali ha destabilizzato la sponda meridionale del Mediterraneo scatenando quella reazione a catena che conosciamo come Primavera Araba.

I clandestini derivanti da tale confusione ce li dobbiamo sorbire noi, mentre la castagne dal fuoco in Siria gliele stanno togliendo Putin, Assad e il cittadino siriano che realisticamente preferisce questi bombardamenti alla nera e truce bandiera dell’Isis.

Sarà una presidenza a stelle e strisce storica quella che inizierà tra diciotto giorni, sia per lo stravagante protagonista, sia per la situazione catastrofica che si troverà a gestire.

I problemi ci sono e sono enormi. Sicuramente in casa nostra non siamo attrezzati a dovere per ripulirci dalle macerie lasciate dal giglio magico del Renzi.

Eppure il messaggio è chiaro, e arriva dagli Stati Uniti con l’elezione dell’outsider Trump, prosegue nel Regno Unito con la vittoria del leave al referendum sulla Brexit e approda finalmente in Italia con la vittoria schiacciante del no al referendum costituzionale.

Guardando alle nostre spalle, insomma, una certa brezza che sa di cambiamento la sentiamo. Non è quello spauracchio chiamato rottamazione, poiché i rottAmanti sono stati i primi ad essere rottAmati. E questi ultimi, se pensano di camuffare tutto questo da fatto irrilevante, faranno la fine di quello che tentava di fermare il vento con le mani.

I libri di storia, prima o poi, ne parleranno. Ecco qual è la nostra visione per il futuro.

[Lorenzo Zuppini]

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