ambiente. LE PROMESSE MANCATE DELL’ARPAT

Federica Fratoni

MONTALE-PISTOIA. Il documento è firmato da Delfo Valori già dirigente del Servizio ambientale della Provincia, molto distaccato dalle polemiche che da sempre hanno inquinato le tormentate relazioni tra l’ente e i comitati antinceneritoristi.

Siamo nel febbraio del 2005, oltre una dozzina di anni fa: all’epoca l’inceneritore fumava “senza filtro”, con un carico inquinante di oltre 6mila volte i limiti di legge; i cittadini erano ignari delle minacce degli inquinanti; gli sforamenti erano sistematici e continui, come hanno bene spiegato dall’Arpat il dott. Cladio Coppi, Andrea Poggi e anche l’epidemiologa Elisabetta Chellini.

La società. Ladurner si accingeva a prendere possesso alla gestione dell’impianto, svelata solo nel maggio del 2009 da una ricerca d’archivio di chi scrive: ai tempi, qualche politico in carriera riceveva lauti finanziamenti per la propria campagna elettorale da ignote aziende del Trentino Alto Adige.

Insomma continui gli sforamenti, ma ignorati da tutti (non esisteva l’informazione in rete) e dunque è comprensibile che nell’atto che abbiamo pubblicato – la Determina num. 267/2005 con oggetto Procedura di Via – appaiono delle predicazioni d’intento davvero pregevoli, rassicuranti e condivisibili, quanto disattese, tipo questa:

“…individuare le misure prescrittive come segue: Relativamente ad alcuni inquinanti come Pccd+Pcdf (diossine e furani), Hg, Cd, Ipa per i quali non è stato previsto un aumento della capacità di abbattimento rispetto all’attuale, deve essere condotto un monitoraggio al fine di poter valutare l’eventuale incremento e la possibilità di una ulteriore intervento di abbattimento degli stessi. Lo svolgimento di tale monitoraggio dovrà essere concordato e valutato dalla Provincia di Pistoia e Arpat di Pistoia”.

La prescrizione è stata riportata per ben due volte nel testo, ma non è l’unica interessante, avendo anche l’Usl espresso un parere davvero insolito e meritevole dell’attuale attenzione. Il responsabile della U.f. di Igiene e Sanità pubblica (dott. Pietro Gabbrielli,  Roberto Biagini?) metteva in evidenza “l’assoluta assenza della trattazione o anche del solo accenno alla componente relativa alla salute pubblica”.

Merita rileggere bene i tre termini di merito e indirizzo che spiegano meglio l’abisso che sussiste – ed è esistito – tra le predicazioni di intento (delle amministrazioni e degli stessi organi di controllo) e la verità sostanziale.

Ve le riproponiamo per importanza: “assoluta assenza” e anche, “solo accenno” (alla tutela della Salute Pubblica) e infine che “deve essere condotto… dovrà essere concordato e valutato…”.

Presentiamo un estratto autentico del documento in questione e chiediamo di procedere alle risposte del caso in ordine alla scala gerarchica dei vari dirigenti degli ultimi due lustri, iniziando dagli organi di controllo a ritroso: dott. Claudio Coppi (Arpat), dott. Pietro Gabbrielli, Aldo Fedi e Roberto Biagini (Usl 3), Presidente (oggi Assessore regionale) Federica Fratoni, Assessore all’Ambiente Rino Fragai (oggi commissario intercomunale) e il già Sindaco – mai dimenticato – Piero Razzoli.

Le domande dovranno essere girate anche agli attuali dirigenti dei dipartimenti interessati: dott. Andrea Poggi per Arpat, dott. Renzo Berti per Usl Centro e Ferdinando Betti (Sindaco di Montale), fermi – con altri incarichi – l’assessore regionale Fratoni e Fragai.

Cosa è stato fatto di tutte quelle belle parole? Qualcuno vorrà rispondere ai chiarimenti del caso o ancora una volta si spera nell’oblìo che noi di LineaLibera negheremo?

[Alessandro Romiti]

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