annuntio vobis… GAUDIUM MAGNUM: [non] HABEMUS PAPAM, MA MARCO BAI IN PENSIONE SE NE VA E TRALLERALLALLÉRO TRALLALLÀ!

La verità storica è quella che è e non può cambiarla nessuno, neppure una procura della repubblica. I giornali di regime sono troppo buoni e allineati, come le opposizioni che non vedono niente. Fanno più danno della grandine con le loro lisciate a chi, al contrario, meriterebbe una severa pettinata e con la spazzola di acciaio con cui una tempo si pulivano le candele sporche delle auto

 

Qualcuno ha scritto che il Bai è stato una sorta di ferreo guardasigilli della vigilanza del territorio: vedremo che cosa ha fatto (con il terzetto che lo accompagna spesso e volentieri nei documenti falsi che vengono vergati); che trattamento di giustizia ha riservato al Niccolai, suo “assessorone capelluto”, che a costruire capanne e capannone, di dietro a casa sua, mette un minuto. E poi se scrive un pazzo e taglia netto, gli si dà il tempo di disfare il tetto…

 

CARTE FALSE A GOGO BAI SOTTOSCRISSE

E NESSUN MAI A DOVÉR LO BENEDISSE:

MA LA SATIRA IN FACCIA ’UN GUARDA MAI

E NON POTÉ SFUGGIRLE IL MARCO BAI!

 


 

Il Tirreno lo saluta così. In testa il servizio della Nazione

 

QUARRATA in festa con sindaco Mazzanti che sgrana l’okkióne polifemico e i giornaletti di regime che cantano il magnificat dell’Alessandro Magno che lascia l’impero macedone per godersi la meritata pensione. Bellissimo quadretto di Arcadia all’italiana, che però mi porta in mente una novella del Boccaccio d’accanto a casa nostra: quella di ser Ciappelletto da Prato.

Quel brigante pratese lì godeva solo a farne d’ogni colore: ma alla fine, mentre si confessa per l’estrema unzione, prende per il culo anche il ministro di dio che lo consola e lo descrive alla gente come un grandissimo benefattore e un santo.

Addirittura in suo nome il popolo (bue) dei fedeli è perfino convinto che si verifichino miracoli a sfare. Roba, proprio, da Prato e da “cintola” della madonna…

Ormai, con la pensione di Bai in arrivo, siamo al vespro della domenica. Suonano le campane e si recitano corone e rosari; si fanno prediche sui miracoli, passati, presenti e futuri.

La Nazione e Il Tirreno, concordemente, sostenitori dello status quo (personalmente preferisco gli altri due nipotini: Qua e Qui) e dell’ establishment che in Italia si regge sull’illegalità istituzionale sedimentata, fanno parlare non solo il pensionando, ma il suo protettore, il Gran Maestro di Burràkia, che lo elogia: e ne ha ben donde, dato che con tutte le volte che s’è mostrato in giro senza mascherina, il Bai non l’ha multato mai.

E in effetti il sergente (non delle nevi, di Burràkia) i miracoli li fa. E, se non li fa, li ottiene e parecchi: da chi non lo manda sotto processo per i falsi con cui ha risposto alle mie domande su Lecceto, e che servono (sostenuti e sottoscritti anche da Iuri Gelli, Emanuele Gori, l’architetta Caterina Biagiotti, l’ingegner Andrea Casseri) a tutelare i privilegi indebiti del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi.

Proprio lui che, compulsivamente, ha presentato una trentina (vi par cosa normale?) di querele a fila. Lui, Ctu del tribunale di Pistoia e (punitemi perché oso pensarlo) forse anche già noto, in una maniera o un’altra, al signor Claudio Curreli.

La vicecomandante Michelozzi succederà al Bai: ma speriamo che non operi come lui

Ne ha mai ricevute – mi chiedo – curatele tribunalizie da lui nei più di cento processi per fallimenti truffaldini, ovvero dalla di lui consorte, la dottoressa Nicoletta Curci, che opera in civile, ma anche nel ramo esecuzioni, nella stessa sede tribunalizia del marito e nessun fiata?

A mio modesto parere solo in Unghe…, oh, scusate, in Italia, possono verificarsi circostanze come queste. In una Italia dove basta un solo, barbuto Palamara per tenere per le palle (si capisce la metafora o si va in galera?) la repubblica delle banane.

Notate che, grazie a gente come questa, non si fa la dovuta pulizia chirurgica e invasiva, ripristinando la legalità a colpi di mazzuolo: no. Si rinvia a giudizio uno, come me, che chiede semplicemente l’applicazione della legge a tutela del Montalbano violentato da cinquant’anni di scempi, trucchi, inganni e – forse – corruzione. L’applicazione e il rispetto delle norme edilizie e ambientali che investono anche il versante pubblico della viabilità minimale: cioè delle strade vicinali/interpoderali con annessi e connessi.

Suoniamo le campane, invece! È l’ora del Giubileo. Finalmente il Bai ci dice Bye Bye e se ne va per non tornare mai. Anche se – ripeto e sottoscrivo – né Coletta né Curreli gli hanno fatto barba e peli; e ha dormito nel suo letto per l’inerzia del prefetto. Ma si sa: per viver qui, basta esser del piddì: niùn ti tocca, niùn ti mòve, tanto paga il popol bove.

Lui parla – il sergente Bai – e ci viene a dire che i veri comandanti nascono dai vigili che si formano per strada. Leggete i giornali. In realtà in Ungh…, pardon Italia, i veri comandanti vengono scelti (e prescelti) se a votare sono svelti: e se votano piddì, fan carriera in quattro dì. E anche in quattro di-mensioni: con le spinte e coi calcioni.

Qualcuno ha scritto che il Bai è stato una sorta di ferreo guardasigilli della vigilanza del territorio: vedremo che cosa ha fatto (con il terzetto che lo accompagna spesso e volentieri nei documenti falsi che vengono vergati); che trattamento di giustizia ha riservato al Niccolai, suo “assessorone capelluto”, che a costruire capanne e capannone, di dietro a casa sua, mette un minuto. E poi se scrive un pazzo e taglia netto, gli si dà il tempo di sfare il tetto…

Oliviero, al mare fiero, allevò e diresse il Bai: ora naviga in veliero, prega i santi e teme i guai…

Chiarisco alla procura del signor Tommaso Coletta, che quello che sto dicendo non solo è vero, ma è documentale: e se il Bai va in pensione e senza guai, il peggio in Ungheria non manca mai.

Non si perde battuta per elogiare anche la scuola che il grande Billi (the Kid) – l’Oliviero nazionale, che invoca le madonne contro il male – ha impartito al suo allievo elettricista prestato ai vigili.

Un grand’uomo anche il Billi: lui che, quando prese un suo vigile a scopare in un garage della Piana pratese e col berretto in testa, fece né più né meno che come la procura di Sabbioneta: insabbiò tutto. E non vorrei sbagliarmi, ma credo che ciò accadesse proprio all’epoca della signora Sabrina Sergio Gori.

Ora dite voi, lettori: una sindaca che non si leva il dito dall’orecchio neppure se un suo vigile viene preso a scopare in orario d’ufficio e fuori del territorio comunale e con dietro la pistola d’ordinanza, che non deve uscire dai confini, è una sindaca utile o una sindaca inutile, se non addirittura la più inutile del Comune di Quarrata.

Ma la procura di Coletta, che dà voce al popolo, rinvia a giudizio me, contribuente quarratino preso per il culo, non questa gente che ha coperto più fosse biologiche degli ebrei massacrati in Polonia (è una metafora: si capisce o no?). È possibile accettare un disfacimento morale di questo genere e finire pure con l’applaudire? Siamo al Circo Togni?

Quando era comandante, il Billi addottorava il Bai. Ora che è in pensione sul suo Facebook prega la madonnina che scioglie i nodi. Speriamo proprio che sciolga anche i nodi che lui ha legato ai piedi di mia madre quando favorì i confinanti che hanno dissacrato il Montalbano senza permessi e condoni. Ma non si vergogna?

Personalmente non sono tanto d’accordo: credo, invece, che chi si comporta così, non sia degno neppure di parlare di legalità e di giustizia amministrata in nome del popolo.

Bai si è fatto le ossa per strada? È vero. Ed è per questo che qui, di séguito, vi pubblico il ricordo di una cittadina, madre e lavoratrice, che, per strada, ha vissuto le pene dell’inferno sotto le amorevoli cure del Bai. Fiato alle trombe, dunque:

Non ti ho raccontato di quell’essere *** del Bai. Ero da poco a Quarrata, quando ancora la piazza non era stata ristrutturata e si poteva parcheggiare intorno.

Ero appena rientrata dalla seconda maternità, non c’era ancora la rotonda alla Vergine e nemmeno la variante prima di Bonelle.

Mi svegliavo prestissimo, mio marito piazzava una bimba all’asilo e io una al nido, ma piazzare un bambino non è così semplice: magari piange, magari ha ancora sonno, poi c’era il passaggio a livello, una tragedia perditempo, e poi quelle lunghe file al semaforo della Vergine.

Lì ottimizzavo il tempo per truccarmi e finalmente, dopo interminabili code, riuscivo a raggiungere Quarrata, sempre in fretta, sempre in ritardo, e allora abbandonavo l’auto dove potevo intorno alla piazza con l’intenzione di spostarla il prima possibile, giusto

in tempo per farmi vedere in ufficio e poi correre fuori a spostare il veicolo: magari non erano tempi così brevi.

Dopo la terza multa, andai a pagarla direttamente al comando. Ero infuriata, frustrata, cercavo di far tanto e fallivo sempre, avevo rabbia, ma era indubbiamente colpa mia, non si poteva parcheggiare. Ti confesso che avevo le lacrime agli occhi perché mi sentivo impotente, correvo come una pazza e non arrivavo mai a niente, problemi delle donne che lavorano e che hanno figli… quasi fosse una condanna!

Una mattina, appunto dopo la terza multa, parcheggiai alla rinfusa come sempre, ma, prima di uscire dall’auto, mi cadde un documento dalla borsa e mi chinai per cercare a tentoni la preziosa carta: quanti minuti saranno passati? Io credo nemmeno due.

E mentre mi tiravo su dopo aver rintracciato il prezioso cartellino, vedo il muso del Bai che si insinua sul parabrezza e che alza il tergicristallo per affondare il foglietto rosa…

Billi, Mazzanti e Bai: il trio che non la smette mai!

Non ci ho visto più. Sono uscita dalla macchina come una furia e gliene ho dette di tutti i colori. Ero ancora in macchina e già mi multava. Era possibile essere in sosta per qualche minuto, la legge lo consentiva, ma lui era già lì, gli piaceva vincere facile.

L’ho accusato di tutto: di abuso di potere, di maschilismo, di non so cosa, tanta era la mia rabbia; ho persino urlato che lo avrei denunciato, che era un abominio che non si poteva approfittare: che era lì apposta, mi attendeva per la multa, mi aveva preso di mira.

Dalla mia bocca è uscito di tutto, ma sempre in maniera corretta, pur se a voce alta, perché avrebbe potuto denunciarmi per oltraggio a pubblico ufficiale. Anche nei momenti di ira profonda la mia ragione mi aiuta e mi guida.

Lui rimase di sasso anche perché avevo urlato così forte che tutti i clienti del Bar Moderno vennero fuori. Molti mi conoscevano e non poteva che ammettere che era in difetto, almeno per quella volta, e per le altre ho forti dubbi circa la sua correttezza. Ricacciò il suo foglietto rosa nella tasca della tua divisa e se andò senza proferire parola.

[omissis] Ci siamo sempre guardati in cagnesco. Quando ci siamo incontrati, una delle ultime volte, a Quarrata, la piazza era quella attuale, la mia macchina era un’altra. Mentre si avvicinava alla mia vettura, dall’altro lato del parcheggio io sventolavo il foglietto del parchimetro e mi sono precipitata davanti a lui dicendogli: «Bai ci sono problemi?». Ha dovuto girare le chiappe e se n’è andato.

Dire che era sgradevole è un un eufemismo.

Se tutto questo è vero – come io credo che sia – è vero anche che i comandanti si formano in strada. Pure loro sono artisti di strada. Che scrivono. E molto spesso per rompere i coglioni alla gente.

Bye Bye, Bai!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]

 

Ricordo a tutti, procura compresa, che l’articolo 21 della Costituzione, come osserva Enrico Mentana, è tuttora in vigore. E vale anche per satira e critica.


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