a misura d’uomo. UNA “TERRA DI NESSUNO” N. 2

«Per documentare le ingiustizie, le irregolarità, le illegalità sostanziali, si deve infrangere quella che un tempo, in linguaggio più o meno marxisteggiante (che in realtà non mi appartiene) era chiamata la “legalità borghese”»
Pistoia. Aree degradate. 3
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PISTOIA. Sono tornato di nuovo, dopo il 3 gennaio 2016 (vedi), ma questa volta non da solo, all’interno delle aree abbandonate ex Martinelli, poste tra via Ciliegiole e via Gonfiantini.

E proprio per il fatto di essere in due, è stato possibile, con un po’ meno timore, entrare all’interno dei capannoni fatiscenti, constatare più da vicino e con chirurgica precisione, aiutati anche da foto le cui immagini non ammettono replica, lo stato delle cose. Ed allora, si può rilevare in particolare:

1) Degrado totale e generalizzato di tutta l’area.

2) Tettoie ed altro materiale in amianto che si sbriciolano, senza alcuna traccia di quei trattamenti che l’Asl ha dichiarato di avere fatto effettuare (Naturalmente, può darsi che la colpa sia nostra, che, da profani, non ce ne siamo accorti, ci mancherebbe!).

3) Piazzali e terreni, con ogni probabilità avvelenati da materiale tossico, che vanno a confinare con la fila di case costituente la seconda parte di via Gonfiantini. Si può notare benissimo, a tal proposito, la vicinanza delle case a tutta quest’area, e quindi la facilità con cui gli abitanti possono essere raggiunti dall’amianto delle vicine tettoie (basta un po’ di vento da nord-est, come in questi giorni), a dispetto del fatto che tali case non abbiano balconi. (Così è scritto in uno dei documenti ufficiali sull’argomento). Come se le finestre, le porte, gli orti, non potessero essere, a diverso titolo, luoghi in cui l’amianto può entrare, diffondersi e raggiungere le persone.
È da rilevare poi che se il vento tira da sud-ovest (direzione prevalente nei nostri territori), può raggiungere facilmente via Pertini (dove, tra l’altro, è situata una scuola materna), via Ciliegiole, ed altre aree ancora.

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4) Fabbricati che presentano nella loro totalità vetri rotti e muri pericolanti; al suolo, in alcuni punti, abbiamo visto siringhe, quale chiarissimo indice che in quella terra di nessuno ci si va anche a drogare.

5) Una vera e propria discarica a cielo aperto di materiali più svariati davanti agli ex cancelli aziendali, localizzati in quella parte che fu via Ciliegiole, attualmente chiusa da due muri, uno a nord ed uno a sud e quindi ufficialmente inaccessibile al pubblico.

6) Stanze dei vecchi uffici, anch’essi in stato ormai fatiscente, in cui si notano le tracce evidentissime di un notevole numero di disgraziati, pare una trentina, e non possiamo chiamarli diversamente, che vive e dorme in condizioni enormemente peggiori di certi nostri animali domestici, magari supercurati e supernutriti.

Le foto di questi locali, compresi i “bagni”, sono a dir poco impressionanti, e capaci di far breccia anche nel coriaceo muro di indifferenza che molti di noi si sono costruiti intorno per non essere “disturbati” dai problemi ed essere messi in discussione nelle loro comode certezze.

E, nonostante il pericolo, segnalato sul cancello chiuso che si affaccia su via Gonfiantini, il luogo è abbondantemente frequentato, non si sa quanto in maniera corretta dal punto di vista legale, da persone per le quali tale situazione di pericolo si presume evidentemente non valere. In quell’area infatti si entra con mezzi anche pesanti per depositare e poi riprendere “scheletri” di vetture ferroviarie ed altro materiale, che abbiamo visto accuratamente impacchettato dentro i simulacri di capannoni e di cui le foto danno parimenti testimonianza.

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Pistoia. Aree degradate. 3

Alla fine di questo breve riassunto, una precisazione mi sembra doverosa. Per constatare le cose che abbiamo constatato, con relativa documentazione fotografica, un privato cittadino deve infrangere la legge due volte.

La prima perché si deve introdurre, inevitabilmente, in una area ferroviaria, qualunque sia il percorso che sceglie di fare.

La seconda perché, attraverso un cancello sempre aperto posto su un binario morto della “Porrettana”, si va ad introdurre in un’area a tutti gli effetti privata, anche se nessun cartello segnaletico esiste per informarlo di ciò.

Si arriva quindi alla contraddizione che, per documentare le ingiustizie, le irregolarità, le illegalità sostanziali, si deve infrangere quella che un tempo, in linguaggio più o meno marxisteggiante (che in realtà non mi appartiene) era chiamata la “legalità borghese”. Altrimenti tutto rimane ovattato e coperto da una coltre di silenzio o dalla ipocrisia della poca documentazione ufficiale esistente.

E tutto questo avviene, alla fine, per un semplice motivo: perché chi dovrebbe agire, chi avrebbe senza problemi il potere per entrare dovunque, anche là dove il semplice cittadino non potrebbe, adducendo seri e documentati motivi di pubblico interesse (sanitari, di sicurezza, ecc), di fatto si astiene, si tiene lontano, non agisce come dovrebbe o lo fa con colpevole ritardo.

Vedi: a misura d’uomo. una “terra di nessuno” dentro la città

[*] – Lettore, ospite

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4 thoughts on “a misura d’uomo. UNA “TERRA DI NESSUNO” N. 2

  1. E’ logico, se i cittadini invece di guardare il giardino volante, deliberatamente vanno a cercare queste cose, si abbassa il livello culturale, questo è un comblotto!

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