amori impossibili. STAMPA & MAGISTRATURA: SOLO I GIORNALISTI “TESTA-CHINA” NON HANNO PROBLEMI, MA SE PENSI E TI ESPRIMI LIBERAMENTE FINISCI AGLI ARRESTI PER 104 GIORNI E SENZA UNO STRACCIO DI PROVA

Critica, cronaca e creatività: tre garanzie costituzionali di cui le procure non riescono ad afferrare il significato. Forse perché non leggono niente di ciò che viene loro inviato; o non hanno voglia di leggere; o non capiscono quello che leggono; o decidono, con criteri preconcetti, chi è il buono e chi è il cattivo seguendo un parametro di arbitrio più che di discrezionalità. Come nel caso di suor Tania Alesci (al secolo Gaetana Alesci) e di padre Fedele Bisceglia che nei prossimi giorni leggerete dalle stesse parole del religioso

La vita di un uomo non può dipendere da un PM che non ragiona

 

L’incontro, in videoconferenza, di Linea Libera con padre Fedele Bisceglia, vittima del signor Claudio Curreli in un processo durato un decennio e finito con una Cassazione che dichiara «il fatto non sussiste». Si può avere una giustizia così in un paese che si definisce democratico?

 

ABBIAMO BISOGNO DI GIUSTIZIA VERA

NON DI PROCESSI PRECONFEZIONATI

 


Padre Fedele Bisceglia in videoconferenza con Linea Libera nel pomeriggio di domenica 2 maggio scorso

 

ALLA SCUOLA di giornalismo dell’Università di Urbino, che ho frequentato negli anni 70 (l’avessero fatta molti altri non-colleghi, forse avrebbero imparato un sacco di belle cose e “buone pratiche”, come dicono certi politicamente corretti), il docente di deontologia del giornalismo ci insegnava la regola delle tre CR garantite dalla nostra Costituzione, quell’affare che tutti masticano e nessuno conosce, intende ed applica alla lettera: in primo luogo i magistrati – e bastano i miei 104 giorni di arresti domiciliari irrogati solo per il gusto di impedirmi l’uso della parola.

Diceva, il docente, che l’articolo 21 liberava le tre CR: critica, cronaca, creatività.

La critica è quella cosa che è stata sbandierata per decenni dalla scuola riformata post-sessantottarda e che ha portato alla generalizzazione della somarità fatta carne.

Bisogna stimolare lo spirito critico – si disse nelle scuole di Barbiana –: ma solo fin quando, con la presa del potere della sinistra, i quadrupedi viaggianti nel mondo si sono assuefatti alla minestra riscaldata della scuola che non boccia nessun asino. E non lo dico io.

La critica è la libertà dell’individuo di criticare: cioè di distinguere i comportamenti umani, descrivendoli con appositi sostantivi e aggettivi.

Dire, per esempio, che la signora Sabrina Sergio Gori è stata il sindaco più inutile di Quarrata, caro signor Curreli che ce l’ha con me (e dovrebbe dirmi perché), non è un reato e non è neppure un disegno criminoso, se non nella sua fantasia, forse, stimolata da qualche bicchiere in più di Zedda Piras o di Cannonau, che rende ultracentenari i moderni discendenti degli Shardana o dei punici di Cartagine approdati sull’isola. È semplicemente un rappresentare, in termini critici, l’operato di una inettitudine politico-amministrativa evidentemente conclamata e misurabile.

La signora dottoressa Sabrina Sergio Gori non solo non ha fatto nulla di buono a Quarrata (la piscina di Vignole, ad esempio, si è rivelata una vera e propria pisciata fuori del vaso); ma anche da assessore inutile a San Marcello, mentre avrebbe dovuto rastrellare fondi europei, si è limitata al rastrello delle proprie competenze mensili. Utile a quella maniera, però, saprei esserlo anch’io: non ci vuole una genia della politica. Le piaccia o no.

ITALIA REPUBBLICANA. Di spalle, in aula, l’avvocato Andrea Niccolai, difensore di Andrea Alessandro Nesti, quando l’ex comandante dei vigili di Agliana fu costretto a riconoscere di avere inviato una querela “anonima” alla procura. Eppure fu assolto e rimandato a casa con una semplice pacca sulla spalla: per qaule preciso motivo? La giustizia italiana che fa? Discrimina in cittadini di serie A e cittadini di serie B?

La cronaca è quell’affare che serve a descrivere il tempo, narrandolo nei suoi avvenimenti: i fatti.

E quando i fatti sono veri, c’è poco da fare: la deve smettere Andrea Alessandro Nesti di lamentarsi di essere una vittima degli articoli che hanno narrato le sue ingloriose spiaccicate censurate da una famosa e ufficialissima lettera del sindaco Benesperi che gli ha chiesto risarcimenti per i danni da lui causati al Comune di Agliana – anche se poi Pedrito Benesperi lo ha perdonato e i due si sono ripresi per la manina come due bravi bambini all’asilo delle suore progressiste di don Tofani a San piero.

Che poi la polizia giudiziaria dei CC (per non far nomi, i marescialli Panarello – Nicola Roberto e Placido – e Ugolini), ogni volta che indaga su Nesti, trovi soluzioni conclusorie e assolutorie per suggerire ai sostituti procuratori di Pistoia di mandare tutto all’archivio (mi spiace, ma le carte, alla fine cantano…), visto che il Nesti ha fatto anche il vicepretore onorario, ed è probabile, quindi, che molti della PG siano suoi amici: l’operato dei CC serve solo a squalificare la credibilità di certe indagini e a ingenerare nel cittadino una più che giusta sfiducia nella giustizia come “applicata” a Pistoia.

Ma se la verità è quella che è, perché sparare querele – come fanno il Nesti e la sua gentile signora con vari profili fake su Facebook – in ogni direzione per costringere chi scrive e fa cronaca, a tacere? Di cosa ha da lamentarsi il Nesti che presenta perfino denunce anonime, ma viene assolto in aula? A quanti cittadini, privilegiati come lui, tocca questa indulgenza prolungata e ripetuta da parte della procura pistoiese? O questa… impunità!

La creatività è quella qualità astratta che permette a un individuo (pittore, scultore, poeta, attore, scrittore, comico, autore satirico: come non di rado chi scrive su questo giornale spregiato dai comandini, ma caro al popolo che deve inchinarsi e non vuole) di rappresentare il vero in metafora, sotto mentite spoglie: che sia un quadro, una battuta di spirito o una graffiata di satira, non fa assolutamente nessuna differenza.

Arrivo finalmente al dunque. Per la critica e per la cronaca il signor Claudio Curreli mi ha già confezionato il pacco cucendo insieme 16 querelanti, eterogenei e livorosamente persecutorii, sotto una ventina di capi d’imputazione che non stanno insieme nemmeno con il Bostik. Uno ne manca, però, e fondamentale, di capi d’imputazione.

Con il processo ragionier Perrozzi + 15 si ripropone forse un caso simile a questo…?

Con la creatività, voglio riprendere in mano una famosa storia cosentina in cui una suorina particolare – suor Tania Alesci, al secolo Gaetana Alesci – dà lo spunto a un giovane pubblico ministero di buone speranze (il signor Claudio Curreli, appunto), per confezionare un bel pacco a padre Fedele Bisceglia: un pacco che si snoda per un Calvario di un decennio; che vede una condanna del religioso a più di 9 anni per violenza alla suorina, ma che, in Cassazione finisce con l’assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste».

Una Cassazione che ha letto un interessante fascicolo, richiamato a sé dal Curreli stesso dalla procura di Roma, ma poi mandato generosamente all’archivio: perché non ritenuto utile a soddisfare le sue tesi accusatorie?

Domenica pomeriggio ho parlato in videoconferenza direttamente con padre Fedele. Nei prossimi giorni vi racconto la sua storia. Poi chissà… Per creatività potrei anche scrivere un romanzo-verità sullo stile della Storia di una [verghiana] capinera. Magari un altro capo di imputazione me lo prendo anche a gratis.

Che faranno, allora, in procura? Mi faranno salire sulla carretta e mi porteranno direttamente alla ghigliottina…?

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]


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