ACCOGLIENZA MIGRANTI, DISCUTIAMONE IN MODO SERIO

migranti flusso continuo
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PISTOIA. L’aspetto più importante del fenomeno dell’immigrazione è l’accoglienza dei nuovi arrivati. Su questo tema infatti si combattono le forze politiche: chi è favorevole ad un’accoglienza di massa, e chi invece preferirebbe una selezione “all’ingresso”.

È ormai evidente che in Italia sia stato attuato il primo di questi due metodi, e tra tutte le richieste d’asilo presentate dai migranti solo una piccola parte viene accettata, con la conseguenza di concedere lo status di profugo, in media, al cinque per cento dei richiedenti asilo: tutti gli altri a rigor di logica sono classificabili come clandestini.

È altrettanto noto che questo novantacinque per cento di persone riesca a rimanere in Italia per circa un anno e mezzo, dopo di che molti di loro scompaiono nel nulla diventando fantasmi senza nome che i nostri governanti sperano non decidano di creare problemi: cercare e catturare un fantasma è un’impresa proverbialmente difficile, e le violenze di Colonia avvenute la notte di Capodanno ne sono la prova.

Adesso però il punto è: dove facciamo stare tutte queste persone durante i diciotto mesi che di media servono per accertare se possano essere qualificati come profughi?

Gli alberghi disposti alla loro accoglienza sono esauriti, le persone non vogliono dare in affitto le proprie abitazioni alle cooperative che si occupano della gestione dei migranti, quindi la soluzione rimasta è una sola: proporre agli italiani di prenderseli in casa come ospiti, garantendo un pacchetto economico da utilizzare per il mantenimento del migrante.

Il nostro rosso presidente Rossi ha proposto davvero tutto questo. Sappiamo che ci sarà come al solito qualcuno che sventolerà a casaccio la bandiera del multiculturalismo, negandoci anche la libertà di definire questi migranti clandestini, ma due obiezioni sorgono spontanee.

Primo: è di cattivo gusto far leva sulla precaria condizione economica di molti italiani, utilizzando come esca il succulento pacchetto economico che l’ospite si porta dietro. Il padrone di casa potrà pensare di ridurre le spese così da non dover utilizzare l’intera somma a disposizione e arrotondare la pensione o lo stipendio.

Secondo: è oggettivamente rischioso indurre la cittadinanza ad accogliere in casa propria una persona di cui non si conosce neanche il vero nome. È notizia di tre giorni fa l’omicidio avvenuto a Stoccolma, da parte di un migrante accolto da una famiglia, ai danni della figlia dei padroni di casa.

È facilmente intuibile che, soprattutto un anziano con una pensione bassa, non presterebbe attenzione a questo rischio e si getterebbe a capofitto in una situazione dai risvolti imprevedibili.

Sarebbe il caso, finalmente, di discutere in modo serio dell’accoglienza dei migranti, partendo però dal presupposto che molti di loro, essendo clandestini, non hanno assolutamente il diritto di rimanere nelle nostre città godendo di autentici privilegi.

[*] – Lettore

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