AGRONOMI E FORESTALI: «IL PIANO PAESAGGISTICO? ECCO COSA NON VA»

La Piana Firenze-Prato-Pistoia
La Piana Firenze-Prato-Pistoia

PISTOIA. L’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Pistoia, attraverso il Presidente Francesco Bartolini, è intervenuto con alcune osservazioni al piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico, inviando la lettera che segue al Presidente del Consiglio Regionale:

 

Al Presidente del Consiglio Regionale
Via Cavour n. 2 50129 Firenze
PEC: consiglioregionale@postacert.toscana.it

 

AMBITO 06 FIRENZE-PRATO-PISTOIA INVARIANTI STRUTTURALI PARAGRAFO 3.2

pag. 35. “L’espansione del vivaismo verso la pianura pratese costituisce una rilevante minaccia per il residuale paesaggio agricolo di pianura, con intensi processi già in atto…”

pag. 36. “Quest’ultima area risulta particolarmente critica in quanto circondata dalla zona industriale del Macrolotto, dalla zona residenziale e industriale di Tavola, dalla SP 22, dallo sviluppo del vivaismo…”

pag. 36. “Pianura alluvionale pistoiese: interessata da edificato diffuso, zone industriali, elevata densità degli assi stradali, ma soprattutto dallo sviluppo del settore vivaistico, con perdita di ambienti agricoli e di aree umide di pianura, isolamento di boschi planiziali (La Magia), riduzione della biodiversità, inquinamento delle acque superficiali e di falda e alterazione degli ecosistemi fluviali (Fiume Ombrone Pistoiese).”

AMBITO 06 FIRENZE-PRATO-PISTOIA CRITICITÀ PARAGRAFO 4.2

pag. 60. “Il contesto della piana rappresenta, indubbiamente, la porzione dell’ambito dove si concentrano le criticità più gravi e consolidate. La crescita smisurata e spesso caotica delle aree urbane, lo sviluppo dell’edilizia residenziale diffusa, la realizzazione di macro piattaforme industriali, commerciali e artigianali, l’ampliamento delle infrastrutture viarie (autostrade A1 e A11), l’intenso e diffuso sviluppo del settore vivaistico della pianura pistoiese e (più di recente) di quella pratese, la presenza del polo aeroportuale, la scomparsa delle ultime aree pascolate di pianura, l’abbandono di buona parte delle attività agricole, hanno alterato, spesso irrimediabilmente, i caratteri patrimoniali e valoriali della pianura alluvionale.”

 

Vivai
Vivai

A nostro parere è assolutamente erroneo mettere sullo stesso livello di criticità grave il consumo di suolo per nuove edificazioni e lo sviluppo di nuove infrastrutture con lo sviluppo del settore vivaistico. Si ricorda che l’attività vivaistica esercitata nelle varie forme (pieno campo, vasetteria o coltura protetta) rientra a pieno titolo tra le attività agricole. Detto questo non si capisce come la sua espansione verso la pianura pratese possa essere considerata una “rilevante minaccia per il residuale paesaggio agricolo di pianura”.

Si fa notare come l’attività vivaistica nella zona del pistoiese sia l’attività economica maggiormente rilevante e che, nonostante il protrarsi della crisi economica, riesca ancora a produrre ed investire creando reddito ed occupazione. Si ritiene anche che in molti casi l’attività vivaistica abbia anche il merito di aver scongiurato l’espansione incontrollata di zone industriali, commerciali e artigianali come invece avvenuto nella vicina Provincia di Prato dove ormai l’attività agricola aveva un valore decisamente minore.

Evocare tra le criticità della pianura la frammentazione del tessuto agricolo e la marginalizzazione dell’agricoltura oltre alla semplificazione della maglia agraria e poi additare come prima “minaccia” la principale attività economica agricola della Piana stessa, ci sembra assolutamente paradossale.

Si contesta inoltre la superficialità del quadro conoscitivo riguardo al sistema “vivaismo”. Infatti le attività vivaistiche si compongono sia da impianti di vasetterie e/o colture protette sia da aree coltivate a pieno campo. Come stabilito anche dalla recente L.R. 41/2012 “Disposizioni per il sostegno all`attività vivaistica…” e dal suo Regolamento, rientrano nella prima categoria la coltivazione di piante in contenitore che comportano modificazioni morfologiche (quali a titolo esemplificativo livellamenti e/o rialzamenti), strutturali (quali la copertura del suolo con telo antialga, teli più o meno permeabili, riporto di materiale inerte), della permeabilità del terreno e la presenza di impianti di irrigazione o di protezione delle colture mentre appartengono alle aree coltivate a pieno campo le coltivazioni attuate senza modifiche morfologiche del terreno.

È logico che sia dal punto di vista ambientale (biodiversità, utilizzo di fitofarmaci, fertilizzanti e di risorsa acqua) sia dal punto di vista idrogeologico (permeabilità dei suoli, deflusso delle acque) le due categorie sono molto diverse. Nel lavoro effettuato nel Pit le aree a vivaio non sono state distinte in vasetterie o pieno campo, differenza a nostro avviso sostanziale, ma classificate genericamente in un unico morfotipo. Le aree a seminativi tradizionali, invece, sono state distinte in più morfotipi.

File di vasetti
File di vasetti

Sembra che le aree a vivaio non siano state nemmeno considerate come aree agricole ma piuttosto come aree insediative. Un serio ed approfondito lavoro di classificazione delle aree a vivaio permetterebbe alle Amministrazioni locali di pianificare al meglio le scelte future ed eseguire controlli sulla legittimità delle opere realizzate con evidenti benefici in termini ambientali, idrogeologici e paesaggistici.

Anche nella descrizione del Morfotipo dell’ortoflorovivaismo (pag. 165 dell’Ambito 006), pur riconoscendo il valore estetico-paesaggistico, viene specificato che trattasi di un paesaggio fortemente artificializzato che ha perso quasi completamente il carattere agricolo e rurale nel quale “sopravvivono” solo alcuni appezzamenti a seminativo o a prato stabile.

La presenza sporadica di campi ad agricoltura tradizionale sembra quindi essere un valore anche se non si capisce bene da cosa si distinguano dai terreni contigui tutti investiti a vivaismo. Reputiamo che non possa essere sufficiente una classificazione diversa messa a tavolino perché questi territori diventino o ritornino ad essere quegli splendidi seminativi, si rischia ancora una volta di pianificarne l’abbandono.

Il ritenere che le attività agricole debbano essere etero-dirette da scelte effettuate “altrove” rispetto alla campagna è un vecchio vizio di tanta pianificazione. Accostare gli incolti di pianura ed i residui delle colture promiscue a seminativo ad aree ad alto valore paesaggistico ed ambientale è un rischioso atto di dirigismo perché condanna quegli stessi appezzamenti di terreno ad un progressivo abbandono, non potendone disporre secondo gli ordinamenti colturali più convenienti.

Altro esempio di vasetteria
Altro esempio di vasetteria

Tale progressivo fenomeno di degrado è solo l’anticamera per successive scelte di cosiddetta “riqualificazione” attuata mediante operazioni immobiliari e speculative, che in epoche anche recentissime hanno contribuito al dilagare dello sprawl metropolitano.

Andiamo verso un’epoca in cui i cambiamenti del clima e del ciclo idrologico richiederanno un territorio quanto mai curato e presidiato per cui, al netto delle singolarità ambientali e paesaggistiche da tutelare e conservare mediante specifici istituti giuridici, occorre assicurare il mantenimento di condizioni generali per cui l’interesse per la terra giustifichi il lavoro e l’investimento degli agricoltori senza confondere altresì le normative fitosanitarie, ambientali e faunistiche con quelle specifiche del paesaggio e dell’urbanistica.

Si ritiene quindi che in un’area agricola come quella della pianura Firenze-Prato-Pistoia, caratterizzata da una elevata omogeneità, debbano essere gli imprenditori agricoli a scegliere liberamente gli indirizzi produttivi delle proprie Aziende.

architetti etcSolo così avrebbe senso e sarebbe possibile una reale tutela del paesaggio agricolo che da secoli è sempre mutato nello spazio e nel tempo sotto la spinta di nuove necessità ed innovazioni offerte anche dai progressi scientifici. In un’area come quella della pianura, l’unico aspetto da salvaguardare è la destinazione d’uso agricola: valore, questo sì, immutabile nel tempo.

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One thought on “AGRONOMI E FORESTALI: «IL PIANO PAESAGGISTICO? ECCO COSA NON VA»

  1. Rimango straordinariamente stupito che coloro che sono gli esperti riconosciuti della materia non comprendano le criticità dell’attività vivaistica, pervicacemenente definite semplicemente attività agricole.
    Sbalordisco di come costoro non riescano a capire che la strutturazione dei vivai e delle vasetterie stiano distruggendo la maglia poderale della piana a sud di Prato che è funzionale alla regimentazione delle acque e che risale per essere prudenti all’epoca in cui Lorenzo il Magnifico vi impiantava i suoi possedimenti personali incentrati sulle Cascine medicee.
    Per non parlare del peso su una falda già duramente provata dal tetracloroetilene.

    http://provinciadiprato.wordpress.com/2012/06/26/paesaggio-di-serie-a-e-di-serie-b/

    http://provinciadiprato.wordpress.com/2012/06/03/vivai-a-prato/

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