acume grillino. A FORZA DI VAFFANCULO, CI SONO ANDATI ANCHE LORO

Conte che non contava adesso conterà tutto, soprattutto i quattrini che gli piovono in tasca. Per quattordici mesi questo “cavallo di Troia” penzolante tra i due ‘vicepremier’ ha aspettato l’estate per fare uscire dalla propria pancia il drappello di audaci che scioglieranno i 5 Stelle con un P[otente] D[etersivo] all’acido renzico

Cavalli di Troia [base T. Riverso]
ORMAI è sempre più chiaro cos’è successo in Italia ad agosto: forse non era Salvini a sbagliare, ma i grilli già iniziavano a uscire dal loro buco e a tessere colloqui di tipo carbonaro e massonico con la brava gente del Pd. E la Madonna Immacolata non si è dimostrata per nulla benevola nei confronti di chi la pregava sulle piazze: ha preferito i guappi fascinosi della sinistra, piuttosto che i beghini della destra estremista, fascista, reazionaria e tendenzialmente nazista. Le donne – si sa – amano i duri.

Ormai è sempre più chiaro cos’è successo in Italia ad agosto, quando il mite Giuseppe Conte, professore universitario fiorentino e devoto di San Pio da Pietralcina, si è presentato in Senato e, con l’aria del bimbo innocente, ma con un randello di ferro in mano, ricoperto di bambagia, ha manganellato ben bene l’iperattivo Salvini, da sempre sui coglioni a una sinistra che ha fatto, della sua moderazione e del suo asservimento all’Europa e ai mercati, la bandiera rossa del proprio liberismo oltranzista.

Ormai è sempre più chiaro, dopo gli eventi dei giorni scorsi e di ieri, il disegno, bene architettato dall’inarrestabile e creativo comunismo cerebrale italiano, per arginare l’inarrestabile avanzata di quell’armata Brancaleone, gialla come il limone, cacata da quel Cacasenno di Grillo e sorretta dalla scienza filosofico-politica dei due formaggi da tavola Casaleggio, padre e figlio, accompagnati, di volta in volta, da uno spirito santo multiforme con cervello di corto raggio (Di Maio, Fico, Di Battista, Lezzi, Toninelli, Trenta, Grillo [Giulia] e altri) o di vera buonafede, ma messa in angolo (Paragone e pochi altri).

In Italia nessuno si muove se non è Pd o se non gli si genuflette come un musulmano sul tappeto da preghiera. Il Pd è come dio: lo supera, però, perché non solo è ubiquo, ma è perfino – contrariamente al dio di Bergoglio – immanente: la sua «dappertuttità» (neologismo certo più intelligente di «petaloso») lo fa esistere e resistere all’interno della materia e dello spirito del mondo reale, per cui qualsiasi cosa si voglia fare, la si fa solo con il «Pd con noi» al pari del famoso «Gott mit uns» dei nazisti.

Sarà fatto santo subito

Non è, questo, un ragionamento peregrino. Nella nostra casa-Italia, di cui ormai sono proprietari l’Europa, i tedeschi, i francesi e i mercati, o Remo rema con il Pd o Romolo gli fracassa la testa con la zappa appena il fratello salta il solco delle mura di Roma. Ed è per questo che gli inglesi, insopportabili ma non deficienti, se la batteranno a gambe levate da questa sporca Europa degli strozzini.

E la cultura del Pd – non quella della Fedeli, quella di chi muove davvero i fili dei pupi – è un modus operandi classicissimo: si basa, per l’esercito dei suoi fidi politici-medici-magistrati-docenti universitari-dirigenti-prelati-suore-santi-navigatori-poeti e felliniani Katzoni vari, sull’indefettibile adozione dell’arma più famosa di Ulisse: un bel cavallo di Troia/troia capace di indebolire l’avversario con un’infezione incurabile/inculabile come l’Hiv.

Il primo di questi Trojanische Pferde, è stato Antonio Di Pietro, ribattezzabile come Cavallo I, a cui spetta l’onore cainico di aver fatto fuori un Abele-Partiti rincitrullito da decenni di malaffare. Il secondo – è ormai chiaro – è stato questo mite e serafico San Giuseppe di Volturara, fervente fedele e assolutamente non-professore cattedratico di prima fascia se non avesse a priori fatto l’atto di genuflessione all’ubiquo-immanente Pd per potere essere cooptato all’interno del mondo [c]accademico italiano.

Cavallo II, questo elegante signorino dal capello négligé sulla fronte, si è fatto sputtanare ininterrottamente per quattordici mesi dal Pd – al quale con un peccato originale aveva venduto l’anima come Faust –, si è fatto poi fintamente respingere e ricoprire di insulti e scaracchi per qualche giorno dal Pd e, alla fine, si è ritrovato unto, consacrato e canonizzato dal binomio zingarorlandiano: e il cerchio si è chiuso.

E ora inchiniamoci al Pd!

Grilli, formaggi e Katzoni stanno ora per passare aldilà delle forche caudine, sotto le quali, dovendosi piegare, offriranno al signore non il figlio Isacco, poi sostituito da un povero innocente caprone, ma un bel culo vero e stuprabile che saranno costretti a mostrare agli italiani come l’unica vera scatoletta di tonno aperta.

Povero Luigino! Passerà dalle gazzose dello stadio e dai brindisi a champagne e palloncini gialli, alle strette gabbie dei prigionieri Usa in mano ai Vietcong, immerse nei liquami dell’antipopolo (tasse e malessere) in nome del sacrificio cristiano per la salvezza degli italiani.

Del resto, per il famoso contrappasso dantesco, è giusto che chi di spada ferisce di spada perisca; e che chi manda a fanculo tutti, venga, a sua volta, inculato a dovere!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Grilli, stappatele ora le bottoglie di champagne!


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