clandestini a pistoia. INTONANDO “IO NON PAGO AFFITTO” CHIEDONO UN EURO

Lo schiaffo del politicamente corretto

PISTOIA. Sulla Repubblica è apparsa giorni or sono una lista di parole impronunciabili, divenute tali dopo la presa del potere da parte del signor Politicamente Corretto.

E il tribunale di Milano, come abbiamo già scritto, coadiuva questi censori della verità condannando la Lega a 10mila euro di risarcimento per aver attaccato manifesti recanti la parola “clandestini”.

Siccome a noi piace avere i capelli arruffati dal vento che ci soffia contro, proseguiamo per la nostra strada di civile costituzionale disobbedienza ex art. 21, dato che nessun giudice può dirci quali parole italiane sono o non sono corrette o corrotte.

Capita a Pistoia al sabato sera che, mentre tracanni pesanti aperitivi dopo una settimana altrettanto pesante, un nero ti si avvicini con chiare intenzioni da questuante intonando la inascoltabile canzone di un mezzo rapper, altrettanto di colore, che si fa chiamare Bello Figo.

Una delle sue canzoni più popolari si intitola “Io non pago affitto”, in riferimento al mantenimento perpetuo di cui godono i suoi fratelli africani una volta sbarcati sulla coste italiane.

E il nero baldanzoso ti bercia nelle orecchie proprio “Io non pago affitto”, ridendo di gusto quando gli fai capire che è scomparsa l’unica remota possibilità che aveva di spillarti un euro.

Capisce poco di italiano, ma comprende benissimo che è lecito oggigiorno, per uno come lui, arrivato clandestinamente, prendere letteralmente per il culo chi si è trovato costretto ad accettarlo nella propria città. E il vento soffia contro di noi.

Per pura curiosità gli chiedi da dove diavolo venga, come sia arrivato qui e cosa combini durante le sue giornate.

Arrivò quasi due anni fa dal Ghana, ha ventiquattro anni e sbarcò in Sicilia su uno dei famosi gommoni. Dopo cinque giorni di permanenza in Sicilia venne portato in autobus a Torino, dove una cooperativa lo mantenne per un anno e mezzo circa. Finito tale periodo di mantenimento, manco fosse una ex moglie, un amico già residente a Pistoia gli ha aperto la porta di casa invitandolo a venir qua.

Adesso il ghanese, che non ha voluto dirci il suo nome, vive di questua e di vendita di merce contraffatta, evadendo palesemente le tasse e intonando canzonette che non dovrebbero certo esistere.

Il rapper Bello Figo ospite a “Dalla vostra parte”

Un altro si avvicina dopo di lui, munito del buon senso necessario per decidere di starsene zitto e assumere un’aria afflitta.

Ripetiamo le stesse domande e ci viene risposto che lui, invece, viene dalla Nigeria, dove “gli islamici stavano ammazzando tutti” (parole sue, senza una virgola in più o in meno). Ad ogni modo precisa che se ne è andato per motivi economici.

Dopo essere sbarcato in Sicilia un anno fa, venne portato a Firenze, dove si è ripetuta la storia precedente: mantenuto da una cooperativa per un po’ di tempo, circa sette mesi, dopo di che se ne è venuto a Pistoia in cerca di fortuna: questua e vendita di merce contraffatta, con palese evasione delle tasse.

La questione principale non riguarda tanto il fastidio che recano queste persone continuamente, fermando, chiedendo, insistendo, se non addirittura ridendoti in faccia al ritmo di “Io non pago affitto”; no. La questione riguarda l’incoscienza di chi non si oppone e quindi favorisce questo esodo dalle dimensioni bibliche che sta riempiendo le nostre città di clandestini finti rapper che, per vivere, devono vendere merce contraffatta evadendo palesemente le tasse.

Non deve piacerci per forza l’immigrazione clandestina di massa, come non dobbiamo forzatamente rispettare il vocabolario corretto di Repubblica & soci.

Fidatevi: è un vero piacere camminare contro tutto questo vento…

[Lorenzo Zuppini]

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