ANSALDOBREDA E L’ACCANIMENTO DI PANSA CHE LA HA PORTATA AL LUMICINO

La miopia della sinistra pistoiese ha impedito all’azienda di riprendere il volo perché ha voluto pensare solo alla parte operaia dimenticando gli investimenti in ingegneria e innovazione
Patrizio La Pietra
Patrizio La Pietra

PISTOIA. Le ultime dichiarazioni di Pansa, anche se non fanno che ripetere gli spietati giudizi su AB già più volte da lui espressi, non mancano di sorprendere perché dimostrano un accanimento verso l’azienda pistoiese-napoletana e soprattutto verso la verità, che non ha giustificazione.

AnsaldoBreda è definita come il cancro che rischia di distruggere l’intera Finmeccanica, quando la storia recente ha evidenziato che ben altri sono i mali che affliggono l’holding guidata da Pansa, mali che forse è stata semmai Finmeccanica ad importare in Breda visto che, come ha ricordato il comunicato della appena eletta RSU della fabbrica pistoiese, con l’UGL che per prima volta ha conquistato un terzo dei seggi, è stata Finmeccanica a trasformare un’azienda, la Breda, che era la quarta potenza mondiale del settore ad arrancare dopo le prime dieci; un’azienda che aveva nell’ingegneria la sua forza, ad essere totalmente dipendente da risorse esterne; un’azienda che invece di investire chiudeva o cedeva stabilimenti gioiello, come quelli di Pozzuoli e Matera, per dovere poi per soddisfare le proprie esigenze produttive cercare soluzioni di fortuna in giro per l’Italia, a Caivano, Piacenza, Verona, Livorno.

Si legge di numerosi tentativi di rilancio falliti e di ormai conclamata incapacità dell’azienda di riprendersi da sola, con Finmeccanica che non ha più risorse da buttare per questa mission impossible. Viene allora da chiedere a Pansa, che appunto è stato al vertice di Finmeccanica in tutti questi anni, quali tentativi? Quali investimenti sono stati fatti? L’unico tentativo serio è stato fatto dal 2005 al 2007. In quel biennio si è visto il tentativo di adeguare le risorse interne alle reali necessità, di investire in ingegneria, di assegnare con rigore i contratti all’indotto ed ai subfornitori.

È forse per questo che dopo solo 2 anni si è di nuovo cambiato il vertice per tornare ai santi vecchi? Da allora i “tentativi di rilancio” sono consistiti solo in cambi della dirigenza, ma senza fornire mezzi adeguati per un vera ripresa. Un’azienda come AB non può rimanere competitiva in un settore di mercato che riguarda sistemi complessi senza investire in ingegneria, in ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti.

La miopia della sinistra pistoiese, prigioniera forse di vecchie sedimentazioni ideologiche, è stata quella di pensare sempre alla Breda, verrebbe da dire “alla San Giorgio”, come allo stabilimento produttivo, ai soli operai come “lavoratori” da tutelare, trascurando il fatto che dovrebbe essere evidente che se viene meno la testa, cioè l’ingegneria e quindi lo sviluppo dei prodotti competitivi, lo stabilimento è destinato a ridursi a mero prestatore d’opera dipendente dalle sole spietate convenienze economiche. Una sola parte delle affermazioni di Pansa va letta positivamente, che non può essere lui a trovare la soluzione: è vero, ha già fatto abbastanza.

[*] – Fdi-Alleanza Nazionale

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