anniversario. 16 APRILE 1992-16 APRILE 2018, VENTISEI ANNI DI PROVINCIA

Provincia di Prato

PRATO. Sono passati ventisei anni dalla istituzione della provincia di Prato. Lo ricorda bene Roberto Risaliti, ex presidente del comitato provinciale Area Pratese.

“Oggi, 16 Aprile 2018 – scrive — sono passati ben ventisei anni da quel 16 Aprile 1992, e penso che in questo lungo periodo tutti i pratesi si siano resi conto di quanto sia stato importante, per la città e per tutto il territorio, quello storico spartiacque: ante e post Provincia. La città di Prato iniziò infatti da quel giorno il cammino per diventare una città compiuta. È bene ora non disperdere quel tesoro!”.

Così la cronaca di quel giorno come riassunto nelle pagine della storia della Provincia di Rolando Caciolli:

“Sul Palazzo Comunale sventolavano le bandiere del Corteggio Storico e sul Pretorio venne issata la bandiera Italiana come nelle grandi occasioni, e questa lo era.

Anche noi con il Sindaco gli assessori e funzionari scendemmo in piazza e sentimmo il colore delle persone che improvvisavano festosi brindisi con bicchieri di carta. Il tutto si svolse in un quarto d’ora. Alle 12.00 precise suonarono a distesa le campane, le sirene ed i clacson delle auto, per tornare subito dopo al suono più congeniale per Prato: quello dei telai.

Il comitato provinciale area pratese con Martini

In alcune fabbriche il lavoro fu sospeso per 5 minuti, alla scuola Meoni di Villa Fiorita l’assessore Del Vecchio tagliava una grande torta con la scritta Prato Provincia -PO e la data. Alle 12.00 la campanella dell’Istituto Dagomari , su disposizione della Preside Tempestini, suonò con cinque minuti di anticipo per dar modo agli insegnanti ed ai ragazzi di festeggiare.

Fu una giorno indimenticabile ed io c’ero insieme a tutto il Comitato Storico il cui Presidente ed animatore Dott Rolando Caciolli e tutti gli altri membri avevano speso gran parte della loro vita per ottenere tale meta”.

“Dopo decenni di lotta – afferma il presidente del comitato Fabio Nesti — il nostro territorio esce dall’anonimato nazionale ed emerge; Prato finalmente esiste…Prato c’è ….targata PO ! Ricordo ancora le sirene delle fabbriche, i clacson delle auto e le urla di gioia dei pratesi che alle ore 12 di quel giorno salutavano la nascita di Prato capoluogo, decima provincia della Toscana, salutata da Firenze che mollava a noi le briglie del nostro territorio, fino ad allora tirate da altri.

Luci ed ombre hanno caratterizzata questi decenni di Provincia che deve essere considerata a tutt’oggi non un fine ma un mezzo, tramite il quale il nostro territorio è stato arricchito da tutti quei servizi ed uffici che oggi per noi sono vitali: abbiamo un nostro Prefetto, un nostro Questore, nostri comandanti provinciali di forze dell’ordine e molti altri uffici che prima non avevamo.

Fabio Nesti e il gonfalone

Abbiamo statistiche nazionali tutte nostre e possiamo finalmente autorappresentarci a livello nazionale e non per conto terzi. Vi pare poco ?”.

Continua Nesti: “Troppo spesso si guarda alla Provincia come il solo palazzo Banci-Buonamici, la Provincia non è solo un palazzo, non è solo politica. La differenza tra l’essere provincia ed il non esserlo è la differenza che intercorre tra l’esistere ed il non esistere, amava sempre dire Rolando Caciolli, uno dei padri fondatori della nostra autonomia.

Ma fatta la Provincia, andavano e vanno ancora fatti i pratesi, quelli veri, quei cittadini orgogliosi di essere di Prato ed orgogliosi di mostrarlo ! E questa é la battaglia più ardua ! La politica in questo non aiuta, perché spesso si antepongono gli interessi, seppur legittimi, di partito agli interessi della città”.

“ Ecco — conclude Nesti — il mio auspicio: che la politica ritrovi scopo negli interessi esclusivi del territorio, e che i politici perseguano tutti, da destra a sinistra, un solo obiettivo: dare a Prato la medesima dignità di tutte le altre città italiane con lo spirito che io amo chiamare del 1955, anno in cui ufficialmente cominciò la nostra corsa verso la riconquista della perduta autonomia”.

[Andrea Balli]

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