agliana, il pd, il nesti & le denunce fasulle. DISSE IL DIAVOLO AI FUMATORI ALL’INFERNO: «RAGAZZI, LA RICREAZIONE È FINITA: IN GINOCCHIO!»

«Agliana ha assoluta necessità di rifarsi vergine, dopo il malvezzo dei comunisti di navigare a vista. E, a nostro avviso, a raddrizzare la barca dopo tanto casino istituzionale, due sono gli ufficiali superiori deputati al riordino: la dottoressa Paola Aveta, vertice del personale; il sindaco Luca Benesperi, vetta della politica del cambiamento»
Sono già troppi quelli che intendono andare avanti a tarallucci e vino, sorrisi e canzoni e scrivanie senza fogli sopra. Non per nulla la dottoressa Aveta è stata assunta per sostituire la dottoressa D’Amico, fin troppo assuefatta al sistema che i cittadini vogliono vedere radicalmente cambiato

TARALLUCCI E BEL SORRISO

NON TI DANNO IL PARADISO


Lara Turelli, comandante dei vigili di Agliana. È stata ripetutamente oggetto di denunce del dottor Andrea Alessandro Nesti (una anche anonima) suo subordinato. Tutte frecce spuntate

 

TORNIAMO un istante su Agliana e su quello che è stato un disastro ultra settantennale della guida comunista. Vi racconto una storiella che qualcuno, che aspetta mezzo milione di euro dal giudice del lavoro, non s’immaginerà mai di sentir narrare.

I protagonisti del caso sono due: uno, arci-noto (proprio arci), è il fu-comandante dottor Andrea Alessandro Nesti; l’altra, la comandante Lara Turelli, è, anch’essa, nota assai; perché è stata al centro di spari mirati e fuoco giudiziario incrociato da parte del Nesti destituito dall’incarico per sentenza del Consiglio di Stato eseguita come doveva essere dal sindaco Mangoni.

Quando il Nesti ha citato per diffamazione Edoardo Bianchini, Alessandro Romiti e lo stesso Luca Benesperi (oggi sindaco), nel ritirare il fascicolo di causa, fra le carte è saltata fuori anche una relazione della polizia giudiziaria che restituiva, al procuratore capo Paolo Canessa, un fascicolone per una indagine a carico della Turelli avviata a seguito di una denuncia del Nesti: il fu-comandante lamentava la scorretta azione amministrativa della sua superiore gerarchica, che travalicava in una (pacifica secondo lui) omissione di atti d’ufficio
(scarica da qui).

Lui dall’alto della sua scienza giuridica “non poteva sbagliare” e ne era, evidentemente certo – ma, forse più verosimilmente, trascinato da risentimento nei confronti della Turelli, fino al punto di travisare i fatti.

Ricorderete che, sotto il procuratore Tindari Baglione, il Nesti era stato utilizzato come vice pretore onorario e, sicuro di sé, nell’esposto chiedeva una severa punizione per la Turelli, mostrando, al contrario, una vera e propria impreparazione giuridica in materia, fatta rilevare e messa nero su bianco dalle carte delle indagini e dalle decisioni dei giudici.

Saltò tutto [La Nazione 20 febbraio 2015]. Nesti fu rimosso dal Consiglio di Stato dopo una serie di corsi e ricorsi lunga come un treno merci – e tutto a carico del contribuente aglianese
Finora non ne abbiamo parlato, ma poiché il dottor Nesti – che si sente vittima di tutto e di tutti – sta per rientrare al lavoro dopo un “secolo” di permessi per studio e aspettative in fila (rientro previsto, pare, per il giorno 3 giugno, successivo alla festa della repubblica); e poiché tornerà al servizio del cittadino aglianese non come funzionario di carriera D come despota, come vorrebbe e come spera che il giudice del lavoro lo reintegri; ma in categoria C come caporale di fureria destinato ad altro ufficio, è giusto che gli aglianesi sappiano con chiarezza anche questo ennesimo non piacevole episodio del suo modo di comportarsi perfino nell’ambiente di lavoro, che ha sempre fortemente condizionato in maniera negativa  nel corso degli anni. Infatti la conoscenza di dati oggettivi (atti giudiziari ufficiali) può giustamente contribuire, in relazione al ruolo pubblico che riveste, a tracciarne un profilo professionale in netta collisione con qualsiasi norma di quelle stabilite per legge per un pubblico dipendente.

Lo stato e le sue emanazioni periferiche chiedono di essere serviti con onore, onestà e con il massimo rispetto verso i propri superiori e i colleghi, e, in primis, nei confronti del datore di lavoro (che al momento è il Sindaco Benesperi), non certo con operazioni seriali di aggressiva litigiosità oggettivamente protràttasi per anni.

Paolo Magnanensi. Con Eleanna Ciampolini e l’assessore Rino Fragai è stato uno sponsor di Nesti

Nesti, nel gennaio 2016, tra un turno e l’altro, accusò, con una denuncia depositata alla Procura della Repubblica di Pistoia, la comandante Turelli di omissioni di atti e doveri d’ufficio e scatenò, contro di lei, la polizia giudiziaria. Agì con lucidità – si direbbe – perché, dato che era stato (lo ripetiamo) anche un Pm onorario in procura con il dottor Tindari Baglione, non poteva non sapere che quello che scriveva presentava, o avrebbe potuto presentare, varie falle come poi è successo.

La faremo breve. Un paio di centinaia di pagine di verbali di indagine a cura dei carabinieri, costò, al cittadino italiano, quello che sarà costato: tempo, sudore, € gettati nel cestino, che si aggiungono a tutti quelli già gettati proprio dallo stesso Nesti per la pubblicità del Giugno Aglianese su Tvl quando era alle dipendenze dei sindaci Magnanensi Ciampolini; € gettati per motorini rottamati e per auto con ingenti costi di custodia, fatti marcire al Garage Autostrada di Pontelungo e imputandone la spesa a voci di bilancio che attestano l’acquisto di beni-fantasma;  € gettati per vespe della municipale guaste, assicurate e tenute ferme per anni nei magazzini comunali, mentre gli ignari cittadini pagavano la palese inefficienza dell’ottimo fu-comandante di fragaiana memoria, e mancanza di attenzione, forse, a indagini più serie.

Il dottor Paolo Canessa smontò le fantasticherie di Nesti in più di una occasione

E alla fine per cosa, tutto questo? Per giungere a una conclusione illuminante: il procuratore capo, dottor Canessa, che aveva personalmente tra le mani, vista l’importanza del caso, la denuncia ai danni di un comandante, presentata alle spalle e in silenzio da un suo subalterno, ricevuto il rapporto dei carabinieri, esaminati gli atti e ritenuto che l’azione penale non poteva essere esercitata in quanto gli elementi acquisiti nelle indagini “non erano idonei a sostenere l’accusa in giudizio, chiese, e ottenne, l’archiviazione “totale” della denuncia del fu-comandante destituito.

Successivamente il Gip, ritenendo “del tutto condivisibili le argomentazioni in fatto e in diritto – aderenti alle risultanze delle indagini – fornite dal Pubblico Ministero a sostegno della richiesta di archiviazione”, le recepì integralmente senza battere ciglio: un bel successo davvero per il dottor Nesti!

I fatti sono questi: secchi secchi. Se ricordiamo bene, Nesti “impicciò” la Turelli anche con un’altra denuncia, e per giunta anonima, della quale, poi, si attribuì la paternità per non essere condannato, proprio lui, per omessa denuncia al momento in cui aveva lasciato il comando dei vigili senza passare le consegne.

Sonia Caramelli. La Turelli avrebbe usurpato il trono spettante alla vicecomandante del Nesti

È da medaglia al valor civile un comandante dei vigili che scrive e spedisce denunce anonime, non c’è che dire. E proprio per questo motivo, invece di vedere punita la sua malvista comandante Turelli – che, a suo avviso, avrebbe usurpato il posto a una precedente vicecomandante illegittima, Sonia Caramelli –, andò lui stesso sotto processo in aula, dopo essersi sparato da sé sui piedi.

E, se pure ne fosse uscito assolto, non dovrà sfuggire a chi legge che, quanto a doveri del pubblico dipendente, l’ottimo (come diceva Fragai) ex-comandante della polizia municipale di Agliana, ha presentato, sia a babordo che a tribordo, falle non più piccole di quella causata dall’iceberg su un Titanic nuovo di zecca.

Agliana ha assoluta necessità di rifarsi vergine, dopo il malvezzo dei comunisti di navigare a vista. E, a nostro avviso, a raddrizzare la barca, dopo tanto casino istituzionale, due sono gli ufficiali superiori deputati al riordino: la dottoressa Paola Aveta, vertice del personale; il sindaco Luca Benesperi, vetta della politica del cambiamento.

Non sarà l’ora che si levino il tradizionale «dito di culo», anche con l’aiuto fattivo dell’assessore al personale Ciottoli, e che prendano le dovute decisioni di «tenere in fresco» il dottor Nesti almeno finché tutte le sue robe, originate da un’evidente pulsione alla litigiosità, manifestatasi negli anni anche con diversi dei suoi agenti che poi se ne sono andati, abbiano trovato un a soluzione finale?

Maurizio Ciottoli. Assessore alla polizia municipale e al personale, è chiamato a dare una mano per mettere in sicurezza una situazione delicata

Le carte cantano, anche se Nesti e gentile Signora si sentono diffamati; e anche se i suoi/loro amici e sostenitori lo e li difendono perfino a rischio della vita, come gli immortali che difendevano il re di Persia.

E cantano, le carte processuali, di risarcimenti pagati, per danni causati da Nesti e non da Linea Libera, con debiti fuori bilancio a carico dei cittadini aglianesi. Per cui la premiata ditta Benesperi Aveta & C. per essere credibile dovrebbe aprire i dovuti procedimenti disciplinari contro questo Signore molto legato al potere alla sinistra aglianese/pistoiese, e troppo sicuro di sé tanto da denunciare, ripetutamente, cani e porci, santi e dannati. Ovviamente dopo avergli chiesto, in maniera formale, da intendersi per scritto-sottoscritto, di posare sulla scrivania del segretario generale – come nei telefilm americani – il distintivo, la pistola e le chiavi dell’ufficio della polizia municipale.

Questo, per chiarezza, spetta a Luca Benesperi e Paola Aveta: e senza perdere troppo tempo, ché altrimenti, stavolta, in procura andremo noi, non a difenderci dal Nesti, ma a fare il nome dell’ambo apicale, in nome della trasparenza e dell’anticorruzione.

La dottoressa Paola Aveta sembra assicurare: «Ghe pensi mi!»

E se la dottoressa Aveta non conosce la storia, gli inoltreremo questo articolo, per far partire proprio da qui la conoscenza dei fatti: Ella (come scrive ottecentescamente il buon Vittorio Feltri) provveda alla convocazione della commissione di disciplina nei confronti del Nesti, per tutte le sue spuntate operazioni di lite andate a vuoto, ma ultra-costose per i cittadini oltreché irritanti e sconvenientissime per un pubblico dipendente investito anche di mansioni di pubblica sicurezza eppure vergatore di denunce anonime.

Un segretario che, infatti, intasca 50mila euro all’anno per due giorni e mezzo di lavoro alla settimana, può anche prendersela una responsabilità di quelle ricadenti all’interno dei propri doveri. O è forse vero che il popolo deve solo pagare e mettersi sul tappeto da preghiera con il sedere all’aria? Lo stesso vale per il sindaco del cambiamento di rotta e per il suo assessore al personale: che rotta diversa è quella promessa dalla destra vittoriosa, se non si distingue dai soliti «tarallucci e vino» della gloriosa sinistra partigiana di Agliana di Magnino Magni e compagni?

Va ricordato e sottolineato, perché la dottoressa Aveta intenda (visto che è di Napoli) che nella Piana non c’è solo una marea di battilocchi sprovveduti a cui fare moine; ma anche qualche rude campagnolo che non è nato al Vomero e che non vede assolutamente di buon occhio il desiderio di far carriera, pretendendo di passare in un prunaio senza graffiarsi le candide membra delicate.

Stupidus latino, l’antenato del battilòcchio napoletano (Museo Archeologico, Napoli)

Sono già troppi quelli che intendono andare avanti a tarallucci e vino, sorrisi e canzoni e scrivanie senza fogli sopra. Non per nulla la dottoressa Aveta è stata assunta per sostituire la dottoressa D’Amico, fin troppo assuefatta al sistema che i cittadini vogliono vedere radicalmente cambiato.

Disse il diavolo battendo le mani ai fumatori immersi fino al collo nella cacca infernale: «Ragazzi, la ricreazione è finita. In ginocchio, ora!».

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
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