AGLIANA, UNA ‘MISSIONE’ DI CUORE

Un momento di accoglienza di Grazianeddu, sbalordito dagli standard europei
Un momento dell’accoglienza di Grazianeddu

AGLIANA. [a.r.] I profughi minorenni non accompagnati sono oltre 12mila in Italia (settembre 2014) e un contingente del 20% circa è considerato “invisibile” trattandosi di adolescenti abbandonati, vaganti, non registrati e che cercano di raggiungere una lontana destinazione di viaggio: certamente tenderanno ad aumentare, in considerazione delle stime sui flussi di questa estate.

La storia di Grazianeddu (eritreo 16 anni, 53 kg, il fisico emaciato dopo mesi di marcia nel deserto) è emblematica: orfano di padre ha lasciato la sua famiglia alla fine del 2012, senza alcun cenno di preavviso e si è incamminato verso il Sudan, per raggiungere – dopo un lungo viaggio a piedi nel deserto – le coste della Libia, ignaro della sua sorte.

La madre, raggiunta telefonicamente dagli aguzzini/liberatori, è stata poi costretta a vendere le poche capre per racimolare i soldi e spedirli all’organizzazione libica dei “Caronte”: poi il “salto” sul Mediterraneo a bordo di una carriola del mare.

L’episodio è di quasi un anno fa, quando ancora non era stata costituito lo Sprar (Sistema di Protezione Nazionale per i Richiedenti Asilo) su direttiva del Ministero dell’Interno, oggi operativo per questi casi, nonostante le cronache provenienti dal confine francese di Ventimiglia.

Il giovane è stato però fortunato: accolto dalla rete dei residenti eritrei, ha incontrato, ad Agliana, la generosità di A. che lo ha vestito e sfamato come un figlio, senza potergli neanche parlare direttamente: Grazianeddu parlava solo il tigrino e non aveva mai visto una città europea con luci e strade.

L'emissaria consegna la somma alla incredula madre che vive in una modesta casa rurale
La consegna del denaro alla madre di Grazianeddu

La donna di Agliana – che precisa di non appartenere a nessuna associazione di volontariato – non si è fermata qui: dopo aver raccolto 70 euro da amici, ha organizzato la consegna della somma di denaro (assai cospicua per l’Eritrea) e l’ha affidata a una emissaria per la consegna alla mamma del giovane direttamente in Eritrea.

Questa, raggiunta nella sua capanna solo poche settimane fa, stentava a capire il motivo dell’incredibile “donazione” e ha pensato al miracolo: il voto fatto dal figlio si era per lei realizzato e l’inviata era certamente un Angelo del Signore: non c’erano altre spiegazioni.

A*** si schermisce del suo gesto e parla di “volontariato diffuso”, ricordando tante esperienze di generosa assistenza agli ultimi: lei svolge il suo volontariato nella comunità senza alcun coordinamento, precisandoci che non serve affatto andare in Africa, le “missioni” oggi sono qua, in Europa.

La solidarietà è un sentimento proprio dell’uomo e può, anzi dovrebbe, essere diffusa e spontanea e non necessariamente coordinata da organismi terzi, certamente adeguati alle gestioni di macro-eventi.

La legge – e i fatti di Ventimiglia lo dimostrano – è spesso senza cuore costringendo spietatamente chiunque a segnalare/trattare i migranti alle autorità come se fossero delle minacce, non pensando alla cosa più appropriata: il ragazzo eritreo miracolosamente giunto in Toscana era stato accolto da amici del paese di origine; oggi si trova in una casa famiglia di Hannover, ma quanti ragazzi sono ancora abbandonati alla cattiva sorte?

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