abetone-cutigliano. QUELLA FUSIONE SU CUI TANTO SI PARLA E POCO SI RIFLETTE

Comune di Abetone
Comune di Abetone

CUTIGLIANO-MONTAGNA. Da oltre quattro anni la vicenda della fusione dei Comuni della Montagna è stata oggetto di accanite disquisizioni in gran parte sfociate sulle pagine di Quarrata/news, prima, e su Linee Future, poi.

Si tratta di due testate on-line dirette da Edoardo Bianchini, intrepido giornalista che – sprezzante dei pericoli costituiti dalle querele minacciate o presentate dai cosiddetti “Poteri Forti” pistoiesi e confortato da una redazione altrettanto agguerrita – si distingue nel produrre inchieste su fatti, fattacci, commenti ed opinioni che circolano in città e provincia.

Quelli cioè che spesso le redazioni della stampa quotidiana locale trascurano all’insegna del “lascia stare il can che dorme” e i “Poteri Forti” ignorano o, meglio, fingono di ignorare.

In più Edoardo Bianchini dà ampio spazio a chiunque (libero cittadino, ente, azienda, formazioni politiche di ogni colore, associazioni sindacali e via di seguito) rispetti le regole di buona educazione e voglia “dire la sua”. In questo modo il giornale (definito da chi riceve i pestoni su i piedi “giornalucolo di provincia”) è assurto a livello di un “mattinale” letto sia da chi cerca di essere a conoscenza su quanto sobbolle, bolle o ribolle nei pentoloni di chi ci comanda, sia dai destinatari presi di mira da rabbuffi e critiche.

Nel contesto gli argomenti più sviscerati sono: le decisioni della boccheggiante Provincia e del Comune capoluogo; lo stato di abbandono di Pistoia e dei paesi della provincia; la Asl di Pistoia e le autoincensazioni della politica e della dirigenza regionale sfociate nella pratica soppressione degli ospedali di Pescia e di San Marcello con il conseguente allungamento delle già lunghe liste di attesa; la gestione personalistica della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; quella dell’associazione fondata da Luigi Bardelli e – per la Montagna – il “pasticciaccio brutto” degli ammanchi e dei mancati controlli alla disastrata Comunità Montana Alto Appennino pistoiese.

Cutigliano - palazzo-di-seraE, proprio a quest’ultimo ente – affidato ad una maggioranza di sinistra espressa da quelli che sono ora classificati “gli scombiccherati eredi del P.C.I. sanmarcellino” – risale l’idea, discussa prioritariamente all’interno del Comitato Locale Pd, di varare quel Comune Unico a quattro (Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello Pistoiese). Progetto che – una volta giunto in porto – avrebbe ridato una verginità politica ad amministratori contestati e loro assicurato, senza rogne, prebende ed accresciuta continuità nel potere. In soldoni si sarebbero salvate facce e culi, e – ove possibile – allontanate pericolose occhiate della Magistratura su fatti e misfatti venuti alla luce dopo un decennale sonno di chi avrebbe dovuto vigilare.

E così – ignorando che il Comune di San Marcello con i suoi 7mila e rotti abitanti non è tenuto ai sensi delle leggi vigenti a fondersi con chicchessia – si pensava di superare facilmente l’inghippo con la minaccia di una unione forzata prevista in una proposta di legge giacente in Parlamento.

Questo evidenziato ostacolo e la contrarietà del Pd provinciale a non avere a che fare con dirigenti sconfessati dalle popolazioni montane e quindi destinati alla rottamazione, ha pesato assai sul rinnovo del Consiglio comunale di San Marcello che, accantonata la vecchia dirigenza, ha portato sugli scranni della Giunta il sindaco e due assessori “foresti” e due del luogo giudicati esenti da possibili colpe.

I rottamati – sconfitti ma non domi – visto che il Pd pistoiese non intendeva accogliere le loro richieste, ebbero la non felice idea di costituire uno specifico Comitato per un unico comune a 4 per la montagna pistoiese appoggiandosi al Dynamo Camp, l’organizzazione che fa capo al noto industriale Vincenzo Manes, acquirente e successivamente liquidatore di tutti gli stabilimenti rilevati dalla S.M.I. (Società Metallurgica Italiana), azienda che per oltre un cinquantennio è stata il fulcro portante dell’economia montana.

Palazzo Comunale di San Marcello
Palazzo Comunale di San Marcello

Il Comitato, coordinato da Roberto Orlandini direttore del Dynamo Camp con l’ovvia autorizzazione di Manes, era composto dai seguenti soci fondatori: Arcangeli Claudio, Ceccarelli Carluccio, Corsini Luigi, Galli Rolando, Marmo Luca, Merciai Giampaolo, Nesti Fabio, Orlandini Roberto, Pieracci Lorenzo, Pistolozzi Paolo, Sichi Valerio, Strufaldi Carla , Tanganelli Luca, Tonarelli Giuliano, Vivarelli Paolo.

Appena conosciutone l’elenco iniziarono le contestazioni nei confronti di Carluccio Ceccarelli, Lorenzo Pieracci e Paolo Pistolozzi (il primo sindaco e gli altri assessori a Cutigliano) perché in occasione della formazione della lista elettorale Ceccarelli aveva assicurato ai suoi sostenitori la propria contrarietà al Comune a quattro con San Marcello.

Ma le prime bordate di cutiglianesi incazzati, l’assenza del sindaco di Abetone, le perplessità del sindaco di Piteglio, la ritrosia manifestata dal neo-sindaco di San Marcello, i nicchi e gli stop provenienti dal Pd pistoiese e fiorentino spinsero i fautori del Comune a quattro (etichettato Comunone-Dynamone ) a sorpassare ogni ostacolo e a chiedere alla minuscola formazione facente capo a Gambetta Vianna (eletto in Consiglio regionale nella lista della Lega e da lì passato con un collega in “Toscana più” ) di presentare una specifica proposta di legge per il Comune a quattro.

Il “vulnus” caparbiamente portato avanti da Giuliano Tonarelli e Valerio Sichi con l’appoggio assicurato dai consiglieri regionali Pd Venturi e Morelli ha irrigidito gli altri colleghi Pd che oltre a cestinare la proposta di legge Gambetta Vanna, hanno di fatto sconfessato i promotori del Comunone-Dynamone ed i loro sostenitori.

Nel contempo i neo eletti sindaci di Abetone e di Cutigliano hanno puntato decisamente sulla fusione in unico Comune chiedendo alla Regione di indire un Referendum consultivo da sottoporre agli elettori dei due Comuni, sulla scorta del quale il Consiglio Regionale avrebbe poi deciso.

Le deliberazioni dei due Comuni interessati vennero quasi immediatamente contestate da interventi delle cosiddette “truppe cammellate” (in alcune occasioni affiancate da associazioni sindacali, di categoria), dai montanini esclusi dalle liste del Pd e da chi – eletto a Cutigliano nel centrodestra – ne aveva tradito gli indirizzi.

Il palazzo comunale di Piteglio
Il palazzo comunale di Piteglio

Molte delle contestazioni poggiavano sul fatto che la fusione non doveva essere approvata perché l’Abetone aveva espresso in maggioranza il no, dimenticando che il referendum proprio perché consultivo aveva sì lo scopo di conoscere il pensiero dei votanti senza peraltro avere il potere di condizionare le scelte del Consiglio Regionale.

Infatti , se così non fosse, di fronte all’annunciato referendum sulla fusione di San Marcello pistoiese con Piteglio c’è da domandarsi: cosa potrebbe accadere se dai voti del solo Comune di Piteglio uscisse un no alla fusione? E poi come si può invocare a gran voce la libera scelta delle popolazioni e pretendere di costringere soggetti tenuti a fondersi con un Comune non tenuto dalla legge ad obblighi di fusione?

Sotto questo aspetto c’è da domandarsi perché fino dall’inizio non si è perseguita la linea più logica di un Comune a tre o quattro con Abetone-Cutigliano-Piteglio ed eventualmente Marliana? E ancora: “sarebbe possibile oggi che uno Stato democratico si comporti come avvenne nel 1936 in piena Era Fascista quando – senza alcun referendum – fu istituito d’imperio il Comune di Abetone sottraendo gran parte del territorio e popolazione a Cutigliano ed una parte assai più piccola sia di territorio che di popolazione al Comune emiliano di Fiumalbo?

Ora però – cessati le pur accanite dispute e i mali di pancia – i vincitori e i vinti del neo Comune “Abetone e Cutigliano” dovrebbero unitariamente perseguire per il loro paese, colpito da eventi naturali e coinvolto in fenomeni a carattere nazionale ed internazionale, quel “bene comune” che solo la concordia e la pacificazione può assicurare sia a noi che alle generazioni venture cui verrà affidata la custodia e la cura di questo splendido e ultimamente trascurato territorio.

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