a onor del vero • 37. L’ITAGLIA SPIEGATA IN VIGNETTONI

Unico fra tutti i giornalisti d’ItaGlia, Mauro Banchini (eravamo cronisti della Nazione, anni 70) ha avuto sin dal primo momento la limpidezza e l’onore professionale e umano di seguire una battaglia da Davide contro Golia: un giornaletto come questo, Linea Libera, contro l’omertà, le protezioni, le vergogne di pubbliche amministrazioni (Quarrata, Agliana, Montale) che godono, con assoluta evidenza, di forme di protezione avanzata da parte di chi, nelle procure, il popolo italiano dovrebbe aspettarsi il dovuto rispetto in termini di «terzietà» e «imparzialità», il massimo inganno per la «gente comune» a favore della quale aveva solennemente promesso di voler lavorare il PM Tommaso Coletta quando si insediò a palazzo di giustizia (?) in piazza del Duomo


Una risposta per tutti

 

GIUSTIZIA DI PISTOIA IN CORTO CIRCUITO

Considerazioni a margine del modus operandi della Procura

 


 

Ecco perché ho chiesto la disiscrizione dall’ordine

 

1. Sulla sua Trebisonda Mauro Banchini affronta ancora una volta la questione delle omertose omertà pistoiesi; caratteristiche che sarebbero proprie, nell’accezione comune del termine, di cosa nostra, della ’ndrangeta, della camorra, della Sacra Corona Unita, cioè di quei sistemi marci che costituiscono – come insegnano alla facoltà di legge, frequentata (almeno si spera) dai magistrati, ma sùbito, purtroppo, scordata – forme di cosiddetti «sato nello stato» o organizzazioni parallele, concorrenti e antagoniste di quello che, in teoria, dovrebbe essere l’ordinamento costituzionale, ad oggi completamente sfarinato. 

2. Persona con un suo ben preciso rigore morale, Mauro Banchini ha tentato, inutilmente, di attirare l’attenzione sui “porcai” di cui stavo parlando dal luglio 2020: perché come altro definire favoritismi smaccati per alcuni cittadini, che sono insulti e vigliaccate bullistiche nei confronti di altri?
Eppure non c’è stato verso: non hanno reagito, i cosiddetti giornalisti, né a livello nazionale (ne sapevano qualcosa Belpietro, Giordano, Del Debbio, Sansonetti, Giletti; e poi anche un mio alunno liceale, Leonardo Nesti, capo-Ansa di Bologna) né a livello locale: micro-realtà in cui i furon-colleghi appena vedono un magistrato, cominciano a tremare come foglie, non fosse mai che qualcuno di loro gli dicesse (ed è già accaduto), in maniera ricattatoria e degna degli ordinamenti paralleli di cui sopra: «Se scrivete mezza riga di questa vicenda giudiziaria, da noi non avrete più una mezza notizia! Chiaro?».
 

3. Allora, mentre esprimo la mia stima e la mia piena riconoscenza a Mauro – sempre stato dalla mia parte, anche in un famoso processo passato sotto silenzio, quello contro Luigi Egidio Bardelli di Aias-Tvl-Apr-Maria Assunta in Cielo, nei confronti del quale il giudice dottor Luca Gaspari mi assolse “perché il fatto non costituiva reato” –; con altrettanta chiarezza esprimo disappunto e massima irritazione, e per giunta con una pesante dose di condanna morale, nei confronti dei cronisti che tacciono per non avere grane: non è questo il dovere del giornalista.
Il rappresentante sacro dell’informazione non deve fare, infatti, come il cardinal Giuseppe Betori che, preso di mira da uno squilibrato “che lo voleva sparare” (direbbe Di Pietro), che fece? Dètte – come si dice – uno spintone in avanti al suo segretario, mentre lui scappò a rifugiarsi in ascensore.
Eppure il rosso cardinalizio sarebbe il simbolo per cui, chi indossa quel colore, giura di difendere Cristo e la sua croce, fino a versare il proprio sangue… E come no?
 

Carlo Bartoli, già presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, è ora presidente nazionale

4. «Uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà», questa la visione del mondo di Sciascia.
A quale categoria sarei dovuto appartenere io, personalmente di persona – come dice Catarella –, per vivere senza problemi o per non sputarmi in faccia ogni volta che mi faccio la barba?
Quella degli «uomini» era assolutamente incompatibile con quella dei «giornalisti»: e ho, perciò, chiesto la disiscrizione da un albo che io considero (nonostante il fu-presidente Bartoli e il neo-presidente Marchini: che sanno entrambi bene di cosa sto parlando); da un albo che io considero poco albo (in latino significa bianco) e molto nero – ovviamente di vergogne varie: di cui ho le prove documentali, cerchiamo di capirci, eh?

5. Nemmeno questi sommi campioni (Bartoli e Marchini) hanno speso mezza parola per me massacrato in un processo “politico” e perseguitato da un pervicace quanto vomitevole “stalking giudiziario”, a cui rispondo con gli scritti perché so scrivere; ma al quale, fossi stato davvero un rappresentante della «gente comune» del dottor Coletta, avrei potuto (e forse dovuto) rispondere in ben altro modo, non migliore di quello di certe brigate che andavano di moda negli anni di piombo.
Io però, pur essendo un perseguitato, sono e resto una persona con una forte educazione istituzionale – al contrario di molti giudici che si mostrano come diritto e rovescio della stessa medaglia, imponendo le loro verità alle cui basi stanno, in maniera non del tutto improbabile, interessi privati, amicizie e tesi da sostenere per fini prettamente narcisi e di personale potere.
 

A Giovanni Giacomelli Grazie mille. Lei ha centrato il problema. Se i cronisti pistoiesi, dal dopoguerra ad oggi, non si fossero sempre messi sugli attenti dinanzi ai signori del terzo piano del tribunale, probabilmente, sorvegliati a vista ed additabili, i signori assoluti delle nostre vite potrebbero sentirsi molto meno sicuri ad aprire inchieste sul vuoto interspaziale, come quella famosa sulla chiave rubata (?) alla vigilA Traversi. 

A Riccardo Nesti Come ho detto in aula al sostituto Giuseppe Grieco il 6 di luglio scorso, contrariamente alla pubblica amministrazione (e il giudice Luca Gaspari ha sottolineato che “anche il tribunale è pubblica amministrazione”) personalmente il mio modus operandi è: 1. studiare i documenti; 2. parlare solo dopo; mentre la procura si muove così: 1. partenza in tromba a sirene spiegate; 2. poi fermata a secco perché si trova davanti a muraglie cinesi come le carte che di solito la procura non legge e che parlano da sé.
Il discorso del «fatti salvi i diritti dei terzi» lo lasci perdere. Sta parlando di cose che non conosce.
 

A Irene Pagnini Grazie. Lei ha colto il nòcciolo sul fatto che sto parlando a ragion veduta e che ho al 100%. Grazie anche del riconoscermi coraggio: è una virtù civica e civile che nessuno più conosce e riconosce.
Stia però certa che, anche su ciò su cui lei non si pronuncia, le carte (mai lette dalla procura, ri-sottolineo) parlano da sé.
 

A Luciano Mazziotta Se non vuole parlare con Mauro perché già informato, parli almeno per noi che non lo siamo. Ascoltare ci farà molto piacere, perché non siamo la procura, che non vuole proprio sentire… 

A Agostino Fragai Quel “forse” la salva. Tenga però presente che il suo partito è uno di quei poteri che ha governato Pistoia per 75 anni senza interruzione; e che ha gestito le massime criticità (inquinamento, inceneritore, rifiuti, discariche) sulle quali la procura non ha mai – e sottolineo mai – mosso un dito. Non è male, vero? 

A Massimo Bianchi, soprannominato Loppa (detto per il sostituto Grieco, che smuccia per il soprannome “cacaiola” del sindaco di Agliana): Grazie, Massimone! Hai colto nel segno: a Pistoia, fin dai tempi di Vanni Fucci, la verità non si deve dire.
Lo impediscono i poteri partito-massonico-giudiziari in malta extra-forte e ben cementata, assolutamente trasversali che hanno sempre fatto e vogliono continuare a fare per sempre non quello che possono fare in piena legalità, ma soprattutto quello che vogliono fare a dispetto di tutto e di tutti e in barba alla legalità.
 

Terra Aperta la coordina il sostituto Curreli. Vi sembra normale?

Se questo non fosse, come sarebbe possibile che in procura possa lavorare indisturbato un dottor Claudio Curreli che tocca i fallimenti, sotto il profilo penale, anche di aziende che vengono spedite in procura dalla giudice delle esecuzioni Nicoletta Curci (per i ciechi e i sordi moglie di Curreli)?

E come sarebbe possibile che gli venissero affidate indagini (che normalmente non svolge con la dovuta diligenza e cura)? Proprio a lui che, in quanto coordinatore delle “aziende” di promozione della clandestinità attraverso la rete guidata da Terra Aperta, favorisce sostanzialmente l’illegalità che, invece, dovrebbe sanzionare?

E come si spiega che la procura non interviene in tutto quell’alveare di problemi-calabrone di Vicofaro-Biancalani? Tutte cose note e tutte cose opportunamente non-apprezzate e taciute.

E io, con la schiena a somaro, dovrei essere preso a legnate da questi signori censori, che niente o quasi hanno dell’etica e dell’homo moralis? E dovrei farlo perfino senza neppure ragliare quanto mi pare anche dopo 104 giorni di arresti domiciliari illeciti, soltanto perché loro sono le «autorità costituite» come il Marchese del Grillo?

Ma la pazzia e la schiavitù sudditale sono doveri costituzionali? E da quando? 

Il sostituto Giuseppe Grieco

Il sostituto Giuseppe Grieco insiste e insiste e insiste perché vuole farmi dire che ho “interessi personali” nel perseguitare il ragionier non-dottor Romolo Perrozzi.
Chiedo allora al sostituto Giuseppe Grieco, e in forma pubblica: quali “interessi personali” ha la procura della repubblica di Pistoia, da Claudio Curreli in giù, a voler far mantenere al ragionier non-dottor Romolo Perrozzi privilegi che non gli spettano 1. per legge; 2. per due regolamenti (disattesi dal sindaco Mazzanti e dal suo disastroso Comune, senza che la procura intervenga); e 3. per univoca e consolidata giurisprudenza amministrativa?
Chiara la domanda?
Chi perséguita chi?
 

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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