andrea betti. APPELLO A NON FARE LA SPESA ALLA CONAD IL 15 AGOSTO

Il consigliere Andrea Betti
Il consigliere Andrea Betti

PISTOIA. Con biasimo si apprende che l’unica sigla commerciale che resterà aperta il 15 agosto è Conad e anche in dispregio dell’invito con ordine del giorno con voto unanime del Consiglio Comunale di Pistoia di chiudere i centri commerciali almeno in nove festività l’anno.

Ma dopo Natale, Primo Maggio, 25 Aprile anche per il 15 agosto la Conad tiene aperto, la legge lo permette e l’appello della città tramite il Consiglio Comunale è inascoltato.

Andrea Betti

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ORDINE DEL GIORNO

OLTRE LE COSE LE PERSONE

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PISTOIA

Considerato che

La Costituzione Italiana nell’art.36 afferma che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziarvi”. Nell’ art. 4 “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

La legge Bersani prevedeva l’apertura per le cosiddette domeniche/festività “dicembrine” e per altre 8 domeniche/festività durante l’anno. Era demandato alle amministrazioni locali l’individuare le festività di apertura e la decisione di estendere le stessi.

Oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato a impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai Tar da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori.

spesa-settimanaleQuesto provvedimento, nato secondo l’allora governo Monti per incrementare la concorrenza, non ha fatto altro che strozzare le imprese più piccole (con meno possibilità di rotazione del personale e su cui incidono di più le spese fisse dovute all’incremento delle aperture) a favore della grande distribuzione che di fatto ha consolidato la propria posizione nel mercato.

Anche nella grande distribuzione però, oggi, pare che gli effetti delle liberalizzazioni non siano servite a incrementare le vendite, ma semplicemente a spalmare su 7 giorni i numeri che prima si facevano su 5 o 6.

Il costo derivante dall’aumento dell’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento ecc.) è stato scaricato in grandissima parte sui lavoratori (con richieste di riduzione delle maggiorazioni domenicali ecc.) e in parte sui consumatori, in quanto l’incremento dei costi riguarda tutta la filiera che porta il prodotto dalla produzione al banco della vendita.

Valutato che

Le vendite della grande distribuzione non sono aumentate e le crisi aziendali sono cresciute, i piccoli commercianti hanno ricevuto da questa liberalizzazione il colpo di grazia e chiudono definitivamente l’attività; i centri storici vengono abbandonati in favore dei centri commerciali; l’occupazione del settore è diminuita e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici della grande distribuzione sono peggiorate sia in termini salariali che di conciliazione dei tempi di vita; la rincorsa ad aprire anche nelle festività sta svuotando il valore delle ricorrenze laiche e religiose riducendole a momenti di consumismo.

... e carrelli della spesa

Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e ogni giorno della settimana.

Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale:

A chiedere con atto formale ai parlamentari pistoiesi di farsi promotori di iniziative per sollecitare l’approvazione del progetto di legge che disciplina gli orari di apertura degli esercizi commerciali per una modifica del Decreto “Salva Italia” che determini la chiusura nelle giornate festive laiche e religiose che rappresentano i valori fondamentali della nostra storia e della nostra cultura laica e religiosa e ripristini fattivamente la possibilità per gli enti locali e le parti sociali di poter definire la programmazione delle aperture degli esercizi commerciali favorendo la coniugazione dei tempi di vita e di lavoro e tenendo conto delle diverse peculiarità territoriali. Ad aderire come Comune alla Giornata europea per le domeniche libere dal lavoro tramite comunicato stampa ufficiale e partecipazione con delegazione ufficiale alla manifestazione.

A far proposta di un codice comportamentale di autoregolamentazione con Conad-Coop-Esslunga-Lidl-Dico-Panorama in modo da trovare una piattaforma di chiusure condivise sottoscritte volontariamente per almeno nove giorni di festività per il 2016. Proposta avanzata da anni con prospettiva lungimirante dalla Rsu del più grande centro commerciale di Prato per bocca del capo delegazione Fulvio Menaboi.

Andrea Betti

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One thought on “andrea betti. APPELLO A NON FARE LA SPESA ALLA CONAD IL 15 AGOSTO

  1. Bravo Betti! Problema centrato in pieno, ed anche di più. Una sola cosa Le manca. Chiedere, in merito alla questione, il parere del signorino consigliere regionale Massimo Baldi. Sarebbe molto interessante acquisirlo su questo specifico punto. Ma siamo tutti sicuri che tacerà. Come fa sempre quando sarebbe opportuno che parlasse. Al contrario, parla quando sarebbe opportuno che tacesse.
    Piero

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