ADINOLFI VUOLE LA MAMMA

La mamma è sempre la mamma: non facciamoci scippare le parole. Ma esiste ancora il diritto alle proprie opinioni o dobbiamo piegarci in nome del «politically correct»?
Mario Adinolfi, Renata Fabbri e Mauro Banchini
Mario Adinolfi, Renata Fabbri e Mauro Banchini

QUARRATA. Mario Adinolfi ha scritto un libretto “rosso”, lui stesso l’ha definito così, dal titolo “Voglio la mamma”.

Si tratta di poco più di cento paginette di cose ovvie, tipo che per fare un bambino servono una donna e un uomo, tipo che quando un bambino è uggioso finisce per dire…

voglio la mamma, tipo che le persone non sono cose.

Il tema di fondo in realtà è proprio questo: Adinolfi nell’auditorium della Bcc di Quarrata, imponente nella sua ciccia, scarmigliato come un bambino in un parco giochi, ripete convinto che le persone non sono cose e che la nostra contemporanea involuzione ci riporta al Medioevo.

Adinolfi attacca la sinistra, che è anche la sua parte, perché spesso appoggia o promuove la cosificazione degli esseri umani; Elton John e suo marito Zac che si comprano il bambino cui devono procurare ogni giorno una preziosissima fiala di latte del seno della sua mamma perché altrimenti piange e non si quieta, è un’immagine didatticamente molto efficace.

Adinolfi cita poi Filomena Marturano (prodotto del genio di Eduardo de Filippo, senatore comunista), cui Eduardo fa dire che «i figli non si comprano!».

Queste sono le battaglie della sinistra, secondo l’autore; una sinistra che oggi sbaglia confluendo su tematiche antiumane e, secondo lui, controproducenti in termini di consenso ma legate spesso solo alla cupidigia, al giro di soldi cui danno luogo. Così per la compravendita di gameti e così per l’eutanasia.

Nel libro Adinolfi ha inserito molti dati perché i numeri sono poco emozionali: e mentre le associazioni Lgbt parlano di 100.000 o addirittura 200.000 (le lesbiche danno questa cifra) bambini nati in Italia con modalità alternative, in realtà il loro numero si ferma a poco più di 450 unità.

E poi ce n’è anche per la Chiesa. L’autore si passa la mano dalla fronte al colmo del cranio, si allontana i capelli come a liberarsi da una ragnatela e dice che il mondo cattolico è tiepido e perfino complice, in materia. L’uditorio resta basito, preferirebbe che non fosse vero…

Ma c’è anche Gastone Simoni, Vescovo emerito di Prato, che gli dà una mano. Il tutto organizzato da Agorà, sotto la guida di Renata Fabbri. Coordina il giornalista Mauro Banchini. E va detto: l’auditorium era pieno di gente; un vero successo.

Peccato che l’amministrazione comunale di Quarrata, pur avendo dato il suo patrocinio, si sia vergognata ed abbia dato forfait. Un altro aspetto della sinistra che è tutto e nulla – ma più nulla che tutto…

p.f.

 

 

Il grande feddro (in sala)
Il grande feddro (in sala)

IL GRANDE FREDDO

 

BRAVO MARIO! Così si fa. Bisogna essere politically scorrect, anche se non si dice così. Lo sono anch’io, lo siamo tutti – più o meno – a Linee Future. E meno male che esistiamo in questa provincia di correttissimi senza opinioni proprie!

L’amico Mauro Banchini mi ha stuzzicato e mi ha spinto a dire qualcosa.

Ho detto che il vero problema, alla fine, in questo mondo di bravi bimbi dell’asilo educati a non scandalizzarsi di niente perché tutto è lecito, sono proprio i cattolici.

Che non diranno mai, pur nel rispetto di tutti, a chi vuole il mondo “a tutto gender”, di andare a quel paese dove c’è tanta gente che ci va: sarebbe troppo maleducato.

Cattolici e credenti? Tutti dei semifreddi. E questo non solo non è piaciuto tanto, ma ha fatto scendere in sala il grande freddo – anzi, il gelo…

e.b.

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