a onor del vero • 28. L’ITAGLIA SPIEGATA IN VIGNETTONI

ESOPO, Il leone e la lepre

Un leone trovò una lepre addormentata e stava già per divorarsela, quando vide passar di là un cervo, e lasciò la lepre per corrergli dietro.
La lepre, svegliata da quel tramestio, balzò sù e se la diede a gambe.
Dopo una lunga corsa dietro il cervo, non essendo riuscito a raggiungerlo, il leone ritornò alla sua lepre, ma trovò che se l’era svignata.
Beh, me lo son meritato – disse – perché ho lasciato andare il boccone che avevo già in mano, preferendo correr dietro alla speranza di un boccone più grosso.
Ci sono anche degli uomini che fanno così: non contenti dei loro modesti guadagni, corrono dietro a più lusinghieri miraggi, senz’avvedersi che intanto perdono anche quello che già avevano in mano.

[Favole sull’ambizione]


Per non voler vedere la tragica realtà pistoiese

 

IL SISTEMA GIUSTIZIA È IN CORTO CIRCUITO

 


 

Il Tirreno-Pistoia, 17 novembre 2021. Siamo al collasso. 1

 

1. Ci sarà da divertirsi quando arriveremo in fondo alla famosa storia della chiave del luogotenente Salvatore Maricchiolo e, magari, si scoprirà che è stata tutta una montatura organizzata a tavolino e studiata in difesa della «restaurazione»: una sorta, cioè, di congresso di Vienna del dopo-Napoleone per riaffermare certi e solo certi poteri pistojo-agrumiènsi. 

2. Due vigilesse sono agli arresti domiciliari; chi scrive c’è già stato per 104 infamissimi giorni, ma alla fine i fatti parlano da soli e le paginate dei giornali, che stanno sugli attenti dinanzi ai sostituti, iniziano – seppur troppo lentamente – a scolorire la tintura delle ferree mura del legalitarismo ipocrita delle «autorità costituite» pistoiesi.
Ne emerge un affresco che definire tragico è parlarne in color di paradiso: comuni che vengono giù a pezzi (Agliana); che si trovano affogati in abusi e falsi mai opportunamente censurati dalla procura sorda a tutto (Quarrata); favoritismi d’ogni sorta e quanto di peggio c’è per una città di ferventi sostenitori della Costituzione, della legalità, della resistenza griffata Anpi.
 

3. Aggiungete anche il glifosato di Report su Rai 3; l’inceneritore; i percolati e gli incendi del Cassero; il cloruro di vinile nei pozzi di Casale; l’assoluta inerzia dell’Asl favorita non dai bassi, ma dai bassissimi profili della procura della repubblica, e sarete dinanzi a un bell’arazzo di quelli pregiatissimi della famosa collezione di palazzo reale sulla Collina del Wawel a Cracovia.
A Pistoia non manca niente del peggio, purché la casta locale possa vantare la sua presenza e quella della sua discendenza come passata non al setaccio, ma al coletto del glorioso Liceo Forteguerri in cui insegnò il Carducci e da cui passò Vannino Chiti. Battuta: che culo!
 

4. Intanto la sublime inettitudine di maggioranza e opposizione di Agliana/Agrùmia si sbottona pian piano e, facendo sfilacciare il tessuto di una “melletta blimundica” taciuta per quasi un secolo, lascia venire a galla che, alla fine, anche la segretaria Paola Aveta (presentata sùbito dal Tirreno quale vittima di ingiusti veleni) ha qualche sua piccola colpa, qualche scheletrino – almeno di pollo o di tacchino – nell’armadio.
I semifreddi di Agliana Civica parlano di vigilanza direttiva a bassissimi livelli e di atti richiesti e mai compiuti dalla dottoressa Aveta.
Noi di Linea Libera, il male dell’umanità per cui la procura ci perseguita con accanitissimo «stalking giudiziario» (o non raccoglierebbe una cinquantina di querele tutte insieme pur se tutte disomogenee come le lingue dell’UE e, diciamolo, oggetto di ridicolezza logico-giuridico-contenutistica); noi aggiungiamo che due giorni dopo il suo arrivo ad Agliana, Ella (direbbe Vittorio Feltri) aveva già iniziato a stressare i dipendenti minacciandoli col dire che, se avessero interloquito con Linea Libera, “avrebbe loro troncato le gambe”. Ma ne riparleremo in aula.
 

La Nazione-Pistoia, 17 novembre 2021. Siamo al collasso. 2

5. Oggi – rifatevi alle fonti più acquiescenti che vedete qua e leggetele con attenzione, Nazione e Tirreno – filtra, come l’olio nuovo di questi giorni, che tutte le più o meno “grandi idee” dell’amministrazione Benesperi (quelle per le quali ci hanno trascinato in tribunale con dichiarazioni di Pedrito e del Ciottoli, a breve destinate a sfarinarsi da sé) altro non erano che ridicolissimi tentativi di coprire un’assoluta incapacità di gestire la cosa pubblica e un’inammissibile inettitudine di fondo.
Cosa farà il Benesperi, ora? Querelerà tutta l’Agliana Civica e poi le opposizioni e poi la Misericordia e poi la Caritas e poi, magari, anche don Tofani perché non la vede come lui, l’epigastràlgico, nonostante i 6 mila euro di regalìa soggetta a secretazione? 

6. Siamo d’accordo che la Piana è un vero e proprio trògolo in cui ognuno fa come crede? Si salva forse Montale con la storia squallida del Carbonizzo, su cui è stato aperto (e subito chiuso, forse) un fascicolo del sostituto De Gaudio, ora distratto dalla famosa storia di San Pietro e della chiave smarrita del paradiso? 

7. Allora, in onore della mia illogicità contestata dal tenente colonnello Stefano Nencioni, propongo a tutti i lettori un problema del quale chiedo la soluzione.
Lo propongo con una metafora scolastica.
Gli elementi di essa sono: 1. la classe (la popolazione); 2. i professori («autorità costituite» e sostituti della procura); 3. il preside (il capo della procura e il prefetto).
 

8. Dati gli elementi 1, 2 e 3, se la classe-popolo si mette a sfasciare i banchi (compresi quelli con le ruote della peggior ministra del mondo, l’Azzolina) e a generare uno tsunami di disordine, sarà tutta e solo colpa di allievi mentalmente disturbati e casualmente concentrati in blocco in un’unica aula, o professori e preside, a forza di bassi profili, avranno contribuito sostanziosamente all’anarchia e alla degenerazione? 

Buona riflessione a tutti: a chi si alza la mattina e si diverte a querelare anche Gesù crocifisso; e a chi, dopo essersi svegliato, si comporta come il leone di Esopo, cioè lascia la lepre di cui dovrebbe occuparsi (un esempio a caso: il Carbonizzo di Montale), per correre dietro a un cervo che poi gli fa marameo (altro esempio a caso: la famosa chiave del luogotenente Maricchiolo). 

E tutto questo mentre, per non voler vedere la tragica realtà pistoiese, secondo la filosofia del signor Dell’Anno, tumori e morti, inquinamenti, soprusi e abusi transitano tranquillamente sotto il più apparente quietismo di una provincia dove
non cade foglia che Pd non voglia 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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