a onor del vero • 66. L’ITAGLIA SPIEGATA IN VIGNETTONI

Secondo l’art. 405 c.p.p. il termine di durata delle indagini per la generalità di reati, a decorrere dall’iscrizione dell’indagato nel registro delle notizie di reato è di: – sei mesi, in via ordinaria; – un anno se si procede per i reati di cui all’art. 407, comma 2 c.p.p.: L’Art. 405 c.p.p., co. 2, infatti recita: «Salvo quanto previsto dall’articolo 415 bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato [335]. Il termine è di un anno se si procede per taluno dei delitti indicati nell’articolo 407 comma 2 lettera a)». Ma Pistoia è una Repubblica del Donbass che segue le leggi della Russia?


È ancora possibile in Italia analizzare i dati di fatto o è reato da punire con il carcere duro?


 

SETTE ANNI IN TIBET  OPPURE CINQUE NELLA PROCURA

CHE LAVORA PER LE « PERSONE COMUNI »

 


La seconda pagina della richiesta di archiviazione firmata dalla sostituta Linda Gambassi

 

La dottoressa Linda Gambassi, sostituta Pm della procura di Pistoia

 

Alla fine i fatti parlano da soli e non parlano certamente a favore della procura della repubblica di Pistoia.

Andrea Silvestri e Burkhard Klotz vengono iscritti nel registro degli indagati nel 2017 (notizia di reato 105) per fatti accaduti il 17 maggio e il 28 giugno 2016 all’impianto di incenerimento di Montale.

In questi giorni, come potete vedere, la sostituta Linda Gambassi avvisa il Comitato per la chiusura dell’inceneritore e altri 16 signori più o meno noti della Piana, che ha presentato richiesta di archiviazione al giudice delle indagini preliminari.

Attenzione a non confondervi: vi sembra possibile, ma soprattutto giusto e rispettoso dei termini stabiliti da quella legge alla quale i giudici sono soggetti (Cost. art. 117), che una indagine inizi – mi pare – nell’agosto del 2017, e ne venga chiesta l’archiviazione il 3 febbraio 2022?

Sono passati 1.650 giorni circa, corrispondenti a 55 mesi circa e a circa 4,6 anni. Qui non è questione di malevolenza o di mancanza di rispetto alla magistratura «autorità costituita». Tempi biblici e soprattutto al di fuori della norma. Sbagliamo se pensiamo che siamo dinanzi a situazioni fuori controllo?

E, soprattutto, cosa è più grave:

il furto presunto di una chiavA della vigilA Traversi, per il quale si muovono ben due sostituti (Leonardo De Gaudio e Luisa Serranti), che a loro volta lanciano in corsa 7 carabinieri, attivano intercettazioni telefoniche di un anno con 18 mila pagine di trascrizioni (a carico dei contribuenti) e, alla fine, stella cometa sul presepe o puntale sull’albero di Natale, gli arresti domiciliari di Lara Turelli e Claudia Vilucchi – il tutto alla velocità di Speedy Gonzales; oppure

un incidente all’inceneritore di Montale che distribuì “cacca a gratis” e che ora sembra venir tamponato come se si trattasse di un chicco di riso in una carie di un dente?

Il procuratore Renzo Dell’Anno era un grande sostenitore dei bassi profili sull’inceneritore di Montale

Che pena dobbiamo aspettarci dai lavoratori impegnati a favore della «gente comune», se pensiamo che la procura pistoiese segue le direttive dei «bassi profili» del fu procuratore Renzo Dell’Anno?

È prova certa di terzietà e imparzialità della procura pistoiese vedere certificato il fatto che certi “disegni criminosi” (cari a Claudio Curreli, ma non solo) corrono come ETR 1000 sulla direttissima Firenze-Roma, mentre certi altri scenari (immigrazione clandestina, spaccio di droga, falsi documenti e condoni fasulli prodotti dai santi Comuni come quello del Mazzanti, inquinamento da pesticidi e cloruro di vinile nei pozzi di Casalguidi etc.) sono assolutamente ignorati come fossero “noccioline da burro di arachidi”?

Il modus operandi che i pistoiesi subiscono ogni giorno, mi rammenta la conclusione della carducciana Davanti San Guido poesia che, ovviamente, nella cultura della sinistra politicamente corretta, nessuno legge più:

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo
Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

Carlo Bartoli, presidente dell’ordine nazionale dei giornalisti

E i giornalisti di Pistoia, pur d’avere una confidenza – e non di rado osée – dalla procura, si mettono subito sugli attenti e obbediscono come Garibaldi quando qualcuno gli dice: «Di questo processo è vietato parlare… Di quest’altro ecco i particolari da mettere in risalto. Al lavoro!».

Carlo Bartoli è voluto andare a fare il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. Ma per cosa? Forse per credere, obbedire e combattere? Non si era accorto, da buon giornalista, che nessun vero giornalista o informatore si gloria di essere e stare alla catena. Mi sono spiegato…?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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