A PROPOSITO DELL’USO (E DELL’ABUSO) DELLE PAROLE E DELLA LINGUA

Pappus praeteritus (= trombato alle elezioni)
Pappus praeteritus (= trombato alle elezioni)

PISTOIA. In un mio precedente articolo (ci fa senso. «Dai “piccini”? Ben va se non ti becchi una querela!») ho “captato” – e non catturato, come qualche professionista, anche se architetto (dell’obbligo), che mal conosce l’italiano scrive e sul quale torneremo a breve – una lecita curiosità.

Le mie “incandescenze” verbali erano rivolte a un caso specifico o a uno, nessuno, centomila?

Ho promesso e lo farò, anche se il mio avvocato mi sconsiglia, di scoprire alcune carte sulle quali si andrà a confrontare la Legge in merito all’uso delle parole, dei vocaboli e del loro significato.

Il magistrato dottor Luciano Costantini, a proposito del processo “Untouchables”, ci fa comprendere giustamente (L’uso (e l’abuso) delle parole e della lingua) che le parole vanno usate “cum grano salis” (dalla locuzione latina, propriamente «con un granello di sale [in zucca]»). Espressione, probabilmente adattamento della frase di Plinio il Vecchio (Nat. Hist., 23, 77, 3) addito salis grano «con l’aggiunta di una presa di sale», di uso frequente nel senso figurato: «con un po’ di discernimento».

Trombati, ma nessuno ha citato nessuno. 1
Trombati, ma nessuno ha citato nessuno. 1

Le sue parole vanno intese «cum grano salis», non vanno cioè prese alla lettera (dal Vocabolario Treccani) e quindi quando si usano certe espressioni, certi modi di dire che anche i vocabolari non indicano come offensivi, il voler dare alle medesime un tono diverso e una strumentale interpretazione, è da analfabeti o da sciaguratelli mentali o da presuntuosi.

L’articolo di cui sopra era una lecita e civile, non offensiva critica a un certo mondo non solo provincialoide e pistoiese, che sedimenta le proprie convinzioni sul fatto di essere “intoccabili” per grazia di Dio, anche e soprattutto presuntuosamente (in)consapevoli del potere che si può avere sui propri simili ma non su altri che hanno ancora chiaro il principio dell’ubi maior minor cessat, dove il maior apparente è, antropologicamente, mentalmente, eticamente minor .

Quello che ho chiamato “articolo” in premessa, non è tale perché solo i giornalisti possono “fare” gli articoli; e se hai l’ambizione di voler trasmettere il tuo pensiero, o trovi un “pazzoide” di direttore di giornale che ti ospita, oppure sei o diventi un “mutolo”.

Trombati, ma nessuno ha citato nessuno. 2
Trombati, ma nessuno ha citato nessuno. 2

Ma torniamo a noi (minuscolo!): posso io dire, vocabolari italiani alla mano, ad un signore/a che si presenta alle primarie di un partito e arriva ultimo/a con una “sputacchiata” di voti che “è uno/a” politicamente trombato/a?

Vi dispiace se vi lascio ancora un poco nel dubbio? Nel frattempo gradirei conoscere il vostro giudizio.

Già alcuni lettori si sono espressi, non conoscendo i termini del problema: ma nel caso specifico, anche per dare soddisfazione ad amici, che personalmente o telefonicamente mi hanno contattato, apro ufficialmente questo “tribunale del popolo” che, per me, non è vincolante. Perché io fo come mi pare. L’unica cosa che debbo fare è ringraziare il direttore Bianchini che mette il suo giornale a mia disposizione per questo quesito – ma lo fa anche con tutti gli altri indistintamente e con un comportamento assolutamente inesistente a Pistoia.

Lo offro, questo spunto, alla vostra schietta valutazione perché anche per i timorosi è arrivato il momento di poter fare un raffronto con ciò che eravamo e ciò che siamo divenuti o vorrebbero che divenissimo.

È evidente che il quesito che ho posto è per i “sopra gli …anta”, quelli che dovrebbero lasciare un segnale a chi inevitabilmente ci seguirà.

Sentite bene: non esistono cautele o paure di rabbiose o ben congegnate vendette, dirette o trasversali; esiste solo il principio che certa “cacca” si pesta e nemmeno si raccatta.

Amen.

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One thought on “A PROPOSITO DELL’USO (E DELL’ABUSO) DELLE PAROLE E DELLA LINGUA

  1. Caro Felice. In quest’epoca e in particolare in paesi come il nostro, manca la cultura del “saper perdere”, ammettere una sconfitta, prendere atto della realtà è diventato un atto raro e prezioso. Prezioso per te stesso, che così trai spunti di riflessione per crescere come persona e prezioso per la comunità, che, dopo aver detto “no grazie” ha diritto a che tale verdetto venga rispettato con un dignitoso rientro tra i ranghi del soggetto bocciato. Stante così le cose non stupisce che, quando uno te lo ricorda, in modo colorito, ma che fa parte del linguaggio gergale toscano, il cui significato non può essere frainteso o equivocato e che vuol semplicemente dire: “non ti hanno voluto, ma non di poco, ma proprio di brutto”, subito scatti il riflesso condizionato di chi si sente, senza motivo, leso nell’onore. Io non ho ancora ben capito chi l’ha querelata, perchè in fondo, da “foresto” non sono così addentro alle cose pistoiesi, ma…se è arrivato ultimo alle primarie cui ha partecipato e un giornalista glielo ricorda in un modo che è gergale ma fondamentalmente corretto nel significato, perchè aderente ai fatti cui si riferisce….non vedo proprio cosa abbia da dire ad un giudice che non sia confermare di essere arrivato ultimo alle primarie. Vabbè…sarà contento il suo avvocato immagino. Infine mi chiedo: ma se un giornalista scrive cose che non ti aggradano….esiste il diritto di replica e, Linee Future mi sembra tutto, tranne che un giornale che censura i diversi punti di vista…quindi caro/a querelante…perchè non replicare? E’ così che funziona in democrazia…
    Un abbraccio
    Massimo Scalas
    Ps. poi c’è anche gente (ovviamente non il suo querelante….che non sia mai che si debba affollare il tribunale per queste minchiate)che se la prende per una frase simile perchè in realtà vorrebbe tanto essere trombato/a non politicamente…ma tantè si deve accontentare…
    PS. ma ho capito bene?…qualcuno la querela perchè è arrivato ultimo alle primarie del suo partito e Lei glielo ha detto in toscano stretto?…forse non ho capito niente…

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