agrùmia’s story. SETTE GIORNI PER PERMETTERE UNA TRATTATIVA CHE NON RISOLVE I PROBLEMI

Come si risolvono gli imbarazzi di un assessore che alza le mani sulla gente? Si rigira un po’ il pastone nel trògolo e si fa finta di nulla. Finché, prima o poi, l’istinto manesco non riaffiorerà da qualche altra parte…


Si sa chi è l’anonimo della trattiva a cui Pedrito ha conferito i pieni poteri?

 

Ciottoli più che querelare tutti dovrebbe pensare alle false dichiarazioni rilasciate in aula il 6 di luglio scorso sotto giuramento

 

QUANTO ci metteranno i saggi scelti per risolvere (non risolvendolo) il nodo-Ciottoli/Buono?

Questo accade ogni volta che un chirurgo si mette a cincischiare intorno a un tumore: lo piglia, lo volta, lo rivolta, lo incide, lo ricuce e lo lascia al posto in cui si trova. È il modo migliore per fare uscire le metàstasi.

La giunta aglianese è una giunta metastàtica fino dal momento in cui, con l’arrivo della segretaria generale Paola Aveta, quell’indirizzo di rinnovamento che sembrava essere iniziato con la lettera di messa in mora del fu comandante Andrea Alessandro Nesti (indubbiamente amico degli amici o non sarebbe mai stato salvato in aula per un esposto anonimo e vergognoso, indegno di un uomo delle «autorità costituite» care alla Gip Patrizia Martucci), fu fatto abortire, con un intervento più politico che amministrativo-dirigenziale, da questa signora, sulla quale, dice Il Tirreno (che di Agliana ne sa quanto chi scrive ne sa di fisica quantistica) sono stati versati fusti di veleni.

Ma fu proprio lei a convincere Pedrito e l’Agnellone a ripiazzare il deposto (dal Consiglio di Stato) Nesti, non in luogo qualsiasi, ma proprio nell’ufficio legale, il Quore (con la Q) di Agrùmia – o, se volete, il confessionale in cui scorre tutto il flusso dell’informazione sia pubblico che secretato.

Il vero problema non della “terra non degli agrumi”, come ribattezzata dalla professoressa Milva Maria Cappellini, alias Blimunda, scrittrice e impegnata a difendere il marito Andrea Alessandro come se da sé non sapesse e/o non potesse (i racconti di Ferite sono sin troppo esplicitamente autobiografici e non solo); ma di quella “dell’aglio”, è stato e resta la presenza di una “giunta spallata”, poi rimanipolata e opportunamente rimodulata dalla dirigente che io comunemente definisco il «sindaco di fatto», cioè la dottoressa Aveta.

Volete ammazzarmi per un giudizio politico di un osservatore, ormai unico sulla zona, dal 1967? Accomodatevi! Fate pure. Lo avete già fatto con ben 104 giorni di arresti domiciliari insulsi e illeciti. Ormai è chiaro che chi scrive è uno dei vari “perseguitati politici” della criticabilissima “gestione giudiziaria” pistoiese, che a mio parere opera in mille modi, con mille pesi e mille e una misura, a seconda dei casi e delle persone attuali.

Con la trattativa stato-mafia di Agliana dei prossimi giorni – il famoso rimpasto, ma di che altro se non del pastone nel trògolo agrumiènse? –, fatta apposta per salvare la rozzezza dell’assessore Ciottoli che aggredisce i giornalisti e procede a grugno basso alla carica –, si tenta di mettere una pezza (peccato sia puzzolentissima, come spesso suggerisce la Blimunda) su vergogne che partono dal Partito del Dominio del Vannuccini, della Tonioni di Pane & Rose e, nel tempo, dalle radici piantate almeno dall’epoca Magnanensi, quando era di moda pagare il Bardelli e Tvl per parlare del Giugno Aglianese vendendo spazi di cronaca nel TG60. Le determine di pagamento firmate dal Nesti sono ancora lì, cara procura della repubblica.

Ce la faranno pure, fra tutti, a rappecettare con nastri adesivi e sputi vari una situazione da schifo: perché, come Roma insegna, nessuno che sia seduto su una seggiola, ne vuole scendere.

Una specie di mappa della piramide della procura: il dottor Coletta affiancato dai sostituti Leonardo De Gaudio e Luisa Serranti, ai quali è affidata anche la pentolaccia di Agliana [da ReportPistoia]
A rimetterci sarà il popolo sovrano, quello stesso in nome del quale il duo De Gaudio-Serranti, grazie ai servigi del luogotenente Salvatore Maricchiolo, farà finta di leggere su tremila e più pagine di intercettazioni telefoniche a totale danno e spesa del popolo lavoratore.

Cari non-amici, senatore La Pietra e Pira… Avete fatto pena, come sempre, anche in questo caso. Il nuovo può venire solo da una bella scattivata da taglio del tumore.

A casa non solo Lorenzo Galligani di Pistoia o la Bardelli di Casalguidi. A casa, e a corsa, e prima di ogni altro, il Ciottoli, ammalato di bufalite e per giunta mentitore seriale e falso testimone (e voglio metterlo in neretto proprio per lui che querela anche Gesù) il 6 luglio scorso in aula dinanzi al giudice Luca Gaspari.

Lo sapete tutti, campioni spettacolari di legalità, che il direttore di Linea Libera ha le prove non in casa, ma addirittura nei documenti pubblici e legali non sopprimibili.

Ciottoli a casa subito. Anche perché, dopo tutto l’incollaggio di questa settimana, fino all’osceno rimpasto del semorello nel trògolo, alla prima curva il caratterino di Trapélo alla bottarga di muggine, tornerà a dare il meglio di sé per quello che è, dato che (proverbio emiliano) il culo non suona il valzer!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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