agliana e l’affaire nesti. E ANCORA NON SIAMO A NULLA, IL BELLO HA DA VENÌ!

“La Nazione” racconta ai suoi lettori una storia che noi abbiamo pubblicato non ieri, ma diversi giorni fa. E ovviamente si dimentica di citare la fonte della notizia. Ma la cosa non ci fa effetto più di tanto: i giornali strutturati non amano per definizione i portatori di novità che turbano il quieto vivere, dato che il mondo normale è fatto di sardine pronte solo a reclamare che nessuno turbi la loro tranquilla quiescenza…
Rose e fiori, Pane& Rose, cause perse numerose; strilli ed urla, che sarà? Solo Agliana: èccola qua!

 ARRIVA LA BEFANA
«VENITE, ADOREMUS!»


Dottoressa Aveta, come fare a completare il gioco senza che niente scoppi?

 

AGLIANA. È come con i cibi scaduti, ma non fa niente. Basta che alla fine le notizie girino. E che la gente – specie quella di Agliana, la collega Piera Salvi compresa – la smetta di fingere di non sapere quel che succede e sia liberata dal dover veder volare i propri quattrini, sudati fin troppo, nelle fogne dello spèrpero per colpa di un’amministrazione pubblica che,  a dir poco, fa schifo.

L’affaire Nesti, oggi, con la mezza paginata di La Nazione, sembra essere un fiore all’occhiello per Benesperi & C.. E lo è, se non altro perché non è più possibile mettere pezze e toppe sul culo degli amministratori Pd che lo hanno fatto nascere e crescere, questo sconcio, come un tumore, fino a farlo giungere allo stadio terminale, con un non-comandante che chiede i danni non alle giunte che lo hanno sostenuto anche nella follia dei ricorsi tutti persi (e in tutte le cause perse contro cittadini vessati: è bene ricordarlo e che Nesti stesso e la sua intraprendente consorte ne prendano piena coscienza, dato che hanno querelato e fatto causa a tutti), ma che in buona sostanza lo hanno voluto a tutti i costi, con il rischio di far pagare una montagna di quattrini anche ai fedeli compagni di Agliana, becchi e contenti di sborsare soldi per l’inefficienza trafficona della sinistra locale.

Alberto Guercini

Da cui non possono e non devono essere esclusi né il Guercini (più simile a un germano che strombetta sul lago del Parco Pertini, che non a un politico serio e responsabile: tutto sa e tutto tace) né i 5 Stelle che sostenevano Madame Blimunda perché noi, giornalisti liberi ma considerati deficienti, avremmo dovuto ascoltarla onde ci raccontasse, a suo modo e con il suo metro di giudizio, l’incredibile e triste storia del candido marito e dei suoi stalker (noi – n.d.r.) snaturati (Márquez), un comandante a nostro avviso vittima di se stesso e della sua incrostata superbia.

E non ce ne frega nulla di dover passare in aula per spiegare quello che abbiamo scritto e come lo abbiamo scritto in questi anni: saranno le carte (interi faldoni) a parlare per noi in nome della verità documentale e non delle seghe mentali e dell’aura di martirio che il dottor Nesti si è voluto creare intorno, giorno dopo giorno, con le sue stesse mani, come un vero e proprio bozzolo da baco da seta.

Massimo Bartoli

Un passo indietro è necessario. Quando la neosegretaria Aveta rientrerà al lavoro, tra qualche giorno prima della fine dell’anno, si troverà in mano – oltre a questa mossa di Benesperi & C., di cui, stando a La Nazione, sembra soddisfatta e compartecipe – una sorta di cubo di Rubik che, in quanto ungherese, è già di per sé un casino, dato il popolo da cui discende insieme alla bella figura di Attila.

Gli ungheresi, del resto, sono bravissimi, se poi sono anche ebrei ancor di più, come con la famosa penna Biro di cui si appropriarono gli antenati di Macron. I francesi in questo sono assai bravi.

Ad ogni casella e ad ogni colore del cubo, la segretaria che ad Agliana sta entrando dappertutto (a nostro giudizio forse perfino troppo o con troppa disinvoltura) si troverà bombe a orologeria che scoppiano una dopo l’altra: e forse anche per questo la dottoressa Aveta ci sembra essere piuttosto ostile al nostro giornale in quanto troppo libero, specie per chi ama un quieto vivere.

Pesce fritto: «Abbiamo fatto del nostro meglio…»

A noi tutto questo non importa affatto. Noi non abbiamo interessi né di quattrini né di quieto vivere ad Agliana. Non dobbiamo tenere a forza tra le mani la Misericordia e la sua direzione, come la cordata Artioli & C.; non dobbiamo sostenere le prediche salviniste contro l’antisalvinismo di don Tofani, che espone bandiere arcobaleno e palestinesi e rende onori alla figlia del Che; non abbiamo terreni da far passare fabbricativi; non abbiamo imprese edilizie da mantenere né interessi in campo sportivo; né abbiamo promesso di costruire l’illuminazione allo stadio senza poi averla realizzata. Non abbiamo, infine, da chiamare Luca Lotti a rimestare il pesce nel padellone della frittura di piazza; e neppure  da foraggiare Tvl e Luigi Egidio Bardelli per il solo scopo, ben poco istituzionale, di far passare notizie del Giugno Aglianese durante i noiosissimi Tg60.

Al suo rientro la signora Aveta si troverà dinanzi una nuova richiesta di aspettativa del Nesti e una nuova, pelosa e tonda gatta da pelare: un Nesti che, quando deciderà di rientrare (se prima qualcuno non lo sistema da qualche altra parte liberandolo dal tormento), è in perfetta “incompatibilità ambientale”: ha denunciato le giunte; ha denunciato il sindaco attuale quando Benesperi era semplice consigliere di opposizione; ha denunciato la stampa (l’unica, cioè noi) perché lo metteva in cattiva luce – dice lui –; ha fatto scappare due o tre vigili dal suo comando e ha fatto spendere montagne di soldi agli aglianesi (Piera Salvi inclusa) con cause inutili a nodo scorsoio (e siamo convinti che, qualunque decisione abbia preso in tal senso, non lo abbia mai detto preventivamente al suo superiore gerarchico, la Fata Smemorina, come forse era suo dovere).

I social, inoltre, sono pieni di commenti inopportuni della moglie, che pure dovrebbe mantenere un basso profilo, visto il suo mestiere di educatrice nella scuola superiore pistoiese.

Misericordina,una scatola con il rosario del papa [ansa – ettore ferrari]
Come farà l’Aveta a riprenderselo a cuor leggero? Per salvare il Nesti userà la Misericordina di Bergoglio? E con chi se la prenderà, se in difficoltà? Solo con noi perché abbiamo messo a nudo il re? E non abbiamo ancora detto tutto. C’è dell’altro, anche se per il momento ce lo teniamo in cella frigorifera e nel congelatore a frollare.

E non basta ancora. Dopo una confusione di questo genere, se davvero intende fare il suo dovere di segretaria generale, la dottoressa Aveta non dovrà mettere mano all’immediata istituzione della commissione di disciplina per chiedere ragione (e questo non solo al Nesti) di molte delle cose che ha fatto e disfatto, con la sua brillantissima mente giuridica, e di cui la segretaria è a perfetta conoscenza? Come anche – ad esempio – di certe storie di McDonald/Pane&Rose; di certe furbate dell’ufficio ragioneria-personale e affari generali; o di certi funzionari tecnici che riscuotono lo stipendio, ma non intendono firmare gli atti del loro ufficio.

Scusate, ma dove siamo? Su Marte? Questo e altro è Agliana dopo 75 anni di sinistra, altro che il paese di Magnino Magni, Adelmo Santini e Paolo Baranovski!

Con olio di gomito: l’unica cura per Agliana

Più che essere la «Città dell’Aglio», Agliana puzza d’aglio. Da cima a fondo. E se la dottoressa Aveta vuole fare il suo dovere come previsto dalla Costituzione e dalle leggi che conosciamo bene quanto lei, la sua opera può andare solo in una direzione: quella di spalancare finalmente le finestre del Palazzo e di far passare quel sito rancido di frittura cinese che non può impregnare le mura fino a rovinarle per sempre e a farle andare in farina a danno dei cittadini.

E allora forza e coraggio con Mastro Lindo in mano!

Quanto a comunicazione, siamo convinti che, entro stasera alle 20, la segretaria generale avrà uno dei suoi fidi che le ha già inviato questo nostro commento.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
Diritto di cronaca e di critica.
Per nascondere la cacca non bastano più i gatti


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