4 novembre. NON SIAMO MAI STATI ITALIA

«Tutto si sta scollando e diluendo in una bestiale chiamata al saccheggio della cosa pubblica attraverso buffoni che non ci rappresentano»

quattro-novembre-liberazionePISTOIA. Direttore, in questo caso chiedo ospitalità come “ospite”; in memoria di due ufficiali dell’Esercito Italiano: mio padre e mio suocero.

Il 4 novembre, festa delle Forze Armate e della Vittoria è trascorso nel quasi più assoluto silenzio salvo il “rituale” cerimoniale in piazza Mazzini. Niente scolaresche, niente “popolo”, salvo quello più datato e neppure una banda comunale degna di cotanto nome.

Può sembrare un paradosso, ma il cittadino italiano, acculturato, intelligente, civilmente responsabile e partecipe, ha ben altri problemi. Specialmente a Pistoia? Ascoltando la Tv di Stato direi di no, visto che i servizi su questa ricorrenza sono stati “passati” più per obbligo che non per doverosa informazione. Lo testimoniano le immagini di un Mattarella che, poveri noi, nel suo incedere “da stoccafisso” offre il reale senso della Nazione, pardon, del Paese.

Potrà apparire retorico il ricordo di quanti, indossando una divisa, le loro mostrine e i loro gradi militari, fecero il loro dovere nel (disgraziato) esercito italiano, senza camicie nere da ostentare nei momenti di gloria e neppure rosse nel momento della vendetta chiamata guerra civile?

Certamente il Sindaco di Pistoia e gli altri colleghi presenti alla cerimonia, tutti nati e cresciuti con lo stampino resistenziale sul fondo schiena, non per loro colpa, non sono in grado di sapere che a fronte di una “sterminata” componente resistenziale che ci ha donato nella stragrande maggioranza atleti imbattibili nella corsa al bosco, esistono anche Uomini che hanno fatto il loro dovere perché richiamati da una entità che allora come adesso si chiama Patria.

Con la differenza sostanziale che prima si chiamava Patria, adesso si chiama Paese. Alla manifestazione in questione mancava la rappresentanza dei Mutilati e Invalidi di Guerra, tutti defunti e comunque, casomai ne esistesse ancora qualcuno, non invitato.

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella in veste di Giudice Costituzionale

Vivi, però, nel ricordo dei figli e nei loro ricordi trasmessi e non dimenticati.

Ci hanno lasciato un indelebile messaggio: quando la Patria, e non il Paese, chiama, si risponde; per obbligo, controvoglia, mugugnando, smadonnando.

Questa era l’Italia che ci hanno insegnato; l’Italietta delle celebrazioni forzate, del servizio militare che era un collante e non una discriminante sociale e/o politica convertita al servizio civile o volontario (che sa tanto di mercenario) è roba dei giorni nostri. Tutto si sta scollando e diluendo in una bestiale chiamata al saccheggio della cosa pubblica attraverso buffoni che non ci rappresentano.

Dalla marcia su Roma siamo passati a Roma Capitale; da Berlinguer a Renzi, da Almirante a Salvini.

In fondo raccogliamo ciò che abbiamo seminato e la domanda che mi pongo è se il sacrificio, anche fisico, di tanti, primariamente di quelli in regolare divisa, in secondo quello di coloro che “si scannarono” nei giorni radiosi della (apparente) ritrovata libertà abbiano lasciato un segnale.

Sembrerebbe di no. Siamo mai stati popolo o nazione? Una cosa è certa: non siamo mai stati Italia.

Felice De Matteis
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