A ONOR DELL’ONORE E DELL’ETICA PROFESSIONALE

Stazioni d’Italia…
Stazioni d’Italia…

PISTOIA. Accade con frequenza sempre maggiore che città e paesi si trovino sott’acqua che frane e smottamenti siano ormai all’ordine del giorno e che si invochi a giustificazione le avverse condizioni atmosferiche, le “bombe d’acqua” come oggi vengono definiti i piovaschi più intensi.

Non nascondiamoci dietro le bizze della natura come se queste fossero una eccezione e guardiamo le cose con freddo, impietoso ma logico realismo. L’idea che mi sono fatto solamente attraverso l’osservazione, e chiunque abbia la mia età matura ma non ancora vetusta può verificare, è un’altra che non contempla né il Padreterno né la natura.

La mia generazione andava a scuola a piedi e allora le scuole non venivano chiuse per cinque centimetri di neve né veniva interrotta la circolazione dei treni per lo stesso motivo. Le esondazioni della Brana avvenivano, certamente, ma erano eventi che i più anziani ricordavano come episodi particolari, degni appunto di essere raccontati. Era l’epoca in cui le fosse venivano pulite a mano, come le strade, le piazze, gli scarpati ferroviari praticamente abbandonati insieme alle barriere in cemento che delimitano la linea.

Stessa situazione per gli alvei dei torrenti: chi raggiunge Piteccio, ma non solo là, può ammirare nel letto dell’Ombrone una ricca e attempata vegetazione che di certo non facilita il deflusso delle acqua nel caso di piena. Come le fogne, pulite periodicamente a mano, anche colline e montagne venivano curate, senza mezzi meccanici o quasi dall’ultima generazione di montanini, scomparsa la quale anche questo tipo di ambiente, boschi, crinali e terrazzamenti ha iniziato una veloce fase di degrado i cui effetti si avvertono con paurosa evidenza anche in pianura.

Stazioni d’Italia…
Stazioni d’Italia…

Non è una impressione ma una constatazione di fatto l’abbandono e il lassismo dilagante in ogni settore. Gli impianti ferroviari tristi ricordi di un tempo non lontano, fatiscenti e ricettacolo di vagabondi, barboni, tossici ecc. a qualunque ora, aiuole e viali che mostrano impietosamente il degrado totale, bordi di strade anche di primaria importanza ove il taglio dell’erba e la pulizia dei bordi rimane pura utopia, l’arredo urbano pressoché abbandonato a se stesso.

Ho appena visitato un istituto scolastico superiore nella zona del viale Adua dove strutture costruite con criterio moderno assoluto manifestano in ogni angolo, insieme alla incuria delle amministrazioni, il livello attuale di educazione di coloro che vanno a scuola quotidianamente a testimonianza di come in quaranta anni sia stato modificato il modo di essere, di pensare, di vivere, il significato di diritti, di doveri, di decoro, di dignità. E pensare che proprio dalle scuole dovrebbe uscire la futura classe portante del Paese.

Attribuisco molte delle responsabilità di questa generale situazione ad una politica sindacale sbagliata, quella che per anni ha tutelato nobilmente il lavoratore e sin qui nulla da eccepire, dimenticando però, colpevolmente, anche di disciplinarlo diffondendo la convinzione che ciascuno avesse solo diritti.

Stazioni d’Italia…
Stazioni d’Italia…

Sono state rimosse quelle figure “lesive delle libertà individuali” ossia coloro cui era demandato il compito di disporre delle maestranze nella maniera che il caso e la necessità rendevano più adatti provvedendo anche alla verifica del lavoro eseguito incentivando i meriti, scoraggiando i lavativi sollecitando i meno produttivi.

Molti dei fatti incresciosi attribuiti agli eventi naturali potrebbero essere evitati se ciascuno di noi riprendesse a fare il proprio lavoro con assidua e concreta partecipazione, quella che una volta si chiamava etica professionale oggi scomparsa in ogni settore e che occorre risuscitare se vogliamo evitare tragedie sempre più grandi.

“Il lavoro del singolo rimane ancora la scintilla che muove l’umanità verso il futuro, anche più del lavoro di squadra”, Igor Sikorsky.

Paolo Nesti

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