ACQUA & AMIANTO: CONTINUA LA GUERRA

L’azienda di Vannoni risponde a “perunAltracittà” ma non fa cenno ai 69 milioni incassati per gli investimenti mai realizzati
La Nazione web, 17 ottobre 2014
La Nazione web, 17 ottobre 2014

FIRENZE-PISTOIA. Per chi ieri ci ha seguito sull’articolo Publiacqua Firenze-Prato-Pistoia: 225 km di tubi all’amianto, ecco una nuova occasione per riflettere su quel problema che è l’azienda di distribuzione dell’acqua potabile (?) all’amianto.

Intanto vi consigliamo di fare una gita di lettura a questo link (La Nazione) che è ulteriormente illuminante circa il totale disorientamento dei politici pistoiesi sul tema/problema delle condutture tossiche.

Nel link che vi proponiamo, l’amministrazione comunale di Pistoia – nella fattispecie la Vicesindaco Belliti – dichiara: «Rispetto invece al rilascio in acqua di fibre di amianto e alla loro eventuale ingestione, l’amministrazione al momento non è stata messa a conoscenza di dati né di evidenze scientifiche, che mostrino un possibile rischio per la salute dei cittadini. Qualora venisse a conoscenza di risultanze che indicassero, anche solo come probabile, un pericolo derivante dall’ingestione anche in quantità minime – come sarebbero, nel caso, quelle disciolte nell’acqua provenienti dalle tubature – applicherebbe lo stesso principio di precauzione che ha sempre ispirato le sue scelte in ambito di salute pubblica». Dichiarazioni, va detto, che ci lasciano molto perplessi, dato che non accadrà mai, sotto il profilo statistico, che una morte per tumore allo stomaco possa venire addossata tout court al rilascio di fibre nell’acqua potabile.

Inoltre ancor più perplessi ci lascia la dichiarazione secondo cui ove si sapesse di rilasci di fibre in acqua, l’amministrazione pistoiese «applicherebbe lo stesso principio di precauzione che ha sempre ispirato le sue scelte in ambito di salute pubblica»: in questo caso ci spiace contestare all’Assessore Belliti (presunta fonte dell’amministrazione nel testo della Nazione) il fatto che il principio di precauzione-almeno per i filologi, se non per i filosofi – corrisponde con l’adozione di misure precedenti all’insorgenza del problema accertato. In altri termini – e per la massima chiarezza – andare in “pre-cauzione” significa stare attenti prima e non quando l’evento si sia verificato. O altrimenti la logica non è più tale.

Ciò premesso, dietro i rilievi formulati contro Publiacqua nel comunicato pubblicato ieri su perunAltracittà, l’azienda dell’acqua ha risposto con il comunicato che segue:

22.10.2014. In merito alla nota diffusa oggi da perUnaltracittà vogliamo sottolineare come per l’amianto-cemento l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nelle sue “Guidelines for Drinking Water” che riassumono lo stato delle conoscenze aggiornato a livello internazionale in materia di acqua potabile, in relazione ai potenziali effetti negativi per la salute conseguenti alla ingestione di fibre di amianto, ha confermato di non ravvisare la necessità di stabilire valori guida di riferimento per le acque destinate al consumo umano, in quanto non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute.

Si ricorda inoltre l’intervista uscita su La Nazione di Pistoia dei giorni scorsi dove il Centro Documentazione sull’Amianto e sulle malattie Amianto correlate “Marco Vettori”, ribadiva quando detto dalle già citate linee guida dell’OMS.

aitL’amianto-cemento è un materiale utilizzato anche per le tubazioni acquedottistiche tra gli anni 50 e 70. Publiacqua non ha mai utilizzato questo materiale e procede alla sua sostituzione con tubazioni in ghisa ogni qual volta le preesistenti tubazioni in amianto-cemento non risultano più efficienti. La sostituzione massiva di tali tubazioni, circa 223 Km sui circa 9.800 Km di rete acquedottistica, comporterebbe un impegno di circa 200 milioni di euro.

Per quanto riguarda le perdite, vogliamo sottolineare come la media delle perdite sul territorio di Publiacqua si aggiri intorno al 30%. Una percentuale ben inferiore al 51% riportato dalla nota diffusa alla stampa da perUnaltracittà e che comunque Publiacqua sta lavorando per ridurre drasticamente attraverso la distrettualizzazione. Un intervento strutturale su tutte le reti dei 46 comuni dove l’azienda gestisce il servizio idrico e del quale abbiamo annunciato nei giorni scorsi il completamento ad esempio per la città di Pistoia. Un intervento che prevedendo la divisione in distretti dei vari sistemi acquedottistici consentirà pressioni ottimali per ogni distretto servito e quindi meno stress per le tubazioni, con conseguente diminuzione delle rotture, ed una maggiore rapidità di intervento su quelle che comunque si potranno verificare, anche se occulte. Sugli investimenti, infine, vogliamo sottolineare come Publiacqua sia una delle aziende italiane che, dati Blue Book 2014 alla mano, ha investito di più a livello nazionale in relazione agli abitanti serviti. Circa 50 euro/abitante contro i 30 a livello nazionale ed il piano approvato per i prossimi anni prevede ulteriori 700 milioni circa di euro di investimenti in settori fondamentali come la depurazione per eliminare il rischio di sanzioni europee e far fare un ulteriore salto in avanti al servizio idrico integrato.

Ma per “Un’altra città” ha ribattuto quanto segue:

AMIANTO, LA REPLICA DI PUBLIACQUA

NON REGGE ALLA PROVA DEI FATTI. ECCO PERCHÉ

Filippo Vannoni. «Chi beve Publiacqua... paga cent’anni»
Filippo Vannoni. «Chi beve Publiacqua… paga cent’anni»

A Publiacqua chiediamo: “C’è forse una legge che proibisce di mettere l’antrace nelle tubature dell’acqua?”. Eppure nessun gestore ce lo mette, è scontato, perché come per l’amianto si tratta di un materiale chiaramente pericoloso per la salute. Ed è per questo che l’Oms non vieta. La rete perde il 51%, ed è un dato contenuto nell’ultima relazione dell’Autorità Idrica Toscana. Se non è così Publiacqua spieghi perché preleva 167 milioni di metri cubi presente sul territorio per fatturarne solo 85 milioni. Esattamente il 51%. O esiste un mercato occulto di cui non siamo a conoscenza? Risponde così perUnaltracittà alla nota paradossale emessa dall’acquedotto fiorentino dopo la denuncia apparsa sulla rivista online La Città invisibile edita dal laboratorio politico di Ornella De Zordo sui 225 chilometri di tubature all’amianto nella Piana di Firenze, Prato e Pistoia.

Recentemente il prof. Roberto Bertollini, capo ricercatore all’Oms per la Commissione Europea ha rilasciato a Walter Ganapini, esperto del settore e a suo tempo collaboratore a Bruxelles del presidente della Commissione Romano Prodi, oggi membro Onorario del Comitato Scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente, una dichiarazione in cui si dice che “Se la tubatura è nuova il rischio è minimo. Ma che appena comincia un po’ di erosione, e con il tempo è naturale che questo avvenga, occorre evitare esposizioni a questa sostanza”. Suggeriamo quindi ai vertici di Publiacqua, se davvero credono a ciò che scrivono, ovvero che “non esiste consistente evidenza che le eventuali fibre ingerite siano dannose per la salute”, di organizzare una bella cena a base di amianto. A noi non resta che augurare loro una buona digestione.

Nessun allarmismo, ma nessuna leggerezza sull’amianto. Siamo seri. Si destinino i milioni di euro necessari alla sostituzione delle tubature invece che ai soci della Spa controllata da Acea. D’accordo che Acea è quotata in Borsa, ma l’acqua è prima di tutto un bene comune e un servizio pubblico locale. Non scherziamo. Si tratta di un investimento necessario che si ripagherà progressivamente nel tempo. Non sarà finanziariamente attrattivo, ma non si può giocare o scegliere tra finanza e salute.

Publiacqua infine non è la società che “ha investito di più a livello nazionale in relazione agli abitanti serviti” con 50 euro pro-capite, come afferma. A pagina 26 della relazione dell’Ait si evince infatti che addirittura nella sola Toscana ci sono aziende più virtuose: Acque spa investe ben 64 euro per abitante.

LA RELAZIONE CHE SMENTISCE PUBLIACQUA: 

MA IL PROBLEMA più grosso, resta il fatto che Publiacqua, serafica, tace e continua a tacere, su 69 milioni di € incassati, che sarebbero destinati agli investimenti, ma dei quali l’azienda toscana preferisce non fare parola.

Si sa, intanto, che del problema cemento-amianto/Publiacqua, se ne sarebbe interessato anche il Fatto Quotidiano.

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