287 voti. LA CAPPA DI MARTINO E ALTRE STORIE

Ecco perché per Machiavelli gli uomini sono «malvagi, ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori di pericoli, cupidi di guadagno» e dimenticano più facilmente l’uccisione del padre che la perdita del patrimonio...
E la colpa morì fanciulla!

AGLIANA. Veramente non era nostra intenzione riscendere nell’agóne per un ultimo torneo. Ma la rassegna stampa del Comune di Agliana – quello democratico che, con il benestare del Pd apre la porta non a tutti come Portaperta, ma solo a chi conosce un unico colore, quello dei pelati Cirio – ci ha costretto a fare dietro-front e a riconsiderare la necessità di dire almeno tre o quattro parole.

Tutti, più o meno, a strapparsi i capelli per il micromargine (appena 287 voti) con cui Benesperi ha sfilato la sedia di sotto al popò di Vannuccini. Per restare in metafora citando un modo di dire del teatro dei pupi: «Vannuccini, è venuta l’ora tua pronobis, preparati il tabuto!», dove il tabuto, voce usata anche da Montalbano di Camilleri, è parola araba piovuta nel siculo a significare «cassa da morto, bara».

Da questo micromargine si è scatenata l’analogia che ci ha fatto pensare al famoso proverbio: «Per un punto Martin perse la cappa». Cioè per un misero segno di interpunzione (un punto, una virgola) l’Abate Martino perse la cappa da abate.

Peccato, però, che questa sia una traduzione infedele (che l’abbiano fatta i Pd?) di una battuta medievale che testualmente diceva: Uno pro puncto caruit Martinus Asello, “per un punto Martino perse il suo ciuchino”. E giustamente i francesi di Macron (l’uomo ammirato dal Pd tanto da richiamare perfino Gozi a candidarsi con lui e non con il suo popolo – ma i Pd, si sa, sono… cittadini del mondo), giustamente, dicevamo, hanno tradotto: Pour un point Martin perdit son âne, cioè: “perse il suo ciuco”.

Le parole della ex-SindacA

Siamo cattivi? No. Stiamo facendo lezione – fra l’altro gratis – a chi, del Pd, non sa leggere e scrivere perché ha fatto la scuola illuminata della Fedeli.

Dunque Agliana ha perso il suo “asinello” e tutti piangono, perché è successo per un soffio, per un capello. Ma quante volte per via di un capello la polizia acchiappa l’assassino? Basta un punto e a volte anche meno, per uscire di curva e… schiantarsi di muso contro il muro dell’arroganza.

Tuttavia non eravamo qui per parlare solo di questo, ma per riflettere su quanto gli uomini siano come diceva il Machiavelli: «malvagi, ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitori di pericoli, cupidi di guadagno» e dimenticano più facilmente l’uccisione del padre che la perdita del patrimonio.

E parto dalla Ciampolini che scrive (simulatrice e dissimulatrice) «Te hai dato tutto te stesso e sono sicura che continuerai a farlo», rivolta a Vannuccini, l’Abate Martino assente.

E aggiunge «da subito dobbiamo analizzare dove e cosa abbiamo sbagliato e ripartire con coraggio, passione, determinazione e proposte per scrivere un’altra storia della Sinistra ad Agliana e non solo»: lavoratori di tutto il mondo unitevi (ma soprattutto non fate i lavativi e i forcaioli al lavoro). Se non è simulazione e dissimulazione questa, che altro «pisellino» sarebbe?

La colpa è sempre degli altri

Poi passiamo a Vannuccini, Martino senza il ciuco. Lui (che riporta alla mente un noto romanzo di Victor Hugo, L’homme qui rit, L’uomo che ride) ora frigna: «Il problema? La narrazione di Mangoni».

In altre parole (simulatore e dissimulatore anche lui, ma, di più, ingrato per il suo ex-sindaco che lo ha sempre coperto nonostante le assenze, senza mai incazzarsi come avrebbe dovuto), in altre parole Mangoni avrebbe dovuto stare zitto, ingollare, mangiar fiele e mettergli la striscia tricolore da mortadella (come dicevano i vecchi di prima) su un piatto d’argento: così il tabuto, lui, il generoso che ha dato il Massimo delle assenze, lo avrebbe mandato a Mangoni inviandoglielo con Amazon Prime.

La narrazione di L’homme qui rit, viene presa per buona sùbito dalla stampa organica, la quale si guarda bene dal fare domande sul Libro dei Morti, non s’avesse a scoprire che il Vannuccini, mentre gli altri lavoravano in giunta, se ne stava come i meridionali del reddito di cittadinanza nella narrazione del Pd: svaccato sul divano a grattarsi i gemellini preziosi…

Ma è inutile chiedere alla stampa organica di fare cronaca: sa solo limitarsi all’ovvietà. Il caso limite, nel Mont-Ana, è stato quello, da noi più volte denunciato, della falsa conferenza-stampa del Betti di Montale, che ha fatto vedere ai cronisti – accorsi scodinzolanti come i cuccioli della carica dei 101 dinanzi alla Tv – un fogliaccio (banco) come quello che Berlusconi sventola sotto il naso di Vespa (e di tutti gli altri integrati in fila). E nessuno che gli abbia detto: «O Ferdinando… ollellé ollallà fàccela vedé fàccela toccà!»…

E ora tocca a un famoso libro di racconti di uno scrittore molto caro alla sinistra e quindi al Pd (solo che lui merita, ma loro molto meno assai) Ultimo viene il corvo, 1949, esempio di realismo italiano di Italo Calvino.

«Ho detto votàteli. Ma ora vi mordo la mano…»

Il Tirreno ha sintetizzato con queste parole («se ha vinto il centrodestra, la responsabilità è delle scelte del Pd») il pensiero espresso da Alberto Guercini in un lungo post su Facebook, aggiungendo «Questo è il triste epilogo  –  scrive Guercini  –  di una storia nata 5 anni fa, quando il Pd aglianese sulla scia di Renzi, credeva di essere talmente forte ed autosufficiente da distruggere un’esperienza virtuosa di centrosinistra. Ecco, gli stessi giovani che dovevano rappresentare il nuovo hanno fallito miseramente».

Di meglio non avrebbe saputo fare neppure Bruto quando pugnalò Cesare sotto la statua di Pompeo in Senato.

Il Tirreno, compassionevolmente, sottolinea che «Guercini dice che non ha l’intenzione di “puntare il dito contro nessuno”, perché “studiare e comprendere la storia, soprattutto nelle sconfitte, serve per imparare dai propri errori. Per questo speriamo che il Pd capisca di aver sbagliato completamente”».

E allora, se questo non è un dito puntato contro il Pd e i suoi giovani fallimentari, dove è puntato questo dito, verso il Wc della Rinascita?

«Guercini, Guercini… perché sei tu Guercini?» e soprattutto, perché mordi oggi la mano che, prima del ballottaggio e nonostante i tuoi fulmini e i tuoi anatemi, hai leccato fino a consumarne la pelle?

Abbi il coraggio di dire – visto che ami tanto la storia – «anch’io ho fatto una bella cazzata a chiedere ai miei di votare gli stessi giovani che dovevano rappresentare il nuovo e che hanno – come tu stesso sottolinei – miseramente fallito». E ci verrebbe voglia di dirti di andare da don Paolo a farti spiegare che ogni confessione merita l’assoluzione solo a condizione che il pentimento sia sincero.

Ecco. Ora la facciamo noi, gli inaffidabili di Linea Libera, una proposta democratica a tutti i sinceri progressisti di Agliana.

Organizziamo una tavola rotonda – ma non un Canto al Balì, perché il Bardelli chiederebbe subito un’iniezione di €uro – e troviamoci tutti intorno, come cavalieri di Re Artù: alla pari.

La sede della Misericordia di Agliana

Ciascuno di noi con in tre libri che abbiamo pubblicato su Linea Libera e discutiamo, leggendoli, documenti alla mano, di 1 milione di €uro spesi in Giugni Aglianesi; di 33mila €uro regalati a Luigi Egidio Bardelli solo per fare il suo dovere di giornalista; e delle 100 assenze del duo Uomo che ride/Noligni. Fate venire anche loro; anche con la Tonioni e le delibere dei versamenti aggiuntivi al suo datore di lavoro, Pane e Rose.

Noi di Linea Libera siamo già pronti. Se ci dite tutti di sì, faremo una telefonata alla Misericordia per chiedere l’uso gratuito della megasala dei soci: non crediamo che, ferventi democratici quali si sono dimostrati, vogliano negare a noi, poveri in canna e con le toppe al culo, di poter dibattere di Agliana in spirito di Portaperte, e di accoglienza anche del figliol prodigo, sui problemi della città che sta a cuore a tutti.

E dato che ci siete, invitiamo alla serata anche don Paolo. Se verrà, ci spiegherà a viva voce e per bene il perché non ha mai creduto al compito (affidàtogli e da lui ripudiato) di «correttore morale» della Mise.

A presto, amici!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di critica
[
a tutta randa]

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