agrùmia. DOVE IL BUON-PARTITO HA REGNATO SENZA INTRALCI PER DECENNI E TUTTO È CAMBIATO CON L’ARRIVO DEL “GRAN CINGHIALE” E DEL “MAIALE STERCORARIO SUBINFEUDATO”

Da quando il Consiglio di Stato ha abbattuto il trono del mai-comandante Andrea Alessandro Nesti, la capitale della Piana Intermedia, Agliana, è diventata un covo di serpi e di anonimi, proprio come descritta nelle Cronache fatte scomparire dal web dalla sua autrice, la famosa Blimunda…


O gran chirurgo, attento! Non godere.

Lo senti dopo il cacio con le pere…


LETTERE ANONIME A TUTTO SPIANO

NEL TERRITORIO TRISTE DI AGLIANO


 

Secondo voi questa è una firma? E sempre secondo voi, si apre un fascicolo dietro un’evidente presa di culo? Se tutti i giorni arrivassero lettere così, cosa farebbe il Comune di Agrùmia? Chiuderebbe i battenti per andare in giro per le case degli aglianesi a vedere se gli scalini sono diritti o storti come le banane?

 

Èccola Agrùmia, la terra s-promessa descritta nei minimi particolari da una grande scrittrice di Pistoia che però ha avuto enormi interessi personali in quella terra mellettósa dato che, come ha avuto il coraggio di affermare il sostituto Claudio Curreli, ha fatto bene a insultare chi scrive, definendolo gran cinghiale, e al tempo stesso a offendere anche Alessandro Romiti, di rango più basso e quindi definito maiale stercorario subinfeudato, ovviamente al direttore di Linea Libera.

Da questo puzzolente bassofondo tanto spregiato dalla Blimunda, quanto elogiato dal di lei fratello che ne esaltava la nobiltà patriàle di Magnino Magni e d’altri illustri campioni dell’Anpi, recentemente è spuntato il grande Alfeo Sassaroli, che, professandosi residente ad Agliana, ha scritto la bellissima lettera anonima che potete leggere qua a fianco coi vostri stessi occhi.

Stanco di cantare la solita canzoncina del concorso dei cori (lo ricordate? Chi chiava tromba; chi tromba chiava: e chi va in culo si smerda la fava…), il Sassaroli di Agliana/Agrùmia, un merdoso anonimo polimorfo che si trasforma, strada facendo, nel più e nel meno; un anonimo compulsivo seriale da Tso; un ruzzola-merda che disonora gli scarabei egiziani; un figlio della Gomorra di Saviano e delle camorre campane ottavianesi; un somaro che ha già prodotto diversi altri anonimi, uno dei quali, bellissimo, di lecchinosa minaccia estorsiva nei confronti della segretaria Paola Aveta, che in tal modo con Maurizio Ciottoli finì per denunciare la comandante Lara Turelli: stanco di cantare la canzoncina merdosa, dicevo, il Sassaroli ha colpito ancora il Romiti e la sua famiglia.

Non è la prima volta. Nel 2020 (avete le foto) un’altra lettera anonima, sempre contro la stessa famiglia e le stesse persone, sortì l’effetto di fare sistemare un soppalco dentro un capannone di falegnameria, perché un metro più lungo del dovuto, cazzo!

Dinanzi ai preti pedofili; al nero Soumahoro che sfrutta i neri nelle cooperative colorate di rosso e sorrette da gente come Prodi e la Boldrini, ma anche dai rappresentanti dell’Anpi; alle realtà delle truffe rosse della Gedi di De Benedetti-Repubblica ai danni dell’Inps e dei lavoratori; al De Benedetti stesso che fa fallire il Monte dei Paschi; alla morte del direttore del Monte dei Paschi, David Rossi; dinanzi ai magistrati di Genova che inquisiscono i magistrati di Siena, in odore di avere inquinato la scena del crimine, a pochi mesi dalla prescrizione del reato; dinanzi a tutto questo, far segare un metro di soppalco ai Romiti è un’impresa della portata dello sbarco su Marte! Non c’è dubbio.

Stavolta, con molta più precisione, il professor Sassaroli – di gran lunga più geniale e più bravo della Lucilla Di Renzo, donna dell’anno aglianese, e dell’avvocata Ilaria Signori, insignita del Premio Pavoncella – sarà come minimo nominato Aiuto Palombaro Ciclista dell’Eccelso Ordine dei «Pavoni Fasulli» di Agrùmia.

Il Sassaroli ha infatti colpito a morte la famiglia Romiti facendo scoprire che, in casa loro, perfino uno scalino era stondato mentre, da progetto, doveva essere rigorosamente diritto. Che vittoria della legalità, mentre in Comune ognuno fa quel che vuole e come crede, tanto la procura di Pistoia non vede, non sente e non interviene!

«Aglianesi, i ciuchi volano!». E il Comune tutto fuori col binocolo in mano…

Ecco, dinanzi alle delle fave così; a dei cretini astrali che le ascoltano; a dei delinquenti di merda che non hanno niente da fare che rompere i coglioni al prossimo per delle semplici cacate di piccione: che dire di un mai-comandante dei vigili come Andrea Alessandro Nesti, che ha usurpato la poltrona non sua per oltre 15 anni, protetto, voluto e favorito da collusi sindaci di sinistra e da due segretarie generali (Madrussan e D’Amico) e riconvertito, con magnanimità senza pari, dalla terza segretaria generale, la signora Paola Aveta, quella che ogni dì infrange almeno 3 volte il diritto dei cittadini di poter accedere agli atti in virtù delle norme sulla trasparenza?

O che dire di un presidente della Misericordia, Corrado Artioli, che – i motivi li sa solo lui: chiedéteglieli, perché il tribunale di Pistoia non farà mai niente in proposito – ha tolto di mano ai Mangoni un progetto che poi è stato assunto e firmato dall’ingegner Giovanni Ortu, marito – se non erro – dell’avvocata Caterina Lamboglia, legale dell’Artioli stesso?

Anche se non vuole sentirselo dire e anche se il tribunale di Pistoia gli dà ragione, la verità è una ed oggettiva: l’Artioli buttò dalla finestra quasi mezzo milione di euro in diatribe coi Mangoni tutte passate in giudicato.

E Giovanni Ortu firmò, come se fosse stato lui a disegnarle, le carte del progetto-Misericordia. Ma l’ingegnere, checché ne dica, dovette strizzarsi la coda fra le gambe e ringraziare l’ordine degli ingegneri che lo salvò in limine litis (et in crespis sphinctericis) con i soliti trucchetti mafiosi che disonorano le arti, le professioni e i mestieri.

È inutile che la procura di Pistoia bastoni noi di Linea Libera, e ci faccia bastonare dal giudice Luca Gaspari, bravo e obbediente ad accomodare il cuscino sotto il posteriore dei suoi colleghi. I fatti parlano da soli.

Così la Blimunda rappresentava la famosa «terra di mezzo»

Se queste vergogne vanno avanti a Pistoia, possono farlo solo perché i giudici sono semplici mortali e, spesso, sono capaci solo di comportarsi nella peggior maniera nota ai mortali, con risultati di clamoroso scandalo quando si ergono a Catoni, mentre sono solo degli infimi Gai Pompei Trimalcioni Mecenaziani, ciarlieri e inconcludenti.

Questa storia del Sassaroli è tragicamente buffa come quella capitata al professor Davide Messinetti della facoltà di giurisprudenza di Firenze, a cui dei burloni scrivevano, in fondo alla lista dell’appello, il nome di Tony Manero.

Nel 2020 il Sassaroli non si era ancora trasferito ad Agliana. Stava ancora scopando con la suora nel suo studio a Careggi…

Erano gli anni 90 e lui insisteva a chiamare quel nome. Finché un giorno sbottò: «Ma chi è questo Tony Manero che non si presenta mai a lezione?».

Ecco: chi è quello/a stronzo/a, quel/la pavido/a, quel/lla bavoso/a, quel/la bastardo/a di merda; quel/la deficiente sclerotico/a; quel/la laido/a; quell’idiota; quel/la decerebrato/a che si nasconde dietro il nome del grande professor Sassaroli e si diverte a dare fastidio ben sicuro e protetto dietro un alto muro di merda che lo protegge?

È qualcuno che, forse, vorrebbe essere un libero anarchico come Adolfo Celi, trombìno e puttaniere, mentre lui, il cretino senza faccia, non sapendo fottere non riesce a godere e magari si masturba pensando ai fastidi che dà agli altri? Di solito chi non ha palle, si dedica al voyerismo dell’anonimato…

Questa potrebbe essere un’interessante ipotesi di lettura dei fatti in chiave psicanalitica.

Ma se dovessimo partire da più lontano, che dire degli amministratori aglianesi falsi testimoni in aula e calunniatori con le loro storielline delle cacaiole e delle epigastralgìe inventate di sana pianta e passate per buone da giudici pistoiesi che, oltre a non sapere né leggere né scrivere, non vogliono neppure capire quello che viene messo loro sotto il naso?

La prossima lettera anonima che arriverà al Comune di Pedrito, sarà firmata da chi? Dal giornalista della Nazione Giorgio Perozzi, interpretato da Philippe Noiret? Per carità! Perozzi con una sola R, altrimenti mi si offende il superprotetto ragionier non-dottor Romolo Perrozzi di Quarrata e perciò la sua avvocata, l’Elena Giunti, siccome non sa il latino, mi riporta dinanzi al caravanserraglio del tribunale di Pistoia!

Anche nel 2020 l’anonimo si era servito della posta prioritaria. Proprio come il Sassaroli

Oppure l’onor della firma toccherà al più nobile conte Mascetti della supercazzola, dopo essere diventato nonno a causa della figlia impregnata dal sotto-cuoco mentre coleisparecchiava?

E il prossimo anonimo (non veneziano, ma agrumiése) cosa chiederà ai vigili urbani ben consapevoli dell’anonimo del Sassaroli, dato che per il rilascio della lettera-schifo non sono neppure passati attraverso la procedura dell’avviso al controinteressato?

Il nobile ruzzola-merda aglianese chiederà ai vigili, forse, di scoprire chi ha fatto sparire le feci dell’usuraio Paolo Stoppa a cui, dopo aver cacato sulla pala, danno a intendere che lui ha solo creduto di cacare, ma che in realtà si è trattato unicamente di una pura defecatio hysterica?

Gesù aveva ragione. Non vanno lapidate le adultere, no. Vanno lapidati gli anonimi e tutti quei bravi giudici che, quando pur se ne accorgono, perdonano i malfattori argomentando che in fondo l’anonimo è una cosa da poco – e magari poi infliggono 15 giorni di carcere al posto di una ammenda da 150 euro!

Ma in che razza di merdaio hanno affogato la Costituzione più bella del mondo, i signori democratici e le sacre istituzioni del ladrocinio e della corruzione?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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