A MAN CALLED BALDASTRICCA

Baldastricca TolomeiPISTOIA. Un nostro lettore ci ha inviato alcune note sul signor Baldastricca Tolomei, quello che nel libriccino “Le gore di Pistoia”, dell’architetto Gianluca Iori cambia sesso e diviene la sig.ra Baldestrina Tolomei (vedi).

L’uomo (di sesso maschile) Baldastricca, per i cultori e gli amanti della Storia Pistoiese, come potete leggere, non è figura da poco.

Lo è per chi non conosce la storia o ha la velleità di conoscerla. Ma se esiste anche una Baldestrina Tolomei, l’architetto delle gore è pregato di comunicarcelo. Così, tanto per accrescere la nostra cultura storica su Pistoia e i suoi più illustri personaggi.

BALDASTRICCA TOLOMEI. Di nobile famiglia pistoiese, visse nel XIX secolo: fervente patriota, è ricordato nelle cronache cittadine per essersi presentato talora in pubblico, sulla Porta Vecchia, con la barba tinta di bianco, rosso e verde.

Era figlio di quel Francesco Tolomei che negli anni in cui la Toscana faceva parte dell’Impero Francese era stato maire della città di Pistoia e che nel 1821, utilizzando documenti raccolti dal padre Baronto, aveva pubblicato la Guida di Pistoia, prima opera in cui furono descritti in maniera compiuta e ordinata i monumenti e le opere d’arte della città.

Vittorio Emanuele IIAttratto come il nonno dalla pittura (vedi), Baldastricca esercitò con un certo successo tale arte a Firenze, dove all’inizio degli anni Quaranta aveva aperto uno studio. Nonostante la bizzarria della barba tricolore per la quale prevalentemente è ricordato, fu persona stimata e considerata nell’ambito cittadino, al punto da essere chiamato a far parte della Deputazione della Causa Pia Puccini che, nell’interesse dell’Orfanotrofio di Pistoia, si occupò della corretta gestione dell’ingente patrimonio che Niccolò Puccini, con il quale Baldastricca aveva intrattenuto rapporti di amicizia, aveva lasciato in eredità a tale benefica istituzione.

In veste di deputato dell’appena detta Causa Pia Puccini il 30 aprile 1860 partecipò alla cerimonia della consegna a Vittorio Emanuele II della Spada di Castruccio, cimelio che si diceva appartenuto al condottiero lucchese e che Niccolò Puccini conservava nella sua villa di Scornio con la speranza di poterla un giorno donare a colui che avesse operato per rendere unita l’Italia: nel momento in cui quanto il suo grande benefattore aveva auspicato si stava concretizzando, l’Orfanotrofio, nella sua qualità di erede provvide ad assolverne la volontà.

La cerimonia, svoltasi nella Sala Maggiore di quella che allora era la residenza del Magistrato Civico della città di Pistoia, fu immortalata dal pittore pistoiese Pietro Ulivi; nel piccolo quadro conservato al Museo Civico è raffigurato al centro il Re che impugna la spada appena consegnatagli da uno dei piccoli ospiti dell’Orfanotrofio: vicino a lui, riconoscibile nel gruppo degli accompagnatori per l’alta e snella figura, Baldasticca Tolomei.

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