ANCHE I FRANCESCANI FUGGONO DA PISTOIA

Dopo quasi otto secoli, nel 2017 le comunità pistoiese e pesciatina perderanno i loro frati, a meno che istituzioni e popolo pistoiese non riescano a far cambiare idea ai vertici romani dei conventuali
San Francesco a Pistoia
San Francesco a Pistoia

PISTOIA. Non è certo una buona notizia per Pistoia, ma ve la diamo comunque in anteprima: dopo quasi otto secoli i francescani lasceranno lo storico convento di piazza San Francesco.

Stiamo parlando dell’ordine dei frati minori conventuali, una delle tre famiglie maschili in cui si dividono coloro che hanno deciso di seguire la vita e l’insegnamento del santo d’Assisi (vedi). Gli altri due ordini sono i Cappuccini e gli Osservanti.

Si tratta di una decisione definitiva presa a Roma, che prevede la chiusura anche dei conventi francescani di Pescia, Tirrenia, San Miniato e Arezzo. Non si sa in base a quali criteri, ma rimarranno aperte le sedi conventuali di Pisa, Siena, Cortona e Santa Croce a Firenze.

San Francesco a Pistoia. Cappella Maggiore
San Francesco a Pistoia. Interno

L’obiettivo è la creazione di un’unica provincia dell’Italia centrale, così si chiamano le giurisdizioni dell’ordine, superando in tal modo quella che era stata la storica provincia toscana (breve storia).

Il 2017 è il termine entro il quale, in teoria, dovrebbe essere concluso il complesso e lungo iter burocratico di chiusura del convento e della parrocchia di San Francesco: infatti la parrocchia è un ente giuridico e la consegna alla diocesi comporta l’espletamento di un discreto livello di procedure legali e amministrative.

Sia a Pistoia che a Pescia i frati presenti in convento sono tre, e verrebbero trasferiti nelle altre sedi: del resto, proprio in base alla regola francescana, sono abituati a trasferirsi frequentemente e spostarsi a seconda dell’occorrenza.

San Francesco a Pescia
San Francesco a Pescia

Per uno strano scherzo della storia e del destino il complesso monumentale e la chiesa pistoiese appartengono però al Comune. Al tempo delle soppressioni e alienazioni ecclesiastiche successive all’unità d’Italia, molte strutture religiose passarono allo Stato italiano, che incamerò quindi una discreta ricchezza immobiliare e artistica, che fu trasformata, molto spesso, in caserme o scuole.

A Pistoia Filippo Rossi Cassigoli si batté per preservare da trasformazioni o cambi di destinazione d’uso il complesso di San Francesco, che per l’appunto successivamente ritornò parrocchia e convento.

San Francesco a Pescia. Interno
San Francesco a Pescia. Interno

La comunità cittadina di oggi è fortemente legata ai frati francescani, lo dimostrano la nutrita affluenza alla messa domenicale e, in generale, i rapporti umani e le occasioni di condivisione che animano la vita di quel comparto cittadino.

Forse l’unica speranza per mantenere il presidio pistoiese potrebbe essere una risoluta negoziazione con i vertici romani dell’ordine (l’organigramma) portata avanti da tutta la città, popolo e istituzioni laiche e diocesi.

Forse la proprietà comunale dell’intero complesso potrebbe permettere di trovare soluzioni alternative e condivise per non privare Pistoia di una presenza ormai identitaria per molti.

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